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Io spesso mi sento da questa parte, mi sento come in un fiume in piena che va in una direzione che a me non piace, mi oppongo con forza ma al massimo non mi muovo, figuratevi poi immaginarsi di cambiarne il corso. Non ci penso più oramai. Spendo le mie residue energie per raggiungere un pezzo di ramo che si protende dagli argini fangosi un po’ più verso di me che arranco. Verso gli argini la corrente mi sembra più forte o è che io sono ancora più stanco. Finalmente ci sono, mi tiro su e raggiungo la riva. Sono un tutt’uno con col terreno bagnato, ho freddo, ma non mi sposto guardo le foglie con lo sfondo del cielo sopra di me e faccio un respiro profondo, poi chiudo gli occhi. Quando riprendo le forze mi metto in cammino ma tutto intorno a me c’è un bosco deturpato da detriti di ogni genere, guastato da migliaia di buste plastica, il bosco è un esile perimetro di un’enorme discarica che si stende a perdita d’occhio, non mi resta che attraversarla e rovistare un po’ intorno tra il pattume. Non si sa mai cosa ti può portare un luogo del genere ci sono vecchie foto, pezzi di mobili, suppellettili, cofanetti di lettere, pezzi di vita con cui ci si può divertire a ricostruire la parte mancante, vecchie storie. Ma ci sono anche altre persone che come me si sono perse e che magari come me rovistano nel pattume,: l’altera e scostante regina della munnezza con bellissimo mantello di cellophane trasparente e una coroncina di piombo tutta stortignaccola, i predoni del pattume, una combriccola di malandrini ubriaconi poco affidabili ma che conoscono la vita più di me. Tutte persone da evitare, ma infine mi accodo affascinato da un mucchio di menestrelli strampalati, che si chiamano Ralfe Band innamorati di walzer e ballate, me ne dedicano una lentissima che si chiama St. Mark door e che ha la luce tremolante dei vecchi film del cinema muto e la cui gentile melodia appena sussurrata mi ripaga di tutto quello che ho dovuto affrontare per raccogliere questo piccolo e delicato fiore.
L’album è Attic Thevies
Ralfe Band su Wikipedia
http://www.youtube.com/watch?v=MAir96N3iOs&feature=related
Io sono affezionato alla versione in studio, ma questa dal vivo è particolare e il sapore caraibico è fornito da un ukulele che chiude e apre il pezzo invece che dall’organetto di cui sopra .
Testo della canzone: http://www.lyricstime.com/beirut-a-sunday-smile-lyrics.html