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Postdub
Scritto da joe il 11 Lug 2010

Vex'd1Di Vex’d vi ho già parlato qualche anno fa in occasione del loro brano Angel con un post dal titolo Epicentro. Il duo, composto da Jamie Teasdale e Roly Porter praticamente si è dissolto ma ha lasciato un album postumo, Cloud seed, con i brani composti tra il 2006 e il 2007 ricco di spunti per andare oltre il Dubstep e vedere cosa succede e di cose ne succedono tante in questo album. I paesaggi sonori sono sempre le periferie urbane desolate, notturne e cupe che incutono angoscia o quasi terrore. Le influenze sono più ambient e industrial. Ritmi opprimenti, suoni netti con preziose sfumature. Un album sperimentale ricco di spunti che metterà a frutto qualcun altro o loro stessi con altri progetti differenti da Vex’d. Il brano più maturo, a mio parere, è Heart Space un dub classico dove il carattere di Vex’d si esprime nei dettagli.

Fratelli
Scritto da pim il 04 Lug 2010

E come fai a non parlarne di nuovo? dopo Sinister Kid pesco ancora da Brothers, il favoloso album dei The Black Keys.
E come succede di rado (ricordate i Midlake di qualche mese fa?) facciamo uno strappo alla regola e suggeriamo due pezzi:
Too Afraid To Love You in affascinante versione studio bianco e nero da brividi registrato al Muscle Shoals Sound Studio (quelli di Wilson Pickett, Aretha Franklin e Rolling Stones) e Tighten Up (video ufficiale). La voce di Daniel Auerbach è irresistibile, fatta apposta per questa musica sporca, gracchiante e sensuale.

Puoi ascoltarle qui:
http://www.youtube.com/watch#!v=NnzIrRykilA
http://www.youtube.com/watch#!v=mpaPBCBjSVc

Contaminated Dub
Scritto da joe il 27 Giu 2010

GonjasufiNon sono affascinato dal misticismo e dall’esoterismo. Non sopporto molto neanche gli sballatoni tutti dread e ganja. Tantomeno quelli che vivono isolati ai bordi del deserto del Mojave a caccia di peyote. Queste cose hanno il sapore di un’ortodossia e di una rigidezza lontana da me. Insomma mi sono sorpreso molto quando le mie orecchie mi hanno portato al cospetto di Gonjasufi, un nome repellente che è tutto un programma. Le mie orecchie, vi dicevo, mi hanno condotto fino a lui e ne sono rimasto affascinato perché l’album del maestro di yoga Sumach Valentine, alias Gonjasufi appunto, dal titolo A sufi and a killer, è una delle cose più belle uscite nel 2010. Gonjasufi ha un anima blues ricoperta dai più svariati strati musicali, presi da epoche e da posti diversi. Gongjasufi ha una voce dalle infinite coloriture,  a metà tra Screamin’ Jay Hawkins e Horace Handy ma con la gola abrasa dall’abuso.

Vi propongo, per inizairvi a questa religione, il pezzo più dub dell’album:  Kobwebs,  con una batteria blues/progressive, andamento ripetitivo e rituale, sinuoso come una danza derviscia,  che ricorda le bellissime contaminazioni degli ultimi anni di vita di Nusrat Fathe Ali Khan.

Solo per uomini disordinati
Scritto da pim il 20 Giu 2010

Sembra di entrare in un vecchio laboratorio pieno di strumenti rumorosi, di ferri che sbattono tra di loro, seghe elettriche in movimento perpetuo.
Il ritmo c’è, eccome! ma è difficile capire se è voluto o no, il caos regna sovrano in questa profondissima, nerissima, metropolitana, gospel, soul, funk, punk Sinister Kid dei The Black Keys. Contaminazioni di artigiani non più giovanissimi che amano il loro lavoro e ti fanno entrare nel laboratorio in pieno fermento. Sembrano dieci ma sono solo due, non sbagliano un colpo, hanno una chitarra a forma di spada che tirano fuori quando meno te lo aspetti e ti fa saltare sulla sedia. Musica disordinata per uomini disordinati.

Sinister Kid dei The Black Keys (da Brothers)

