Air alternative rock Ambient America Antony Hegarty Baustelle Beirut Belle and Sebastian blues break beat Bristol sound Brooklyn California Canada dancefloor dance music elettro-pop elettronica England folk folk-rock Francia Hip hop Indie Pop Indie Rock inghilterra Irlanda Islanda Italia Jazz london Londra New York pop pop Rock post rock Punk Shoegaze sixties Stati Uniti Talking heads the cure Tom Waits Trip Hop USA
WP Cumulus Flash tag cloud by Roy Tanck requires Flash Player 9 or better.
Ancora i sogni e i paesaggi sconfinati dei Port Royal, una delle migliori band italiane (di sempre). Il tocco magico e le emozioni suscitate dall’ascolto della loro musica sono una costante sin dai primi lavori del gruppo. Il mezzo è un’elettronica spesso oscura o evocativa fatta di cambi ritmici, incursioni techno-ballabili, liquide malinconie, melodie eteree, voci fuori campo. A tre anni di distanza da Afraid To Dance (ne abbiamo già scritto qui) il nuovo album Dying in Time conferma la qualità di un suono uscito da tempo dai confini nazionali. Difficile scegliere un pezzo, consiglio Exhausted Muse\Europe, 9 minuti di pace squassata da cupe accelerazioni ritmiche sintetiche. Se preferite qualcosa di più danzereccio potete ascoltarvi Nights in Kiev (lo trovate su MySpace).
Da ascoltare prima del sogno.
http://www.quellochesento.it/2007/10/paesaggi-spaesati/ http://www.myspace.com/uptheroyals http://www.port-royal.it/
Au revoir Simone è un trio femminile di tasteriste di Brooklyn, he sì, ancora una volta la grande mela. Nella loro musica ci trovo poptronica, 8-bit o micromusic, sembra che cantino dalla loro cameretta piena aggeggi di fili, tasti e led come da tradizione low-fi, ma non sono marcatamente nessuna di queste cose che ricordano ma si trovano giusto in uno stretto corridoio in mezzo a queste influeze. Il loro sound ricorda i Lali puna ma è più squisitamente pop. Non mancano venature barocche, lo sapete che ho un debole per quelle..
Il brano che ho scelto dal loro ultimo album Still night, still light è Knitgh of wand, il più pop-rock, il meno malinconico tra tutti i pezzi dell’album di una semplicità entusiasmante, un pezzo quasi strumentale, con poche parole cantate con un unisono molto accurato che sul finale si sfalda deliziosamente (vedi anche la versione dal vivo per apprezzarlo).
La puoi ascoltare qui
Versione dal vivo con intervista (EN)
Knight of wand
Oh, joy, I can see you Oh, joy, I can see you It’s all I want It’s all I want
Oh, joy, I can see you Oh, joy, I can see you It’s all I want It’s all I want…
When there’s no one else to blame And there’s nothing left to say Seeing changes everything We can realize anything
Sempre più pinkfloydiani, sospesi in una piega del continuum spazio-temporale, fedeli al loro nome, gli AIR (Amour, Imagination, Rêve) rilasciano, a due anni da Pocket Symphony, il single Do The Joy, in attesa del nuovo album che uscirà in autunno. A quasi quindici anni dal loro debutto la vena creativa del duo francese sembra non avere fine; un brano raffinato (quasi) strumentale con suoni distorti e una piacevole progressione armonica. Un autunno cupo, più incubi che sogni.
Abbiamo già parlato dei Phoenix (leggete il pezzo di Joe di qualche settimana fa). L’album (Wolfgang Amadeus Phoenix) è tutto da ascoltare, solido e pieno di potenziali singoli suonati con intelligenza e classe. Ma come a volte capita tra tutti mi ha colpito quello più distante, anomalo, piazzato a metà disco; forse messo per caso o per scoprire nuove strade o per prendere fiato: Love Like A Sunset Pt 1 e 2. La prima parte (vicina agli Air) è strumentale-epica-elettronica a velocità crescente. Echi psicheledici dei primi Pink Floyd, acqua che scorre e prende impeto, ritmi di altri continenti, dance music(?). Poi rumore, volume alto, suoni distorti ed entra una chitarra acustica, una melodia che sdrammatizza, la voce di Thomas Mars che viene dal passato e continua a coinvolgere, come se dovesse rivelarci chissà quale segreto.
Collegamenti: Love Like A Sunset Pt 1 e 2 http://it.wikipedia.org/wiki/Phoenix_(gruppo_musicale) http://www.myspace.com/wearephoenix
E poi ti chiedi dove puoi ascoltare un pezzo come questo, forse una festa di compleanno, una mostra del tuo pittore preferito, un negozio di amici, in riva ad un fiume mentre fai footing. Ti chiedi anche in che anno la stai ascoltando, venticinque anni fa, ora o tra venticinque anni. Ti chiedi che musica è, pop, elettronica, elettro-pop, electroclash o qualche altra diavoleria ma ti sei stufato e sai bene che l’essere sistematico non ti salverà. Potresti averla sentita in Fino alla Fine del Mondo di Wenders, potresti raccontare le decine di volte in cui avresti voluto ascoltarla. Potresti averla consigliata a un tuo vecchio compagno di scuola tanti inverni fa. Poi, tramortito dalle domande, decidi che non risponderai mai, che tutto resterà sospeso come questa melodia sfacciatamente artificiale dove entrano chissà come delle chitarre umane in forma di treno.
