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Postdub
Scritto da joe il 11 Lug 2010

Vex'd1Di Vex’d vi ho già parlato qualche anno fa in occasione del loro brano Angel con un post dal titolo Epicentro. Il duo, composto da Jamie Teasdale e Roly Porter praticamente si è dissolto ma ha lasciato un album postumo, Cloud seed, con i brani composti tra il 2006 e il 2007 ricco di spunti per andare oltre il Dubstep e vedere cosa succede e di cose ne succedono tante in questo album. I paesaggi sonori sono sempre le periferie urbane desolate, notturne e cupe che incutono angoscia o quasi terrore. Le influenze sono più ambient e industrial. Ritmi opprimenti, suoni netti con preziose sfumature. Un album sperimentale ricco di spunti che metterà a frutto qualcun altro o loro stessi con altri progetti differenti da Vex’d. Il brano più maturo, a mio parere, è Heart Space un dub classico dove il carattere di Vex’d si esprime nei dettagli.

Poesia inutile in forma di ghiaccio
Scritto da pim il 20 Dic 2009

Ghiaccio che l’ultima volta era più blu del solito. Ghiaccio come certi occhi visti sotto gli ombrelli. Ghiaccio come tutte le cose che potei dire e non dissi. Galleggia e si muove, galleggia e si muove. Sotto la pioggia d’oro del Mount Keinath trovai ciò che cercavo. Entra dentro, non lo togli, non basta più il Sole. Lo incontri di nuovo e sai che ti sta aspettando, il freddo è una sensazione, il bianco una forma del pensiero. Silenzio e deserto, cammina fino in fondo a questo sentiero, troverai ciò che cercavi.  Cammina fino in fondo al bianco, vedrai ciò che sentivi.

Aarktica – I am (The Ice) – (da In Sea)

Collegamenti
http://www.aarktica.net/
http://www.myspace.com/aarktica
http://en.wikipedia.org/wiki/Aarktica

Prima del sogno
Scritto da pim il 18 Ott 2009

portroyal2

Ancora i sogni e i paesaggi sconfinati dei Port Royal, una delle migliori band italiane (di sempre). Il tocco magico e le emozioni suscitate dall’ascolto della loro musica sono una costante sin dai primi lavori del gruppo.
Il mezzo è un’elettronica spesso oscura o evocativa fatta di cambi ritmici, incursioni techno-ballabili, liquide malinconie, melodie eteree, voci fuori campo.  A tre anni di distanza da Afraid To Dance (ne abbiamo già scritto qui) il nuovo album Dying in Time conferma la qualità di un suono uscito da tempo dai confini nazionali.
Difficile scegliere un pezzo, consiglio Exhausted Muse\Europe, 9 minuti di pace squassata da cupe accelerazioni ritmiche sintetiche.  Se preferite qualcosa di più danzereccio potete ascoltarvi Nights in Kiev (lo trovate su MySpace).

Da ascoltare prima del sogno.

http://www.quellochesento.it/2007/10/paesaggi-spaesati/
http://www.myspace.com/uptheroyals
http://www.port-royal.it/

Incanto
Scritto da joe il 06 Ott 2008

Luminarium degli svedesi Tape è un bellissimo disco, una cosa in mezzo all’elettronica, l’ambient e il jazz. Un album strumentale. Siamo abituati a considerare questo genere di dischi un po’ ostici , adatti solo ad orecchie educate a questo e gli apprezzamenti vengono solo dopo ripetuti ascolti. Invece per Luminarium non è così tanto che appena s’infila il cd nel lettore, Beam, il brano d’apertura, ti prende sin dalle prime note. Beam suscita in me le immagini di un mondo tridimensionale, è come “guardare” gli abissi o un acquario dove si rimane incantati da una grossa ed elegante manta nel suo lento fluire e poi a profondità diverse o più avanti e più indietro succedono molte altre cose più veloci e a ritmi diversi, bollicine che salgono dal basso, o fauna minore che guizza in tutte le direzioni. La stessa cosa la provo di fronte a certi quadri di Klee dove sono presenti più piani e un certo ritmo carpito dalla musica. Assolutamente eccezionale è l’uso non ritmico della batteria.

Paesaggi spaesati
Scritto da pim il 27 Ott 2007

Quale musica per un paesaggio che scorre al finestrino di un treno? Una musica distorta, artificiale, lancinante, splendida. Una tiepida malinconia prende il viaggiatore. Si rende conto che quei suoni sono più complessi di quel che sembra e cerca di ricordare se in passato ha già sentito altrove qualcosa del genere.
Elettronica ma con anima meccanica. Piano piano anche il paesaggio comincia a distorcersi, tutto diventa sospeso, leggero. Quel treno si sta muovendo o è il fuori che corre?
Il viaggiatore penserà che in fin dei conti si può anche ballare, e ci proverà. Ma solo per qualche istante, poi si fermerà e sarà assalito dal dubbio di aver dimenticato qualcosa a casa.
Si ricorderà di un viaggio in Scandinavia e di un altro, tanti anni prima, negli Stati Uniti. Ecco, ha dimenticato un paio di sogni, lasciati indietro. Ancora una volta vedrà scorrere davanti a lui un paesaggio spaesato. Finalmente arrivano note di pianoforte che placano e fanno chiudere ancora gli occhi.
Port Royal – ‘Anya: Sehnsucht‘ (da Afraid to dance).
Collegamenti:
http://www.lastfm.it/music/Port-Royal/_/Anya%3A+Sehnsucht
http://www.myspace.com/uptheroyals

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