http://it.wikipedia.org/wiki/The_Black_Keys

Glissato
Scritto da joe il 12 Giu 2010

GlissatoCosì Mucca, cioè So Cow, è un artista Irlandese che ama girovagare per le strade del mondo, ma ha messo la testa a posto (forse) e ha pubblicato recentemente un omonimo album nel quale ha infilato una serie di amabili brevi canzoncine. Tra queste 4 o 5 veramente buone.
Se prendete un po’ di folk, di Punk, di low-fi, di scanzonatezza, di Elvis Costello primissima maniera, di Billy Brag, miscelate il tutto, poppizzate per almeno 10 minuti, rivedete e correggete, aggiornandolo ai nostri giorni, ecco che otterrete SoCow.
Il brano iniziale, Casablanca, ha sicuramente il sapore di un singolo, lo potete trovare su YouTube facilmente. Purtroppo non sono riuscito a trovare invece il brevissimo brano che piace a me più di tutti gli altri, cantato in coreano: Ja Ju Ah Pa Yo. In questo brano c’è un sapientissimo uso del glissato che non è facile trovare in ambito pop. E’ un particolare effetto musicale che si può ottenere solo con alcuni strumenti musicali o con la voce. Praticamente il passaggio graduale da una nota ad un’altra. C’avete presente l’attacco con il clarinetto di Rhapsody in blue di Gershwin? Ecco quello è un glissato. Ja Ju Ah Pa Yo è veloce, allegra, malinconica, strana e originale: un perfetto viatico per questa estate.

Sogni perduti durante notti insonni
Scritto da pim il 30 Mag 2010

CeresAnche noi abbiamo i nostri Tom Waits, le nostre chitarre sbilenche, le notti senza fondo che non portano a niente. Da Caserta con furore, Riccardo Ceres sbarca con un blues tarantellato fatto di sogni perduti durante notti insonni, di fantasmi cavalcati e di caffè nero.
Anche noi abbiamo un vocione che insegue una fisarmonica in locali piccoli e senza luce e ci dice (lo sapevate?) che ragionando non si può parlare d’amore.
E’ un’occasione come un’altra per giocare a dadi con i pensieri e con noi stessi. Perchè l’occasione crea dei sogni però a volte sono sbagliati.

Riccardo Ceres – Il Sonno ( da “Riccardo Ceres in James Kunisada Carpante”).
La puoi ascoltare su MySpace (http://www.myspace.com/rceres)

Signorina ci svegliamo, lo prendiamo sto caffè. Stete nera? Bevete nero che la soluzione c’è e lo zucchero vi riempie, e poi non capite niente, come al letto con il diavolo come fosse un filtro magico, che v’ho messo tra le dita giusto in men che se ne dica e non ve ne siete accorta di portarvelo alla bocca che Leonardo di pingeva diciassette volte al giono, vi ho guardato come un cieco e voi abbandonata al sonno. E v’ho vista, dormivate, abbracciata dall’estate e le nuovole, lì attorno, serbar luce al nuovo giorno eravate notte fresca che mi coccolava il cuore troppo in ansia per la fretta di lasciare la ragione la ragione la lasciamo a chi vuole ragionare :” Brigadiè, ragionando non si può parlar l’amore.” E di nuovo signorina che ne dite ci svegliamo sulla tenda spinge il giorno evoi abbandonata al sonno. Vizzie muzzeche capate vas’ belll’ svulinate vocca e mare voccaa bella ‘pe stu marenaro e stelle stelle e cielo stelle e terra’ pe abballà sta tarantella nnammurata sguajatella, ‘pe vuje che site a cchiù bella Signorina lo sapevo che si freddava il caffè pure tanto abbiamo fatto per non fare si che è e la mente lo diceva che la tratteneva il cuore pulcinella mio dell’anima m’ha fregato all’occasione l’occasione crea dei sogni però a volte sò sbagliati sulla pietra detta mondo, pure i sogni controllati. ” Miei sigori dela corte sono pronyo per la gogna. So fetente sò carogna, preerisco sogni e sonno.” Vizzie muzzeche capate vas’ belll’ svulinate vocca e mare vocca bella ‘pe stu marenaro e stelle stelle e cielo stelle e terra’ pe abballà sta tarantella nnammurata sguajatella, ‘pe vuje che site a cchiù bella Vizzie muzzeche capate, uè maronna e che capate da lu suonn’ site asciuta parevate appena nata secuta luna, secuta o’ sole, ‘pe chi vole ffa l’ammore ‘che pensiere e che’ virtù pò’ nun ve veriette chiù.

cuore/ragazzino
Scritto da joe il 25 Mag 2010

dente_2Di Giuseppe Peveri, in arte Dente, abbiamo già parlato in occasione del terzo compleanno di QCS. Avevo scelto, per quella occasione, una canzone consona all’evento. Ma permettetemi di segnalarvi altro ancora dal suo ultimo ottimo album L’amore non è bello. La scelta è difficile perché le canzoni degne di nota sono molte. Opero una scelta a contrasto, rispetto all’altro brano, rispetto all’intero album. Buon appetito è un brano di rabbia (ho messo le mani in tasca e ho sputato sulla tavola: buon appetito amore mio), del distacco, del lutto, descrive la fine di un amore ma nel momento in cui si è ancora innamorati. Descrive quel momento in cui con uno scatto di orgoglio si trova, solo momentaneamente, il coraggio di disprezzare invece si vorrebbe ancora stare lì e sapere (quando fai la spesa cosa comperi…….) e ci si fa coraggio solo insieme agli altri (vorrei non sapere più neanche dove abiti). Forse il coro finale non ha un significato solo formale, ma urlare/cantare insieme agli altri è liberatorio.

