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uno stretto corridoio
Scritto da joe il 04 Ott 2009

au revoir SimoneAu revoir Simone è un trio femminile di tasteriste di Brooklyn, he sì, ancora una volta la grande mela. Nella loro musica ci trovo poptronica,  8-bit o micromusic, sembra che cantino dalla loro cameretta piena aggeggi di fili, tasti e led come da tradizione low-fi, ma non sono marcatamente nessuna di queste cose che ricordano ma si trovano giusto in uno stretto corridoio in mezzo a queste influeze.  Il loro sound ricorda i Lali puna ma è più squisitamente pop. Non mancano venature barocche, lo sapete che ho un debole per quelle..

Il brano che ho scelto dal loro ultimo album Still night, still light è Knitgh of wand, il più pop-rock, il meno malinconico tra tutti i pezzi dell’album di una semplicità entusiasmante, un pezzo quasi strumentale, con poche parole cantate con un unisono molto accurato che sul finale si sfalda deliziosamente (vedi anche la versione dal vivo per apprezzarlo).

La puoi ascoltare qui

Versione dal vivo con intervista (EN)

Knight of wand

Oh, joy, I can see you
Oh, joy, I can see you
It’s all I want
It’s all I want

Oh, joy, I can see you
Oh, joy, I can see you
It’s all I want
It’s all I want…

When there’s no one else to blame
And there’s nothing left to say
Seeing changes everything
We can realize anything

La canzone del tramonto
Scritto da joe il 29 Mar 2009

Ci sono canzoni che nell’intero cd riconosci, che individui subito nella playlist, che te le vai a ricercare perché te le vuoi sentire e risentire ancora. Sono queste le canzoni che ci piace mettere su QCS. Una di queste sicuramente è You look good to me dei canadesi No Kids dall’album Come into my house edito dalla mitica etichetta di Colonia TomLab di cui vi abbiamo segnalato diversi artisti in questo blog. I No Kids, sono dei vocalisti virtuosi fondamentalmente orientati al soul. Sempre presente in ogni brano una piccola orchestra di fiati quasi da camera, molto spesso attrezzature low-fi e venature jazz. Molta grazia, accuratezza e delicatezza naive. La nostra è una di quelle tipiche canzoni da assaporare seduti nel porch di una casetta fatta con le assi di legno (Hei, ma guardando attentamente quello non è legno, è finto legno! ma questa è un’altra storia :) , con le gambe incrociate sopra la staccionata, alla fine di una lunga e faticosa giornata, con la birra in mano. E ti assalgono mille dubbi e fantasie e ti piace ripensare e riconsiderare qualcosa che è ti è capitato, qualcuno che hai incontrato.

Il brano che vi propongo ha una melodia irresistibile, ed inoltre quando questa s’interrompe per dare spazio ad un altro pezzo ancora più delicato che mi ricorda i Belle and Sebastian mi manda in estasi. Il brano poi si chiude con la melodia iniziale.

Mi dispiace molto di non aver trovato un posto nel web, né su youtube, né altrove dove ascoltare in streaming questa meraviglia. Ma ve ne prego, procuratevi in qualche modo questo brano non ve ne pentirete.

You look good to me

Happy to sit tight through the hottest day that our summer place has seen this year, then to dissappear along with the sparkle of the lake.

Well, a hundred parades could come crash by, but I’d only think of you.

I can’t help that it’s so, I imagine us as we go, and leave the party for a hidden pine grove.

As the sun goes down, I don’t know what’s good for me no more.

As the sun’s going down, I wish I could just say you look good to me.

With night air out on the verandah, careful to prop the screen door, like our last night here, like I know nothing no more.

I see you pedalling down the lane, and I start feeling every little thing.

As the sun goes down, I don’t know what’s good for me no more.

As the sun’s going down, I wish I could just say you look good to me.


Spensieratezza estiva
Scritto da joe il 05 Ago 2007
Come succede sempre più spesso, il tam tam su Internet fa accrescere il successo, in certi ambiti s’intende, di alcune band emergenti. Se poi il gruppo in questione è composto da una trentina d’elementi allora è più facile: tra parenti e amici di ciascuno si arriva in un batter d’occhio ad un centinaio di persone che possono essere un nucleo importante per iniziare. Questo è successo anche per gli I’am from Barcelona che a dispetto del loro nome vengono da Jönköping, capitale dell’omonima contea posta sulle rive di un lago nel sud della Svezia. Tuttavia non è sufficiente un buon numero iniziale per farsi strada, è necessario che ci sia anche una buona idea e passione per creare e far crescere il numero di fan in tutta Europa. La loro musica è composta da semplici canzoni di breve durata, che fanno pensare a giorni felici come ad ognuno di noi è capitato di vivere e che tutti ci auspichiamo di vivere ancora, non a caso il leader del gruppo e cantante, Emanuel Lundgren, ha dichiarato di aver composto tutte le canzoni del loro primo cd, Let me introduce my friends, sotto l’effetto di una potentissima droga: l’innamoramento. Le prime canzoni di questo cd sono perfette happy pop song, farcite di battiti di mani, coretti (la la la e na na na), benjo e fiati. La più romantica e bella di tutte le canzoni del cd è Treehouse con quella batteria sgangherata e quel cambio di ritmo finale in cui i due innamorati in questione sembrano compiere il loro volo nunziale. Treehouse infatti celebra la costruzione di una casa tra gli alberi per vivere con la propria ragazza i momenti più intimi, nascosti agli occhi di tutti e magari per osservare dall’alto di quei rami i tutti di cui sopra col necessario aristocratico distacco dal mondo che è tipico dell’innamoramento. Mi viene in mente un’altra scanzonata estate contrassegnata dalla lettura vorace della storia d’amore tra Cosimo e Viola. Chissà se qualcuno di quella folta compagnia di amici che compongono gli I’m from Barcelona ha mai sentito parlare de “Il barone rampante”.
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