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Umanità elettronica
Scritto da joe il 25 Apr 2010

Led er estOggi voglio presentarvi un un gruppo di Brooklyn che sarà in giro in questi giorni in Italia a Milano, Roma e Napoli.

Si tratta dei Led Er Est un trio che ha fatto uscire il loro primo CD Dust on common per la Wierd, etichetta caratterizzata per le produzioni di elettronica minimale, un genere derivante dalla house e dalla tecno, generalmente strumentale, dalle atmosfere cupe, che rinuncia spesso alla melodia a favore di ritmi ipnotici inducenti ipnagogismo. I Led Er Est sono un esperimento per la stessa elitaria Wierd in quanto, sebbene l’atmosfera complessiva del loro album sia abbastanza cupa, l’effetto non è freddo, la maggiorparte dei brani sono cantati e si colorano di umanità pop. Infine, a differenza di quanto si potrebbe credere, non usano strumentazione digitale. Ascoltatevi la deliziosa Scissors e scoprirete che l’utilizzo di strumentazioni analogiche per produrre suoni elettronici è un’operazione di puro modernariato che ci riporta a certe sonorità anni ottanta, tipo Depeche Mode. Anche allora si parlava di musica elettronica ma questa era suonata senza computer. Forse i Led Er est ci vogliono far riflettere proprio sul fatto che la musica elettronica sia nata prima del massiccio utilizzo dei computer in musica.

Lo psicanalista
Scritto da pim il 18 Apr 2010

Sono seduto sul lettino di uno psicanalista antipatico, un freudiano frustrato che fa domande frustranti. Vuole ipnotizzarmi e lo vuol fare con la musica.
Tentativi falliti, poi mette su il nuovo dei Massive Attack, alzo la testa lo guardo e gli dico che non ci riuscirà mai. Arriva questa Splitting The Atom, questa base elettronica sporca, questo ritmo viaggiante, lo guardo ancora e gli dico che potrebbe cantarla anche Leonard Cohen.
Chiudo gli occhi. Comincio a parlare lentamente di nubi, di fuochi, di pezzi di vetro, di cose che fanno male e di cose che fanno bene, di inutili tramonti in riva al mare, di secchi in cui mettere la testa, di libri bruciati, del suono di un sax nel cuore della notte. Lo psicanalista freudiano non capisce ma non importa. Lui ascolterà finchè avrò qualcosa da dire e io parlerò finchè ascolterò questa musica.

Massive Attack – Splitting The Atom (featuring Robert del Naja, Grant Marshall, Horace Andy) (da Heligoland)

Prendere una decisione con un bacio
Scritto da joe il 11 Apr 2010

ScreenShot002E’ ancora una volta Brooklyn a partorire cose interessanti, è ancora una volta la Warp Records a portare alla luce cose preziose come Veckitimest, l’ultimo bellissimo album dei Grizzly Bear. La mia traccia preferita è Ready, Able, questa è una ballata pop che ha il ritmo di un respiro dove le sonorità sono piene, generose e vibranti, l’intreccio sembra semplice perché c’è una batteria e una chitarra elettrica entrambi molto classiche e preponderanti, ma ad ascoltare bene il pezzo, si scopre un tappeto complesso di suoni dove fanno capolino anche degli archi di un’orchestra sapientemente dosata. Il testo suggerisce vagamente la colpa per un tradimento o qualcosa dal quale difficilmente si può tornare indietro, ma tutta l’operazione penso sia volutamente inintellegibile. Non ci aiuta neanche il bellissimo video che ci rende visibile un microcosmo immaginato sotto i fili d’erba, penso io , della disabitata isola di Veckitimes, al largo del Massachusset, con creature di plastilina psichedelica, donne che danno in pasto omini ai loro iguana/animali-domestici ricavandone effetti lisergici e astronavi di cristallo che ci assorbono portandoci via dalla foresta popolata dagli stessi Grezzly Bear di palstilina che restano lì a catare per gli strani esseri che la popolano.

Ready, Able
I’m gonna take a stab at this
Surely we’ll be alright
Make a decision with a kiss
Maybe I have frostbite
And when I shuffled on back home
I made sure all my tracks in the snow were gone
Tissue and bone it was a tryst
This isn’t a gunfight
Checking it off of my list
Unable to write
Five years, countless months and a loan

Hope I’m ready, able to make my own, good home

They go we go, I want you to know, what I did I did,
They go we go, I want you to know, what I did I did.

They go we go, I want you to know, what I did I did,
They go we go, I want you to know, what I did I did.

They go we go, I want you to know, what I did I did,
They go we go, I want you to know, what I did I did.

Fuga da un mondo impossibile
Scritto da pim il 04 Apr 2010

E’ la storia di un bambino che assistette all’uccisione del padre durante una sollevazione popolare, vide un film western nel quale un cowboy suonava una chitarra, se ne costruì una tutta sua con pezzi di fortuna, e fuggì.
Ancora una fuga. Quella di un gruppo di tuareg del Mali che amarono così tanto la loro musica, ascoltarono dischi blues e rock rimediati chissà dove, si costruirono chitarre, si guardarono intorno e videro deserto, armi, fame e sangue.
E non potevano che chiamarsi Tinariwen (dal Tamashek: “deserti”, plurale di Ténéré). Esiliati, scapparono inseguiti poi tornarono sempre armati delle loro chitarre e del loro modo di combattere, dall’Algeria alla Libia suonarono nei campi di addestramento dell’esercito, profughi di un mondo impossibile da capire e difficile da cantare.
Come bagaglio di viaggio ferite umane e personali e una gran voglia di raccontare, miscelare, condividere, ballare, costruire, colorare, riempire vuoti.
Tinariwen – Lulla (da “Imidiwan: Companions”)

http://www.tinariwen.com/
http://www.myspace.com/tinariwen

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