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Glissato
Scritto da joe il 12 Giu 2010

GlissatoCosì Mucca, cioè So Cow, è un artista Irlandese che ama girovagare per le strade del mondo, ma ha messo la testa a posto (forse) e ha pubblicato recentemente un omonimo album nel quale ha infilato una serie di amabili brevi canzoncine. Tra queste 4 o 5 veramente buone.
Se prendete un po’ di folk, di Punk, di low-fi, di scanzonatezza, di Elvis Costello primissima maniera, di Billy Brag, miscelate il tutto, poppizzate per almeno 10 minuti, rivedete e correggete, aggiornandolo ai nostri giorni, ecco che otterrete SoCow.
Il brano iniziale, Casablanca, ha sicuramente il sapore di un singolo, lo potete trovare su YouTube facilmente. Purtroppo non sono riuscito a trovare invece il brevissimo brano che piace a me più di tutti gli altri, cantato in coreano: Ja Ju Ah Pa Yo. In questo brano c’è un sapientissimo uso del glissato che non è facile trovare in ambito pop. E’ un particolare effetto musicale che si può ottenere solo con alcuni strumenti musicali o con la voce. Praticamente il passaggio graduale da una nota ad un’altra. C’avete presente l’attacco con il clarinetto di Rhapsody in blue di Gershwin? Ecco quello è un glissato. Ja Ju Ah Pa Yo è veloce, allegra, malinconica, strana e originale: un perfetto viatico per questa estate.

The Swell Season
Scritto da pim il 31 Gen 2010

Un folk leggero, leggerissimo eppure solido, con la chitarra acustica suonata a ritmi veloci.
Si sente l’Irlanda, ma non solo. Le variazioni continue, i cambi di ritmo, il cantato corale della parte finale fanno di High Horses di The Swell Season (duo composto dall’irlandese Glen Hansard e dalla ceca Markéta Irglová) un piccolo gioiello da suonare in locali fumosi a tarda notte, davanti ad un pubblico che non ha sonno e se ne andrà solamente quando la musica finirà.

Collegamenti:
http://en.wikipedia.org/wiki/The_Swell_Season
http://www.myspace.com/theswellseason
http://www.theswellseason.com/

La sagra
Scritto da pim il 08 Nov 2009

Odori da ristorante di sagra paesana, i tempi lenti di una vita che scorre in modo trascinante. Arriva musica da una piazza poco lontana, il sole sta tramontando e l’odore delle castagne arrosto ti avvolge come non ti aveva mai avvolto. Alzi gli occhi verso il palco e ascolti una band presentata come londinese-campagnola-folk’n'roll.
I suonatori resteranno sul palco finchè la sagra non chiuderà e la sagra non chiuderà finchè i suonatori resteranno sul palco.  Quello che senti e quello che vorresti d’un tratto sono la stessa cosa.

Mumford & Sons – Little Lion Man (da Sigh No More)

Il colore blu
Scritto da pim il 23 Ago 2009

Cielo, mare, I fiori blu di Queneau, combatte con il rosso, metafisica, calma, infinito.
I sogni blu, 470 nanometri, per i romani il colore degli occhi dei barbari, il sangue blu, per i Maya blu è la stessa cosa di verde, la musica blues, the Blue Screen of Death, la notte, “non c’è blu senza giallo e arancione”, la notte stellata di Van Gogh, gli alberi blu dei bambini.
Qualsiasi cosa significhi Blue Lips di Regina Spektor, cercate il vostro blu durante l’ascolto, se non lo trovate immaginatelo, se non riuscite ad immaginarlo vuol dire che lo avete già trovato.

Per chi vuole condividere o approfondire il significato del testo potete
http://www.songmeanings.net/songs/view/3530822107858589453/

Collegamenti:
http://it.wikipedia.org/wiki/Regina_Spektor
http://www.myspace.com/reginaspektor

Bianco
Scritto da pim il 05 Apr 2009

L’Alela Diane di cui abbiamo parlato un paio di anni fa è cresciuta. La voce, già bellissima, è molto più calibrata, le musiche più raffinate e morbide.
Dal nuovo album To Be Still peschiamo White As Diamonds, ancora una calda ballata folk ma per niente del tempo che fu. La nostalgia è un sentimento che sembra non interessare questa ventiseienne di Nevada City. La sezione ritmica pop si incrocia magnificamente con violini quasi nordici, il suono è avvolgente e commovente. Sono scorci di paesaggi nebbiosi, camminate dentro il bosco, raggi di sole che all’improvviso colpiscono i pensieri. Sono mattinate bianche come il diamante.