Nonostante il tema grave, il tono generale della canzone, come un po’ di tutto l’album, è lieve, come di un ragazzino che se ne va passeggiando per la città canticchiando ritornelli tra se per farsi compagnia. Forse la leggerezza è la particolarità più preziosa dell’album: l’amore non è bello, ma il cuore/ragazzino ci permette di viverlo lo stesso senza farci paralizzare, senza scadere in sdolcinatezze stucchevoli, in disperati abissi, in rabbie catastrofiche. Tutto è lieve, dolce, malinconico, poetico. L’amore non è bello ma questo disco sì.

Radici
Scritto da joe il 09 Mag 2010

Un pezzo punk oggi nTheHorrorson può certo colpirci per l’originalità, il genere non lascia spazio per questo. Tuttavia anche a distanza di decenni è possibile apprezzarlo se ne coglie lo spirito, un buon pezzo punk ti prende al primo ascolto e scende giù dritto fino ad arrivare alle viscere e ti viene subito voglia di riascoltarlo. The Horrors vengono da Londra, con il loro ultimo album ,Primary colours, hanno dimostrato di saper fare un album che ripesca sonorità punk/new waves senza che il tutto risulti retrò o trito e ritrito. Vi propongo in questo post, New ice age.  il brano più punk dell’intero album ed è il pezzo che a me piace di più. Di quella gloriosa era c’è l’essenza, l’immediatezza, la velocità, l’urgenza, il disagio e la disperazione trasformata in arte. Diciamo che in questo brano tutto concorre molto efficacemente a questo risultato; in più ci sono un’atmosfera particolarmente cupa e un pizzico di shoegaze ad impreziosire.

Rotture
Scritto da pim il 02 Mag 2010

«La musica “classica” mi fa furiosamente incazzare, la musica “contemporanea” mi innervosisce e dopo picchio i bambini che non ho, il jazz mi fa venire i brufoli, l’etno e il folk scatenano in me ondate di razzismo fanatico che Borghezio mi fa ridere, la musica leggera mi diverte una volta su un milione… Quando metto un disco nel lettore, è sempre un disco che puzza di elettricità, è più forte di me»
Questa la dichiarazione di Giorgio Canali (ex CCCP, ex CSI, ex PGR, ex tutto e ora Rossofuoco) durante una pacata intervista del 2007. Prendete o lasciate, Signori. Questo è un Cantautore  vecchio stile che dà lezioni a chi crede che per essere cantautori basta cantare “ti amo” su  noiosi pezzi di due accordi in sola chitarra.
E’ rottura come rottura (disperata, meravigliosa) è Luci della Centrale Elettrica (da lui prodotto), si respira aria di  viaggio, di amore e di esercizi di stile che scorrono nelle vene in questo Messico senza le nuvole di Paolo Conte.
E allora si ascolta e si riascolta e ci sorprende quando ripensa alle due o tre cose  che lo fanno stare meglio: morirgli fra le labbra, un sorriso al risveglio.
Giorgio Canali e Rossofuoco – Nuvole senza Messico (da Nostra Signora della Dinamite)

http://it.wikipedia.org/wiki/Giorgio_Canali

Umanità elettronica
Scritto da joe il 25 Apr 2010

Led er estOggi voglio presentarvi un un gruppo di Brooklyn che sarà in giro in questi giorni in Italia a Milano, Roma e Napoli.

Si tratta dei Led Er Est un trio che ha fatto uscire il loro primo CD Dust on common per la Wierd, etichetta caratterizzata per le produzioni di elettronica minimale, un genere derivante dalla house e dalla tecno, generalmente strumentale, dalle atmosfere cupe, che rinuncia spesso alla melodia a favore di ritmi ipnotici inducenti ipnagogismo. I Led Er Est sono un esperimento per la stessa elitaria Wierd in quanto, sebbene l’atmosfera complessiva del loro album sia abbastanza cupa, l’effetto non è freddo, la maggiorparte dei brani sono cantati e si colorano di umanità pop. Infine, a differenza di quanto si potrebbe credere, non usano strumentazione digitale. Ascoltatevi la deliziosa Scissors e scoprirete che l’utilizzo di strumentazioni analogiche per produrre suoni elettronici è un’operazione di puro modernariato che ci riporta a certe sonorità anni ottanta, tipo Depeche Mode. Anche allora si parlava di musica elettronica ma questa era suonata senza computer. Forse i Led Er est ci vogliono far riflettere proprio sul fatto che la musica elettronica sia nata prima del massiccio utilizzo dei computer in musica.

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