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La canzone del tramonto
Scritto da joe il 29 Mar 2009

Ci sono canzoni che nell’intero cd riconosci, che individui subito nella playlist, che te le vai a ricercare perché te le vuoi sentire e risentire ancora. Sono queste le canzoni che ci piace mettere su QCS. Una di queste sicuramente è You look good to me dei canadesi No Kids dall’album Come into my house edito dalla mitica etichetta di Colonia TomLab di cui vi abbiamo segnalato diversi artisti in questo blog. I No Kids, sono dei vocalisti virtuosi fondamentalmente orientati al soul. Sempre presente in ogni brano una piccola orchestra di fiati quasi da camera, molto spesso attrezzature low-fi e venature jazz. Molta grazia, accuratezza e delicatezza naive. La nostra è una di quelle tipiche canzoni da assaporare seduti nel porch di una casetta fatta con le assi di legno (Hei, ma guardando attentamente quello non è legno, è finto legno! ma questa è un’altra storia :) , con le gambe incrociate sopra la staccionata, alla fine di una lunga e faticosa giornata, con la birra in mano. E ti assalgono mille dubbi e fantasie e ti piace ripensare e riconsiderare qualcosa che è ti è capitato, qualcuno che hai incontrato.

Il brano che vi propongo ha una melodia irresistibile, ed inoltre quando questa s’interrompe per dare spazio ad un altro pezzo ancora più delicato che mi ricorda i Belle and Sebastian mi manda in estasi. Il brano poi si chiude con la melodia iniziale.

Mi dispiace molto di non aver trovato un posto nel web, né su youtube, né altrove dove ascoltare in streaming questa meraviglia. Ma ve ne prego, procuratevi in qualche modo questo brano non ve ne pentirete.

You look good to me

Happy to sit tight through the hottest day that our summer place has seen this year, then to dissappear along with the sparkle of the lake.

Well, a hundred parades could come crash by, but I’d only think of you.

I can’t help that it’s so, I imagine us as we go, and leave the party for a hidden pine grove.

As the sun goes down, I don’t know what’s good for me no more.

As the sun’s going down, I wish I could just say you look good to me.

With night air out on the verandah, careful to prop the screen door, like our last night here, like I know nothing no more.

I see you pedalling down the lane, and I start feeling every little thing.

As the sun goes down, I don’t know what’s good for me no more.

As the sun’s going down, I wish I could just say you look good to me.


We had visions in the night
Scritto da pim il 26 Gen 2009

Con quel cognome è difficile fare belle canzoni. Padre, madre e fratello tutti arrivati prima di lei, tutti più o meno famosi. La piccola si chiama Martha Wainwright e tira fuori un album (I know you’re married but I’ve got feelings too) da cantautrice talentuosa e matura.
Tower
Song è una tenerissima e ferocissima storia d’amore o forse di guerra. La voce incantevole sembra venire da lontano e finisce in ipnotiche urla di dolore. Fiati ed archi rendono l’atmosfera ancora più eterea in questo pezzo musicalmente molto complesso dove l’amore sembra svanire, la guerra sembra finita, e resta un gran desiderio di ricostruire la torre, più alta, più forte….

La puoi ascoltare qui:
http://www.iknowyouremarried.com/ (solo 1 minuto purtroppo…)
Su YouTube ci sono alcuni live di pessima qualità, molto meglio la versione in studio.
Attenzione a non confondere con Tower of Song, pezzo di Leonard Cohen spesso cantato nei concerti dalla Wainwright.

Testo:
We had visions in the night
I was scared and you held me tight
It was like we were in black and white
As clear as day, as dark as night
And the truth became a lie
There was no longer peace of mind
Just fear of the unknown and the unkind
And then when he undressed me
And took my body
I was resolute to being fine
Now the soldiers are all on fire
And our hearts are dead from desire
And when you say it has nothing to do
Nothing to do with you, you’re a liar
Now the sky is filled with dust
Of those we loved and those we lost
Rebuild the tower
Make it last longer
Make it stronger
Give up your power

Collegamenti:
http://www.marthawainwright.com/
http://www.myspace.com/marthawainwright

