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«La musica “classica” mi fa furiosamente incazzare, la musica “contemporanea” mi innervosisce e dopo picchio i bambini che non ho, il jazz mi fa venire i brufoli, l’etno e il folk scatenano in me ondate di razzismo fanatico che Borghezio mi fa ridere, la musica leggera mi diverte una volta su un milione… Quando metto un disco nel lettore, è sempre un disco che puzza di elettricità, è più forte di me» Questa la dichiarazione di Giorgio Canali (ex CCCP, ex CSI, ex PGR, ex tutto e ora Rossofuoco) durante una pacata intervista del 2007. Prendete o lasciate, Signori. Questo è un Cantautore vecchio stile che dà lezioni a chi crede che per essere cantautori basta cantare “ti amo” su noiosi pezzi di due accordi in sola chitarra. E’ rottura come rottura (disperata, meravigliosa) è Luci della Centrale Elettrica (da lui prodotto), si respira aria di viaggio, di amore e di esercizi di stile che scorrono nelle vene in questo Messico senza le nuvole di Paolo Conte. E allora si ascolta e si riascolta e ci sorprende quando ripensa alle due o tre cose che lo fanno stare meglio: morirgli fra le labbra, un sorriso al risveglio. Giorgio Canali e Rossofuoco – Nuvole senza Messico (da Nostra Signora della Dinamite)
http://it.wikipedia.org/wiki/Giorgio_Canali
E’ ancora una volta Brooklyn a partorire cose interessanti, è ancora una volta la Warp Records a portare alla luce cose preziose come Veckitimest, l’ultimo bellissimo album dei Grizzly Bear. La mia traccia preferita è Ready, Able, questa è una ballata pop che ha il ritmo di un respiro dove le sonorità sono piene, generose e vibranti, l’intreccio sembra semplice perché c’è una batteria e una chitarra elettrica entrambi molto classiche e preponderanti, ma ad ascoltare bene il pezzo, si scopre un tappeto complesso di suoni dove fanno capolino anche degli archi di un’orchestra sapientemente dosata. Il testo suggerisce vagamente la colpa per un tradimento o qualcosa dal quale difficilmente si può tornare indietro, ma tutta l’operazione penso sia volutamente inintellegibile. Non ci aiuta neanche il bellissimo video che ci rende visibile un microcosmo immaginato sotto i fili d’erba, penso io , della disabitata isola di Veckitimes, al largo del Massachusset, con creature di plastilina psichedelica, donne che danno in pasto omini ai loro iguana/animali-domestici ricavandone effetti lisergici e astronavi di cristallo che ci assorbono portandoci via dalla foresta popolata dagli stessi Grezzly Bear di palstilina che restano lì a catare per gli strani esseri che la popolano.
Ready, Able I’m gonna take a stab at this Surely we’ll be alright Make a decision with a kiss Maybe I have frostbite And when I shuffled on back home I made sure all my tracks in the snow were gone Tissue and bone it was a tryst This isn’t a gunfight Checking it off of my list Unable to write Five years, countless months and a loan
Hope I’m ready, able to make my own, good home
They go we go, I want you to know, what I did I did, They go we go, I want you to know, what I did I did.
Pesco ancora a piene mani dal grandissimo album dei Midlake The Courage of Others con un pezzo intitolato Rulers, ruling all things. Dopo Acts of Man ancora minuti evocativi ed emozionanti e ancora un grazie di cuore a palosham1, utente di Youtube che ha sovrapposto magnificamente le canzoni dei Midlake a frammenti di cinema. Questa è la volta del finale di Stalker (1979) film di fantascienza di Tarkovskij dove la bambina paralitica sposta i bicchieri del tavolo con il pensiero; quello sguardo, quegli occhi non si dimenticano.
Testo: http://www.songlyrics.com/midlake/rulers-ruling-all-things-lyrics/
http://it.wikipedia.org/wiki/Stalker http://www.quellochesento.it/2010/02/sogno-di-un-uomo-parte-i/
Guarda davanti e vede solo arbusti marroni e grigi, guarda indietro e vede un ragazzo con in bocca un flauto verde. Quanto le nostre azioni possono cambiare qualcosa, i colori delle nostre albe e dei nostri tramonti hanno un senso o sono scelti a caso? Nella brughiera aspetterà finchè quei colori non cambieranno. Si guarda intorno, qualcuno lo sta osservando. Comincia a piovere. Finalmente. E’ solo acqua che scorre sugli occhi e bagna il terreno. Ecco che qualcuno sta arrivando, è un vecchio amico, i due si guardano, poi si incamminano insieme senza dire una parola, come solo i vecchi amici sanno fare. All’orizzonte un uomo con una macchina fotografica sta scattando una foto in bianco e nero. Perchè in bianco e nero? Non ti piace così com’è? i colori non esistono e io sono il regista di questo sogno, voi non siete che attori, risponde l’uomo. Ora vi prego di incamminarvi verso quella stazione laggiù in fondo dove tenterete di prendere un treno che perderete, ma non sarà un male perchè nel bar la barista vi confiderà che ha tre figli e che sa fare una straordinaria torta di mele. Poi vi sveglierete.
