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Lasciate che i detriti di questo anno deteriorato si trasformino in qualcosa di luminoso e creativo. Che le peggiori cose che vi siano capitate non siano servite a togliervi la forza ma a darvi ritmo ed energia creativa. Ascoltate insieme a me House Jam dei Gang Gang Dance per 5 minuti di festa, chiudete gli occhi, alzatevi dal computer e lasciatevi andare in una danza sciolta. Lasciate cadere a terra tutte le tensioni e liberatevi. Agitate la testa e le braccia al ritmo regolare quasi lento ma un po’ sghembo. Lasciate uscire la forza dal vostro stomaco facendovi accompagnare dalla voce cristallina. Girellate tutt’intorno come dervisci pagani accompagnati dalle note alte di queste chitarre. Se volete raddoppiare la dose mandandate indietro il pezzo e ricaricatevi ancora una volta. Abbandonate per un momento tutte le cose tristi che avete visto e ascoltato, i bocconi amari e i pugni allo stomaco ricevuti. Auguro a tutti un anno nel quale non si ceda all’indifferenza, un anno in cui possiate ancora vergognarvi, indignarvi, arrabbiarvi, gioire, ridere, esultare, piangere, appassionarvi, giocare.
L’album da cui è tratto il pezzo è Saint Dymphna
Versione dal vivo :
Ghiaccio che l’ultima volta era più blu del solito. Ghiaccio come certi occhi visti sotto gli ombrelli. Ghiaccio come tutte le cose che potei dire e non dissi. Galleggia e si muove, galleggia e si muove. Sotto la pioggia d’oro del Mount Keinath trovai ciò che cercavo. Entra dentro, non lo togli, non basta più il Sole. Lo incontri di nuovo e sai che ti sta aspettando, il freddo è una sensazione, il bianco una forma del pensiero. Silenzio e deserto, cammina fino in fondo a questo sentiero, troverai ciò che cercavi. Cammina fino in fondo al bianco, vedrai ciò che sentivi.
Aarktica – I am (The Ice) – (da In Sea)
Collegamenti http://www.aarktica.net/ http://www.myspace.com/aarktica http://en.wikipedia.org/wiki/Aarktica
Voglio condividere con voi la gioia di vivere che ci trasmettono i Wild Beasts con We still got the taste dancing on our tongues. Ritmi cavalcanti, una grande melodia in un turbinio di brevi moduli di suono che baluginano tutto intorno, tutto vibra, i corpi si sciolgono via via in una danza sinuosa, tutto vibra, colori si stagliano in vampate violente, i contorni dei corpi nudi emanano energia, tutto si muove, tutto scorre, tutto è fluido. Ci lasciamo andare sempre più nella danza fino a fluire in quello che ci circonda, in tutti gli altri che si muovono all’unisono e che sentono le stesse cose nostre. I suoni, i canti, i ritmi, i nostri corpi che si toccano, il nostro spirito e il nostro sesso, i colori e la luce sono una sola cosa. Una sola cosa con tutto il resto.
questa è la migliore pop-band del momento, l’album è sempre Two Dancers
Ascoltala qui
Secondo album dell’attrice cantante Charlotte Gainsbourg, figlia di Serge e Jane. Dopo il bellissimo 5:55 di qualche anno fa, ecco IRM l’acronimo francese di MRI, la risonanza magnetica a cui la Gainsbourg si è sottoposta più volte negli ultimi tempi per una emorragia cerebrale dopo un incidente di sci acquatico. Questa volta la musica (e l’impronta digitale) è di Beck. E si sente bene in Heaven Can Wait in cui i due duettano meravigliosamente in un video tutto da gustare diretto dal regista Keith Schofield. Gran bel pezzo.
Dopo 4 anni di silenzio è tornata a farsi sentire Maisie la band più pazza del panorama italiano. Quattro anni di attesa per dare alla luce un’opera mastodontica: doppio CD, Balera metropolitana, 44 brani e più di 2 ore di musica (disadattamento e Autolesionismo?). Il tutto assolutamente contrario alle tendenze di spezzettamento attuali e anche in antitesi con QCS che propone singoli brani. Balera metropolitana è un lucido, disincantato sguardo curioso e introspettivo sul mondo e sulla fauna che lo popola. Sguardo pieno di sarcasmo, ironia, cinismo. E’ impossibile scegliere un brano rappresentativo dell’album in quanto questo è una meravigliosa accozzaglia di stili musicali molto diversi l’uno dall’altro. In Balera metropolitana ci sono brani più immediati e pop e altri che invece si apprezzano col tempo. Però ci vuole proprio molto tempo vista la durata. Qui non possiamo che proporvi la title track “Balera metropolitana” non perché compendio di un’opera incompendiabile, ma perchè forse è il brano più orecchiabile e quindi più in linea con QCS che è palesemente pop, effimero, veloce, non pretenzioso. Il brano in questione è una tecnokitsch domenicale, con sospensione casareccia e finale tragico nazional-popolare. Il non-sense e il divertimento dominano. E’ bizzarro anche il colorato video con effetti home-made in cui Cinzia che balla e saltella è deliziosa.