Da un bambino biondo ad un altro
Scritto da joe il 20 Apr 2008
Il primo è quello di cui vi ho parlato e che vi ho fatto vedere nel mio precedente post, cioè Giusva della Famiglia Benvenuti, protagonista dello sceneggiato televisivo che ha commosso e intenerito frotte di famiglie negli anni 60, e poi diventato assassino e terrorista fascista che ha “ispirato” la partner Francesca Mambro, gli Offlaga Disco Pax e che, incredibile, continua ad intenerire ancora oggi la Santanchè.
L’altro bambino biondo è quello rappresentato qui in questo post. Owen Pallet, famoso per avere scritto la parte degli archi negli ultimi due album degli Arcade Fire, e per aver fatto un primo curioso disco solista con solo violino e pedale a nome Final Fantasy. Il secondo album solista di Final Fantasy, He poos clouds, è un concept album, ispirato interamente al videogioco Final Fantasy e ai giochi di ruolo. L’album é composto da una serie di canzoni che sembrano più i quadri o i tempi di un’opera sinfonica con tanto di quartetti d’archi e clavicembalo. Qualcosa che ricorda altre opere in voga negli anni settanta, come del resto i concept. Niente di più lontano di quanto andiamo dicendo e affermando in QCS che si occupa in primo luogo della forma canzone e considera i CD o gli album come un residuo di coda negli uomini, o file di capezzoli multipli nelle donne: una cosa d’altri tempi. Eppure questo bizzarro cd contiene un brano che con il suo motivetto al pianoforte ci delizia da qualche tempo. Parliamo di This lamb sells condos. Col riascolto si apprezzano altre complessità del brano come alcune vorticose scale musicali a chiocciola che chiudono il brano o i cori femminili che contrappuntano altre voci maschili.
Puoi ascoltare qui
la versione in studio, ma non so le immagini cosa c’entrino http://www.youtube.com/watch?v=U1kL568eg1w
oppure dal vivo (sfoggia un bel po’ di virtuosismo, facendo da solo parti diverse): http://www.youtube.com/watch?v=D7p-hInVZRc&NR=1

The war is over e io l’ho persa (seconda versione)
Scritto da joe il 27 Gen 2008
Un brutto colpo, non so se vi è mai capitato, quando fate un bel sogno vi svegliate e cercate disperatamente di riaddormentarvi per riacciuffarlo, ma non capita mai. Oggi ho avuto un’esperienza simile e subito dopo un senso di amarezza mi ha sopraffatto, simile ad una delusione amorosa. Per riprendermi mi ci vuole qualcosa di parallelo a questo mio stato d’animo e le canzoni degli Stars di questo loro ultimo album In our bedroom after the war sono perfette per questo. Personal è una lenta ballata che sperimenta la traduzione in canzone di un annuncio personale, ti fa sentire la trepidazione di un appuntamento al buio vissuto con molto pudore, poi la delusione l’amarezza, un senso di solitudine che ritorna. In fondo è qualcosa di molto simile al mio sogno perso. Personal con il suo pacato incedere così scarno sembra una sorta di partita a ping pong alla moviola tra Torquil Campbell e Amy Millan che interpretano con delicata raffinatezza i loro ruoli con le loro bellissime voci.

E’ inutile dire che incrociamo le dita per Caroline! “sorry to be heavy but heavy is the cost, heavy is the cost”


P. S. : Ma secondo voi Cristicchi non c’entra niente?


La puoi ascoltare qui:
http://www.myspace.com/stars

Ma non male anche questa versione dal vivo:
http://www.youtube.com/watch?v=pP08KPWIl7Y&feature=related