Fischerspooner - Door Train Home (album Entertainment)
La puoi ascoltare qui: http://www.youtube.com/watch?gl=IT&v=1NUvnIRJEw0 Collegamenti: http://www.fischerspooner.com/
Anche questa settimana restiamo a New York e precisamente a Brooklyn, , incontriamo gli MGMT (detti anche Management) e scegliamo dal loro album, Oracular Spectacular, il pezzo che si chiama Kids. Immediato, scanzonato, allegro, ballabile. Il duo newyorkese, originario del Conneticut, attinge a piene mani alla psichedelia con sfumature prog, ma non temete non sceglierei mai qualcosa di nostalgico. Questi sono hippies ma da piccoli hanno giocato con qualche console che emetteva il tipico suono 8-bit che li affascina anche oggi, e che forse inconsciamente ricorda loro quei trastulli. Appena adolescenti hanno ballato in qualche luogo tecno, poi partecipato sicuramente a diversi rave dove hanno incontrato tribù folk deviate. Così la loro musica parte da lontano ma attraversando intere ere giunge fino alle nostre orecchie come un fresco e attuale elettro-pop. Siamo a New York mica sulla West Coast: ironia, pienezza dei suoni, energia e arte. Roba tosta insomma.
La puoi ascoltare qui e cantarla seguendo il testo qui sotto
You were a child Crawling on your knees toward it Making momma so proud But your voice was too loud We like to watch you laughing Picking insects off of plants No time to think of consequences
Control yourself Take only what you need from it A family of trees wanted to be haunted Control yourself Take only what you need from it A family of trees wanted to be haunted
The water is warm But it’s sending me shivers A baby is born Crying out for attention The memories fade Like looking through a fogged mirror Decision to decisions are made and not bought But I thought this wouldn’t hurt a lot I guess not
E’ quasi un gioco, audace e spudorato. Si fa quello che facevano i francesi negli anni 60. Si prende un pezzo di musica classica, si riadatta e ci si canta sopra. La Patetica di Beethoven rivisitata in chiave pop con un carico ironico delicatamente pesante. Si prende per i fondelli la canzone d’amore francese (Gainsbourg e Birkin su tutti), si scrive un testo che nel suo genere è semplicemente grandioso, si usa la voce di Alessandra Contini, sfacciatamente sexy. Non si capisce dove finirà il gioco, una dichiarazione d’amore per un modo di cantare che non esiste più oppure finalmente una liberazione, una fuga da un qualcosa che ossessiona. E allora ascoltiamoci prima l’inarrivabile e dolcissima Sonata per pianoforte n. 8 (La Patetica) di Beethoven e poi questo duo elettro-pop-retrò italiano che gioca con la musica e con le parole.
Il Genio (La Pathetique)
La puoi ascoltare qui: http://it.youtube.com/watch?v=UaDQxbygyew http://it.youtube.com/watch?v=klZYv-f9kCE (Beethoven Sonata no. 8 Pathetique)
Testo:
Oui l’amour cette est le plait du jour hier soir tu m’as donné un bijou oui cette est la formule de l’amour Toi tu m’embrasserai mon amour mais sans impasse ce soir toi tu m’as dit un petite mot ce soir tu m’as dit je suis un idole mais il fait froid non mais tu viendras mais il fait chaud oui on y va! Pas ce soir mais tu viendras C’est probable Oui l’amour cette est le plait du jour hier soir tu m’as donné un bijou oui cette est la formule de l’amour. Toi tu m’embrasserai mon amour mais sans impasse ce soir toi tu m’as dit un petite mot ce soir tu m’as dit je suis un idole mais il fait froid non mais tu viendras mais il fait chaud oui on y va! Pas ce soir mais tu viendras C’est probable
E’ da un po’ di tempo che volevo parlarvi de’ I Camillas, di loro non si capisce se sono, di Pordenone o di Pesaro, o non so, magari Emiliani. I componenti sono fondamentalmente Zagor e Rubens Camillas, ma dal loro MySpace apprendo che ce ne sono altri, sempre Camillas. Insomma l’abbiamo capito: siamo al cospetto di burloni. Chissà se sono fratelli: o! ma quanti ne ha fatti la loro mamma? e tutti così pazzerelli? La canzone del pane è una canzone d’amore, in stile plasto-sintetico, romantico-post-punk, condito da inaspettati marimba che si fondono incredibilmente bene con le basi elettroniche. In questa strana estate del nostro Bel Paese non ci sono solo le posate e meditate serenate di jovanotti attempati, ma anche la freschezza di questi nostri esordienti ultraquarantenni, demenziali e teneri. Mi scioglie e mi commuove il rallentamento finale, non so perché, forse loro volevano proprio questo.
La canzone fa parte della Tafuzzy days compilation ‘07 EP ma la puoi anche ascoltare sul loro MySpace.
Per capire meglio I Camillas non mancate le loro performances dal vivo
www.notwist.com/ http://it.wikipedia.org/wiki/The_Notwist la puoi ascoltare qui http://www.youtube.com/watch?v=o_PQx0WZmg4