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Hip Hop bianco
Scritto da joe il 10 Feb 2008
Parliamo ancora di culture bianche e nere che si fondono con Sole and Skyrider band che pubblica in ottobre un album dallo stesso titolo. Sole è un rapper americano bianco dell’Arizona appoggia le sue rime su suoni del tutto particolari per gli standard Hip Hop. Il risultato è molto originale e accattivante soprattutto in A hundred light years and running che si apre con una chitarra acustica che cadenza il ritmo lento e archi che girano tutto intorno, solo in un secondo momento si aggiunge una batteria a complicare le cose e rendere il brano più sconnesso. Il tutto avvolge le rime di Sole che invece sono veloci, affrettate, urgenti, affannate. Il ritornello è quasi un’interruzione della canzone e qui il modo di cantare si allontana dai canoni Hip Hop. Gli archi sono in crescendo e il ritornello solo nel finale viene cantato a piena voce. Un brano di una ricchezza e suggestione notevole che riesce in un’operazione molto difficile: reinventare un modo, emozionare e piacere al contempo.

Questa versione dal vivo non rende giustizia alla bellezza della versione in studio, ma non ho trovato altro di disponibile su web

http://www.youtube.com/watch?v=AjBt5ukuSi0&feature=related

http://www.myspace.com/soleandtheskyriderband

Buon Anno da QCS! (Lato B)
Scritto da joe il 31 Dic 2007

Il vero singolo di Human the death dance, Sage Francis, è Clickety Clack. Provate a metterlo alla festa dell’ultimo dell’anno, penso che funzioni!

Buon anno a tutti !

QCS

Bianco e nero
Scritto da joe il 29 Dic 2007
Vi propongo le suggestioni di una notte di qualche anno fa quando la festa si interruppe all’improvviso. All’inizio pensavi che il buio fosse calato solo in quel posto, poi via via che avanzavi nella folla della notte bianca ti accorgevi che era tutto scuro. Una piccola eccitazione, cosa fai nel buio di un paese straniero con tanta gente intorno che non parla la tua stessa lingua, pensi alla cosa più importante per te in quel momento, dici sottovoce cose che solo al buio potresti ripetere, vorresti che qulcuno che ora è lontano fosse lì con te, poi pensi a quelli che si sono trovati nella metropolitana e magari a quelli che sono in ascensore. Roma è un brivido così piena di gente e senza luci o meglio illuminata solo dai fasci di fari che fendono il buio. Al buio la pioggia è solo bagnato e niente altro. L’eccitazione diventa disagio e il disagio paura. Quella notte Sage Francis era lì e probabilmente è stato ispirato da quell’episodio visto che ha intitolato la canzone scelta da me questa settimana Blackout on white night tratta dal suo recente album Human the death dance. Il ritmo di questa canzone è il fluido piano sequenza di un viaggio nella notte buia. Il fluido scorrere dei pensieri e delle rime. Il nostro poeta di Providence ha reinventato l’Hip Hop con massicce dosi di musica bianca e questo brano è uno degli esempi più alti.

Black out on white night in Rome
Black out on white night in Rome

Puoi ascoltare il brano qui http://www.myspace.com/sagefrancis

Cogliamo questo frutto adesso anche se un po‘ acerbo
Scritto da joe il 11 Feb 2007
Pasquale
Nunzia

Carmine

Rita dalla Sanità

Antonio

Mamma Rosaria

Tatiana

..?

Serena

Giovanni

Angela dai Quartieri

Gianpiero

Vittoria da Materdei

Alessandro

sono i personaggi in ordine di apparizione di questo racconto, di questi racconti. Questa canzone è un pugno allo stomaco! Sto parlando di Buonanotte Pt. 1 dei Co’Sang dall’album Chi more pe’ mme. Ancora una volta ringrazio Roberto Saviano che mi ha fatto scoprire, con la trasmissione di RadioTre “Dentro il vulcano”, questo gruppo Hip Hop di Marianella, quartiere della periferia napoletana affetto dalla camorra. I Co’Sang raccontano la camorra dall’interno, uno sguardo privo di giudizio ma pieno di “pietas”.
In Bounanotte pt1 la realtà viene mostrata così com’è, si viene in contatto direttamente con la materia viva del dramma. Le situazioni vengono mostrate intatte anche nella loro estetica e questa è ulteriore fonte di turbamento. Coloro che come me sono abituati a deridere i neo-melodici e tutta l’estetica sottoproletaria napoletana avvertiranno uno smarrimento. Noi non sappiamo nulla di questa realtà, dei perché della richiesta al conduttore radiofonico d’inserimento dell’eco. Forse il saluto, l’abbraccio, l’emozione in questa maniera arriva con intensità maggiore all’interno del carcere. Questa canzone ti costringe a guardare quello che si evita sempre di guardare, che si liquida frettolosamente come di cose che non ci riguardano perché lontane o confinate in un ambito non nostro, ma come ci ha detto Saviano non è così.

Volevo parlare di una canzone e ho parlato soprattutto di altro ma c’è anche un commento, non secondario, da fare dal punto di vista strettamente musicale a Buonanotte pt. 1. Potremmo dire che i Co’Sang hanno inventato un nuovo genere, avremmo potuto chiamarlo goffamente Truemusic o Docusong, invece siamo di fronte ad un ardito esperimento Hip Hop con tanto di parlato, loop di sottofondo e ritmica non casuale. Si pensa che lo scorrere delle parole di una trasmissione radiofonica non abbia un ritmo, invece probabilmente ce l’ha, i Co’Sang lo hanno colto e armonizzato con la scansione precisa della musica che è fondamentale per l’impatto emotivo del brano.

Approfondimenti: http://xl.repubblica.it/dettaglio/28301?speciale=29861


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