Se fossero di Manchester o Chicago sarebbero nei primi posti delle classifiche mondiali. Invece The Styles vengono dalla Brianza, fanno un pop-punk a ritmi serrati e dicono cose (di solito in inglese) divertenti e coraggiose in questi tempi bui di veline, di lustrini, di apparenze e di ignoranze. “Io non sono new school, io sono newrante” e poi “niente occhiali da sole per farmi distante” e poi ancora “non ho il ciuffo da fighetto, non ho il papi importante, non mi vesto da coglione perché siete già in tanti” e via andare. L’eredità musicale del cantautorato di protesta è stata raccolta, piaccia o no, anche da gruppi come questo. Quello che un tempo cantava Guccini “contro” viene ripreso da gruppi alternativi che si rivolgono direttamente al mondo giovanile con ironia (materia quasi sconosciuta oggi), leggerezza o rabbia. Dicono più canzoni come questa o gli album di Vasco Brondi che cento comizi dei nostri politici.
The Styles “Newrante”
Collegamenti: http://it.wikipedia.org/wiki/The_Styles http://www.myspace.com/thestylessuck
Che bello scrivere in questa nuova cornice tutta colorata! Che dire poi della nuvola dei tag: così colorata non l’ho vista in nessun blog. Grazie Pim, per tutto questo. Che dite vi piace la nuova veste di QCS? A me sì, ma sono parte in causa, aspetto le vostre impressioni.
Ok ma andiamo al sodo. Oggi vorrei parlarvi, ma soprattutto farvi ascoltare, un brano degli Editors: Briks and mortar, dal loro ultimo album In this light and on this evenings (bellissimo titolo).
Gli Editors incidono per una major e questo si sente: in tutti i brani del disco non c’è una minima deviazione, una minima bizzarria, tutto è molto professionale e scorre via liscio come l’olio e dentro la righe. Come dire: it’s just Rock ‘n Roll. Tuttavia le canzoni del disco sono compatte e potenti come devono essere delle belle canzoni pop. Il singolo che ha preceduto l’album è Papillon, mi ricorda quei pezzi che noi rokkettari utilizzavamo per ballare alle feste qualche decennio fa. Invece la mia preferita e Bricks and mortar, dal ritmo meno enfatico e dal sapore vagamente impegnato (vedi testo qui in basso). L’augurio finale me lo prendo un po’ per me poi lo giro a tutti voi. “I hope life is good for you aaaaaaaaaaaah”
No one understands, the way you found your God, there’s a bullet in your hands, Give a dog a bone, feed him for the day, and teach him how to killand, I am the posted fence, I am the city wall, stealing pounds and pence from you all. Still no one understands, the way you found yourGod, there’s a bullet in your hands.
Pour salt water on the wound, pour salt water on the wound, this home is more than Bricks and Mortar, pour salt water on the wound.
When the boys told you, you have the arms of a soldier, those arms will never hold her again. It’s just like I told you, when the boys told you, he’s gonna be a soldier forme!
I hope life is good for you. I hope life is good foryou. Now I hope life is good for you, I hope life is good for you aaaaaaaaaaaah. I hope life, I hope life, Now I hope life.
Odori da ristorante di sagra paesana, i tempi lenti di una vita che scorre in modo trascinante. Arriva musica da una piazza poco lontana, il sole sta tramontando e l’odore delle castagne arrosto ti avvolge come non ti aveva mai avvolto. Alzi gli occhi verso il palco e ascolti una band presentata come londinese-campagnola-folk’n'roll. I suonatori resteranno sul palco finchè la sagra non chiuderà e la sagra non chiuderà finchè i suonatori resteranno sul palco. Quello che senti e quello che vorresti d’un tratto sono la stessa cosa.
Mumford & Sons – Little Lion Man (da Sigh No More)
Scusatemi, mi sono preso qualche giorno di pausa. Ma tra le cose carine da ritrovare tornando a casa ci sono sicuramente questi miei messaggi nelle bottiglie. Bentrovati dunque! Questa settimana vi propongo e vi faccio ascoltare quella che, a mio parere, è la più bella canzone di una band inglese al secondo album. This is our lot dall’album Two dancers dei Wild Beasts. Le bestioline in questione costruiscono perfette melodie pop su intrecci di chitarre poliritmiche che poggiano su una batteria la cui funzione è inusuale. L’uso del falsetto può infastidire al primo ascolto ma vi prego di andare avanti per farvi catturare da questo brano che, come molte cose che mi piacciono, è ricco e generoso di idee e di spunti. A dispetto del ritmo complessivo, il tono della canzone è nostalgico ed è con questa canzone che mi sento di celebrare i morti. Quelli che veramente sono morti ma anche tutte le persone della nostra vita che abbiamo perso perché se ne sono andate o perché ce ne siamo andati noi.
la puoi ascoltare qui
Versione dal vivo
Ancora i sogni e i paesaggi sconfinati dei Port Royal, una delle migliori band italiane (di sempre). Il tocco magico e le emozioni suscitate dall’ascolto della loro musica sono una costante sin dai primi lavori del gruppo. Il mezzo è un’elettronica spesso oscura o evocativa fatta di cambi ritmici, incursioni techno-ballabili, liquide malinconie, melodie eteree, voci fuori campo. A tre anni di distanza da Afraid To Dance (ne abbiamo già scritto qui) il nuovo album Dying in Time conferma la qualità di un suono uscito da tempo dai confini nazionali. Difficile scegliere un pezzo, consiglio Exhausted Muse\Europe, 9 minuti di pace squassata da cupe accelerazioni ritmiche sintetiche. Se preferite qualcosa di più danzereccio potete ascoltarvi Nights in Kiev (lo trovate su MySpace).
Da ascoltare prima del sogno.
http://www.quellochesento.it/2007/10/paesaggi-spaesati/ http://www.myspace.com/uptheroyals http://www.port-royal.it/