La puoi ascoltare qui:
http://www.youtube.com/watch?v=G-_-l_NaDcw
oppure qui:
http://www.myspace.com/alelamusic

We had visions in the night
Scritto da pim il 26 Gen 2009

Con quel cognome è difficile fare belle canzoni. Padre, madre e fratello tutti arrivati prima di lei, tutti più o meno famosi. La piccola si chiama Martha Wainwright e tira fuori un album (I know you’re married but I’ve got feelings too) da cantautrice talentuosa e matura.
Tower
Song è una tenerissima e ferocissima storia d’amore o forse di guerra. La voce incantevole sembra venire da lontano e finisce in ipnotiche urla di dolore. Fiati ed archi rendono l’atmosfera ancora più eterea in questo pezzo musicalmente molto complesso dove l’amore sembra svanire, la guerra sembra finita, e resta un gran desiderio di ricostruire la torre, più alta, più forte….

La puoi ascoltare qui:
http://www.iknowyouremarried.com/ (solo 1 minuto purtroppo…)
Su YouTube ci sono alcuni live di pessima qualità, molto meglio la versione in studio.
Attenzione a non confondere con Tower of Song, pezzo di Leonard Cohen spesso cantato nei concerti dalla Wainwright.

Testo:
We had visions in the night
I was scared and you held me tight
It was like we were in black and white
As clear as day, as dark as night
And the truth became a lie
There was no longer peace of mind
Just fear of the unknown and the unkind
And then when he undressed me
And took my body
I was resolute to being fine
Now the soldiers are all on fire
And our hearts are dead from desire
And when you say it has nothing to do
Nothing to do with you, you’re a liar
Now the sky is filled with dust
Of those we loved and those we lost
Rebuild the tower
Make it last longer
Make it stronger
Give up your power

Collegamenti:
http://www.marthawainwright.com/
http://www.myspace.com/marthawainwright

I left things so terribly…Undone
Scritto da pim il 18 Mag 2008

Difficile credere che siano di Denver. Non me ne vogliano quelli di Denver ma nel mezzo del deserto non ce li fai a suonare roba così romantica e melanconica. Su mezzo milione di abitanti ci sono tre uomini e una donna che si fanno chiamare DeVotchKa e suonano musica balcanica, quella fanfare e nostalgia ma con taglio folk americano. Il cambio continuo di ritmo e di registro di Undone (da A Mad & Faithful Telling) passa da una disperazione waitsiana alla speranza americana alla malinconia slava. Chitarra, fisarmonica, violino.
E da quei violini non vorreste mai allontanarti. Sei lucido. Sai cosa aspettarti. Ti aspetti un vetro della finestra bagnato dalla pioggia. Ti aspetti un qualcosa o qualcuno che se ne è andato, hai lasciato cose così terribilmente non fatte, incompiute.
Si parte piano, si aumenta il ritmo, il pezzo non prende il volo. Meglio così, rimane attaccato alla terra e ai nostri pensieri. Meglio così.
Collegamenti:
http://www.devotchka.net/cms/
http://www.myspace.com/devotchkamusic
http://www.justsomelyrics.com/2365277/Devotchka-Undone-Lyrics

Di notte
Scritto da pim il 30 Mar 2008

Di notte si sogna. Non si lotta. La notte è fatta per svegliarsi mentre è ancora notte. La notte è anche ritrovarsi una candela sul petto.
Ti prego combattimi e se non riuscirai a farlo allora avrei dovuto lasciarti sognare ancora.
Non finire. Basta un violino per allungare il sogno. Intorno solo un colore, o qualcosa che somiglia a un colore. Che ci faccio io qui? ho già visto questi posti, ho già sentito questi odori, ho già sentito queste voci. La notte è notte per qualche motivo, un giorno quel sogno riuscirà a farti sorridere, un giorno una forte luce ti farà sapere che la notte ha molti colori.
Chiama per nome i sogni e non farti ingannare. Tutto ciò che vedi di notte è solo realtà. Il risveglio è un sorriso, non combattere mai di notte.

