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Anche noi abbiamo i nostri Tom Waits, le nostre chitarre sbilenche, le notti senza fondo che non portano a niente. Da Caserta con furore, Riccardo Ceres sbarca con un blues tarantellato fatto di sogni perduti durante notti insonni, di fantasmi cavalcati e di caffè nero. Anche noi abbiamo un vocione che insegue una fisarmonica in locali piccoli e senza luce e ci dice (lo sapevate?) che ragionando non si può parlare d’amore. E’ un’occasione come un’altra per giocare a dadi con i pensieri e con noi stessi. Perchè l’occasione crea dei sogni però a volte sono sbagliati.
Riccardo Ceres – Il Sonno ( da “Riccardo Ceres in James Kunisada Carpante”). La puoi ascoltare su MySpace (http://www.myspace.com/rceres)
Signorina ci svegliamo, lo prendiamo sto caffè. Stete nera? Bevete nero che la soluzione c’è e lo zucchero vi riempie, e poi non capite niente, come al letto con il diavolo come fosse un filtro magico, che v’ho messo tra le dita giusto in men che se ne dica e non ve ne siete accorta di portarvelo alla bocca che Leonardo di pingeva diciassette volte al giono, vi ho guardato come un cieco e voi abbandonata al sonno. E v’ho vista, dormivate, abbracciata dall’estate e le nuovole, lì attorno, serbar luce al nuovo giorno eravate notte fresca che mi coccolava il cuore troppo in ansia per la fretta di lasciare la ragione la ragione la lasciamo a chi vuole ragionare :” Brigadiè, ragionando non si può parlar l’amore.” E di nuovo signorina che ne dite ci svegliamo sulla tenda spinge il giorno evoi abbandonata al sonno. Vizzie muzzeche capate vas’ belll’ svulinate vocca e mare voccaa bella ‘pe stu marenaro e stelle stelle e cielo stelle e terra’ pe abballà sta tarantella nnammurata sguajatella, ‘pe vuje che site a cchiù bella Signorina lo sapevo che si freddava il caffè pure tanto abbiamo fatto per non fare si che è e la mente lo diceva che la tratteneva il cuore pulcinella mio dell’anima m’ha fregato all’occasione l’occasione crea dei sogni però a volte sò sbagliati sulla pietra detta mondo, pure i sogni controllati. ” Miei sigori dela corte sono pronyo per la gogna. So fetente sò carogna, preerisco sogni e sonno.” Vizzie muzzeche capate vas’ belll’ svulinate vocca e mare vocca bella ‘pe stu marenaro e stelle stelle e cielo stelle e terra’ pe abballà sta tarantella nnammurata sguajatella, ‘pe vuje che site a cchiù bella Vizzie muzzeche capate, uè maronna e che capate da lu suonn’ site asciuta parevate appena nata secuta luna, secuta o’ sole, ‘pe chi vole ffa l’ammore ‘che pensiere e che’ virtù pò’ nun ve veriette chiù.
Di Giuseppe Peveri, in arte Dente, abbiamo già parlato in occasione del terzo compleanno di QCS. Avevo scelto, per quella occasione, una canzone consona all’evento. Ma permettetemi di segnalarvi altro ancora dal suo ultimo ottimo album L’amore non è bello. La scelta è difficile perché le canzoni degne di nota sono molte. Opero una scelta a contrasto, rispetto all’altro brano, rispetto all’intero album. Buon appetito è un brano di rabbia (ho messo le mani in tasca e ho sputato sulla tavola: buon appetito amore mio), del distacco, del lutto, descrive la fine di un amore ma nel momento in cui si è ancora innamorati. Descrive quel momento in cui con uno scatto di orgoglio si trova, solo momentaneamente, il coraggio di disprezzare invece si vorrebbe ancora stare lì e sapere (quando fai la spesa cosa comperi…….) e ci si fa coraggio solo insieme agli altri (vorrei non sapere più neanche dove abiti). Forse il coro finale non ha un significato solo formale, ma urlare/cantare insieme agli altri è liberatorio.
Nonostante il tema grave, il tono generale della canzone, come un po’ di tutto l’album, è lieve, come di un ragazzino che se ne va passeggiando per la città canticchiando ritornelli tra se per farsi compagnia. Forse la leggerezza è la particolarità più preziosa dell’album: l’amore non è bello, ma il cuore/ragazzino ci permette di viverlo lo stesso senza farci paralizzare, senza scadere in sdolcinatezze stucchevoli, in disperati abissi, in rabbie catastrofiche. Tutto è lieve, dolce, malinconico, poetico. L’amore non è bello ma questo disco sì.
Un pezzo punk oggi non può certo colpirci per l’originalità, il genere non lascia spazio per questo. Tuttavia anche a distanza di decenni è possibile apprezzarlo se ne coglie lo spirito, un buon pezzo punk ti prende al primo ascolto e scende giù dritto fino ad arrivare alle viscere e ti viene subito voglia di riascoltarlo. The Horrors vengono da Londra, con il loro ultimo album ,Primary colours, hanno dimostrato di saper fare un album che ripesca sonorità punk/new waves senza che il tutto risulti retrò o trito e ritrito. Vi propongo in questo post, New ice age. il brano più punk dell’intero album ed è il pezzo che a me piace di più. Di quella gloriosa era c’è l’essenza, l’immediatezza, la velocità, l’urgenza, il disagio e la disperazione trasformata in arte. Diciamo che in questo brano tutto concorre molto efficacemente a questo risultato; in più ci sono un’atmosfera particolarmente cupa e un pizzico di shoegaze ad impreziosire.
«La musica “classica” mi fa furiosamente incazzare, la musica “contemporanea” mi innervosisce e dopo picchio i bambini che non ho, il jazz mi fa venire i brufoli, l’etno e il folk scatenano in me ondate di razzismo fanatico che Borghezio mi fa ridere, la musica leggera mi diverte una volta su un milione… Quando metto un disco nel lettore, è sempre un disco che puzza di elettricità, è più forte di me» Questa la dichiarazione di Giorgio Canali (ex CCCP, ex CSI, ex PGR, ex tutto e ora Rossofuoco) durante una pacata intervista del 2007. Prendete o lasciate, Signori. Questo è un Cantautore vecchio stile che dà lezioni a chi crede che per essere cantautori basta cantare “ti amo” su noiosi pezzi di due accordi in sola chitarra. E’ rottura come rottura (disperata, meravigliosa) è Luci della Centrale Elettrica (da lui prodotto), si respira aria di viaggio, di amore e di esercizi di stile che scorrono nelle vene in questo Messico senza le nuvole di Paolo Conte. E allora si ascolta e si riascolta e ci sorprende quando ripensa alle due o tre cose che lo fanno stare meglio: morirgli fra le labbra, un sorriso al risveglio. Giorgio Canali e Rossofuoco – Nuvole senza Messico (da Nostra Signora della Dinamite)
http://it.wikipedia.org/wiki/Giorgio_Canali