Consiglio: Ascoltate Personal leggendo il testo


Uno strano country
Scritto da pim il 17 Ago 2007
Ancora Canada. Per uno strano country ben ritmato e una voce difficile da dimenticare. Lei è Leslie Feist, eclettica trentenne cantautrice della scena musicale di avanguardia canadese, al suo secondo album solista (The Reminder) che ha già sfornato un paio di successi “da radio” certo sopra la media.
La Feist inizia con metal e punk rock. A diciotto anni e per cinque lunghi anni è voce del gruppo di supporto dei Ramones, ma le sue corde vocali rischiano grosso contro i decibel sparati delle chitarre elettriche. Si trasferisce a Toronto dove entra nel gruppo indipendente dei Broken Social Scene e “cambia musica”.
Past In Present è un breve leggero e piacevole crescendo, con finale adrenalinico. E’ un momento dove un talento cantautorale incontra radici country forse impossibili da nascondere per un artista nordamericano.
Collegamenti:
http://www.myspace.com/feist
http://it.wikipedia.org/wiki/Leslie_Feist
Vattene via Doctor Blind
Scritto da pim il 17 Giu 2007
Voce sussurrata, lasciami sognare. Dammi la forza di seguirti pianoforte. Vattene via Doctor Blind. Nostalgia, questo è quello che cerchi? Non ti bastano i ricordi, cosa vuoi in più, pillole rosse o blu? Essere figlia di un poeta aiuta, accidenti.
Il primo disco solista di Emily Haines (and the Soft Skeleton) è disperato e cupo al punto giusto, forse freddo tra piano classico e archi romantici, testi clamorosamente belli.
Una vera sorpresa ritrovarsi una bellezza abituata a ritmi danzerecci (Metric) che tira fuori dal cilindro un pezzo (e altri 10 in Knives Don’t Have Your Back) onirici e intimistici e soprattutto, signori, autoprodotto senza contributi esterni. Di questi tempi, Chapeau!
Istruzioni per l’uso: ascoltare con le cuffie, audio medio-alto, sognando con gli occhi aperti in cerca di qualcosa non definitivamente perso.

Specchi neri
Scritto da pim il 19 Mag 2007


Specchio specchio appeso al muro, mostrami dove cadranno le bombe. Aspetta, suona meglio in inglese: Mirror mirror on the wall, show me where them bombs will fall.
Un pezzo (Black Mirror) e un album (Neon Bible) quasi inclassificabili. Gli Arcade Fire, canadesi, mescolano al rock un’altra mezza dozzina di possibili generi che risparmio ai nostri 5 lettori.
Alessandro Manzoni nell’introduzione ai Promessi Sposi si rivolgeva sminuendosi ai suoi “25 lettori”. Noi ci sminuiamo ancora di più e ci rivolgiamo ai nostri “5 lettori”.
Sappiamo che si tratta di un blog musicale e vi preghiamo di perdonarci per le nostre divagazioni e per l’apparente caoticità dei nostri scritti.
Sappiate che dietro tutto questo ci sono anni vinili, magnetici, ottici e digitali e che un giorno racconterete ai vostri nipoti che voi eravate tra quei 5.

Gli Arcade Fire confermano le loro capacità dopo un primo album considerato da molti un mezzo capolavoro. Lo specchio nero non conosce riflessione nè orgoglio o vanità. Testi cupi ed enigmatici con incursioni in lingua francese.
D’altra parte sono canadesi.
Il Canada mi ha sempre incuriosito. Si chiama così perchè i primi conquistatori spagnoli dopo brevi incursioni in terre fredde e desolate riferirono “ca nada” ai reali spagnoli. E’ il secondo paese più esteso del mondo e un canadese su quattro è di lingua francese. Lo sapevate che la frontiera tra Canada e Stati Uniti è la più lunga al mondo (10000 km)?
La cosa sorprendente è come gli Arcade Fire siano riusciti a cambiare registro musicale e a tirar fuori un album decisamente notevole nonostante il successo mondiale ottenuto dopo il loro
primo album (Funeral) e la partecipazione sui palchi di Coldplay, U2 e Bowie.
I brani, Black Mirror in testa, sono strutturati con progressione emotiva (la parte finale è davvero coinvolgente) e partecipativa. E questo qualsiasi cosa voglia dire “partecipativo” nel caso di un pezzo musicale. Ma è un termine molto usato in questi tempi di web 2.0, di condivisioni della conoscenza, di del.icio.us, di flickr, di blog più o meno caotici, più o meno partecipati.

Approfondimenti:
http://www.neonbible.com/
http://it.wikipedia.org/wiki/The_Arcade_Fire

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