Laura Marling, Night Terror (da Alas, I Cannot Swim)

Testo di Night Terror

Scusatemi se insisto
Scritto da joe il 22 Mar 2008
Già, sono qui a parlarvi ancora una volta, di Beirut, perché lo merita. Così sarà il primo singolo della storia ad avere due lati A e magari, non lo so, forse anche un lato B, pertanto destinato a sconvolgere non solo la storia della musica ma anche quella della geometria dei piani, Euclidea e non. Naturalmente scherzo! il disco, The Flying Club Cup, mi piace molto e vi propongo ancora un brano: Cliquot. Un’altra ballata, inizia con una fisarmonica, ma mi piace moltissimo quando entrano i fiati che se ne vanno da un altra parte rispetto alla melodia principale. Mi piace moltissimo quando nell’ultima strofa cantata c’è un abbassamento di tonalità, quasi come se iniziasse un altro brano, la canzone si arricchisce e si impreziosisce accennando solamente un’altra melodia. Nelle versioni video offerte da YouTube, anche se sono apprezzabili per l’atmosfera, questi due piccoli fiori perdono qualche petalo, sono un po’ appassiti, finiscono per non esserci. Consiglio pertanto di ascoltare la versione in studio. Tarabucche maracas tamburelli e archi fanno il resto e non è poco.
Un – Pa Pa
Scritto da joe il 23 Feb 2008
Ci sono giorni più duri di altri, e alcuni particolarmente duri, per la fatica o la mancanza di fiducia. Quando decido di dare un taglio netto alla serata e di andare al letto un po’ prima. Tuttavia diverse pagine del libro sul comodino non sono sufficienti a fiaccare l’ansia e farmi cadere nel sonno. Finalmente riesco a trovare un momento di raccoglimento riparandomi dal freddo e rincattuncciandomi un po’ meglio sotto le coperte. Prendo gli auricolari del mio lettore mp3 e metto A sunday smile di Beirut dall’album The flying cup. Un avvolgente valzer mi abbraccia, mi fa compagnia e accoglie la mia anima. Sembra che Beirut sappia che ho un debole per i cori scalcinati. Che bella la musica di questo americano col nome di una città mediorientale, con una passione per la mittel-europa, per i titoli in francese e per quelle bande balcaniche che avevano acceso i nostri entusiasmi più di dieci anni fa. Tuttavia l’operazione non ha nulla a che vedere con le migliaia di cloni fricchettoni della colonna sonora di Underground che sono nati in Italia come funghi da 10 anni a questa parte. Su questo tipo di suoni Beirut adagia un modo di cantare molto particolare, classico, quasi da divo del passato, infine un organetto accompagna il tutto con ritmi sincopati e ci riporta da un altra parte del mondo cioè ai caraibi. A sunday smile la promuovo a pieni voti anche perché dopo un po’ mi sono scoperto a canticchiarla, stravolgendola, con un sommesso coro muto nel bagno, o quando mettevo a posto i piatti, o a squarciagola in macchina mentre attendevo al semaforo. Quindi non è vero, come dice qualcuno, che a causa della superofferta di musica, non si ha più il tempo per imparare le canzoni, non le si canticchia più, non si leggono e imparano i testi. In fondo il senso di QCS è proprio questo: contro la velocità di esaudire e prevenire i desideri che conduce alla mancanza di desiderio, preferiamo fermarci su un particolare e guardarlo con la lente d’ingrandimento per godere ancora delle molte cose belle che ci circondano.

http://www.youtube.com/watch?v=MAir96N3iOs&feature=related

Io sono affezionato alla versione in studio, ma questa dal vivo è particolare e il sapore caraibico è fornito da un ukulele che chiude e apre il pezzo invece che dall’organetto di cui sopra .

Testo della canzone: http://www.lyricstime.com/beirut-a-sunday-smile-lyrics.html

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