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Loro sono i texani Midlake e questo pezzo si chiama Acts of Man dal loro ultimo album The courage of others, un disco magico e onirico di cui parleremo ancora. La potete ascoltare qui sotto in versione solo audio o in un fantastico abbinamento con le immagini di Aurora (Sunrise) il capolavoro di Murnau del 1927 (http://en.wikipedia.org/wiki/Sunrise:_A_Song_of_Two_Humans, http://it.wikipedia.org/wiki/Aurora_%28film%29)
Collegamenti: http://it.wikipedia.org/wiki/Midlake http://en.wikipedia.org/wiki/Midlake http://midlake.net/
Qualche settimana fa, ho scritto di un pezzo degli Arctic Monkeys estratto dal loro recente lavoro Humbug. Un nuovo ascolto dell’album (ombre e luci) fa emergere The Jeweller’s Hands, una perla in forma di lunga ballata oscura (6 minuti), ritmi lenti, sound evocativo e trascinante, finale epico. La voce cupa e disincantata, gli strumenti dosati con mestiere, un’atmosfera sonora sospesa ne fanno il pezzo migliore dell’album. I consigli sono i soliti: 1.ascoltare a tutto volume 2.Non cercare di comprendere il testo 3. Cercare di comprendere il testo. Per chi vuole approfondire il significato e soprattutto vuole dire la sua sulla precessione dei pionieri: http://www.songmeanings.net/songs/view/3530822107858788995/
Ci sono momenti in cui non chiedi niente di più di un pezzo con schitarrata finale. Ci sono momenti in cui ti alzi in piedi e ti viene voglia di guardare fuori della finestra. Ci sono momenti in cui quasi ti dimentichi della musica che stai ascoltando, ti basta solo la chitarra a manetta e il batterista che picchia forte. Ci sono momenti in cui avresti voglia di dire cose senza senso ma con ritmo e battendo i piedi. Ci sono momenti in cui ti ricordi che esistono dei momenti. Arctic Monkeys – Dance Little Liar (dal nuovo album Humbug)
Collegamenti: www.arcticmonkeys.com/ www.myspace.com/arcticmonkeys
Lo so non è un dischetto recente, ma non posso fare a meno di segnalarvi i CYHASY ovvero i Clap your hand and say yeah, gruppo indie-rock di Brookyn con due cd all’attivo, vi presento questa meraviglia tramite la canzone che a me piace di più: In this home on ice, l’album è l’ultimo, Some Loud Thunder, uscito un paio di anni fa.
Viene in mente altra gente di New York tipo i Velvet Underground o David Byrne. Ci sento anche un po’ di Pixies nel loro ritmo saltellante e, nella versione dal vivo di questa canzone (da The black session, vi prego ascolate anche questa versione), viene fuori un’anima da menestrello che mi ricorda il Dylan di Planet wave. Ma non temete con CYHASY non c’è nessuna operazione nostalgia, c’è molto della storia del rock ma la musica è attualissima. Il ritmo è scanzonato, veloce, quasi allegro, la voce è sempre al limite invece, disperata, implorante, un po’ malata. Tante idee come piace a me. Cosa vogliamo di più da una canzone? Che ci entri dentro, che ci tocchi nel profondo, che ci coinvolga, che ci viene voglia di riascoltarla e di cantarla. Non temete succede soprattutto questo con In this home on ice.
Ascoltala qui
Versione da vivo accettabile
“In This Home On Ice”
Blue you radiant blue I don’t know how you can stand next to me You you talk like a noose And only confuse my perplexity Now that I’m so sad and not quite right I could dance all night I could dance all night
Shake your rattle-snake skin And become a part of society Wait on down the highway To see how far I’ll come a-run a-run run running All that we had salvaged from the fire Was a waste of time (But) what a waste of time
Should I trust all the rust that’s on TV I guess with some distaste I disagree With quite a fashionable dispassion for The dispossessed under-stressed Gimme gimme gimme gimme gimme And I don’t care if you don’t like it Or just don’t see
Now that we fattened the cow And set out to plow unknown enemies “Wow!” shouts the startled crowd “How now did you see what I did see?” the ravaged cabbage drifts on dark red skies and it looks so nice gee it looks so nice
shout just let it on out confusion becomes a philosophy down we’re reaching the town where we don’t have to stand around and look over our shoulders hell I never knew was what we made it let’s just take it slow IN THIS HOME ON ICE
Elenco disordinato delle cose a cui ho pensato ascoltando Different World dei Pineapple Thief.
Pineapple Thief – Different World (da Tightly Unwound)
La puoi ascoltare qui: http://it.youtube.com/watch?v=yDI53l9_3×4 Testo: http://www.gugalyrics.com/PINEAPPLE-THIEF-DIFFERENT-WORLD-LYRICS/282612/ (testo) Collegamenti: http://www.pineapplethief.com/
Due corvi su una vecchia quercia, uno per me e uno per te. Non vedo che segni. Sempre e dappertutto. Lo xilofono fa il verso ad un carillon, l’elettronica forma questo sound rilassato e senza forma, senza apparente obiettivo. L’ascolto è immateriale, gli strumenti e la voce sono sospesi in aria. Qualcuno se ne è andato per sempre ma tornerà, vedo segni. Delicatamente, l’orchesta entra verso la fine, in ritardo. Un altro segno. Canzone triste ma non disperata, Signs, dei Bloc Party al loro terzo e spiazzante album (Intimacy).
La puoi ascoltare qui http://www.youtube.com/watch?v=yRxaez4Ttfc Testo (e commenti sui significati…) http://www.songmeanings.net/songs/view/3530822107858736916/ Collegamenti http://it.wikipedia.org/wiki/Bloc_Party http://www.blocparty.com/ http://www.myspace.com/blocparty