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Il vento freddo ha soffiato forte tutta la notte, ha portato qualche schizzo di pioggia misto a salsedine sui vetri. Ormai è quasi giorno e la sveglia, lo so, tra poco si metterà a urlare e “lì fuori fa freddo”. Indugio ancora un po’ sotto le calde coperte in questo mondo tutto mio. Sarò veramente io ancora per pochi minuti, con i miei pensieri, le persone, con tutto quello che mi è capitato; pochi minuti mi separano da un altro mondo più duro, spietato e grigio in cui stento a riconoscermi o semplicemente non c’è il tempo di pensarci. Accosto gli auricolari alle orecchie e scelgo per questa mia calda nuvoletta di piacere Heart skipped a beat. Loro sono The XX, Londra o poco più a sud, registrano il loro primo album XX autoprodotto in uno scantinato di notte e quell’atmosfera entra prepotentemente nei brani, mi ricordano gli Stars e non solo per l’utilizzo di voci maschili e femminili dialoganti. Siamo in ambito indie-pop e The XX sono poco più che ragazzini ma hanno studiato musica e hanno preparato questo loro album di debutto con meticolosa cura messa a disposizione dello stile.
Please don’t say we’re done When I’m not finished I could give you so much Make you feel, like never before Welcome, they said welcome to the floor
It’s been a while And you’ve found someone better But I’ve been waiting too long to give this up The more I see, I understand But sometimes, I still need you
Sometimes, I still need you (2x)
I was struggling to get in Left waiting outside your door I was sure You’d give me more
No need to come to me When I can make it all the way to you You made it clear You weren’t near Near enough to me
Heart skipped a beat And when I caught it you were out of reach But I’m sure, I’m sure You’ve heard if before (2x)
Il Malawi è uno stato repubblicano africano senza sbocco sul mare, grande un terzo dell’Italia e con più di 11 milioni di abitanti che vivono con un dollaro al giorno. La capitale del Malawi si chiama Lilongwe. Laggiù, Esau Mwamwaya suonò la batteria in alcune band prima di trasferirsi a Londra dove aprì un negozio di oggetti usati a Clapton. Un giorno un signore di nome Etienne Tron comprò una bicicletta usata da Esau e fece amicizia con il negoziante. Etienne è un DJ belga di un duo chiamato Radioclit assieme a Johan Karlberg. I protagonisti di questa storia divennero amici e decisero di chiamarsi The Very Best. E’ riduttivo classificare il loro primo album Warm Heart of Africa come World Music. Ripensandoci il termine stesso World Music è di fatto privo di senso e propongo una petizione per la sua abolizione. La musica è un’espressione artistica e, come tale, “contaminata e contaminante”, risultato di secoli di storia umana e incontri tra sensibilità e sentire diversi. Tutto è world music, dalla canzone in vernacolo toscano all’ultimo pezzo di Stefani Joanne Angelina Germanotta (si, proprio lei: Lady GaGa). Detto questo The Very Best sono fenomenali e contagiosi. Africa ed Europa, Elettronica e tradizione si incontrano, fanno ballare ed evocano momenti e paesaggi del caldo cuore africano.
The Very Best – Yalira (da Warm Heart of Africa)
Collegamenti: http://profile.myspace.com/index.cfm?fuseaction=user.viewprofile&friendID=173297045 http://en.wikipedia.org/wiki/The_Very_Best
Un mio lontano amico mi ha chiesto, via SMS, di inviargli la lista dei 10 dischi, via e-mail, che mi sono piaciuti di più nel 2009. Ovviamente non gli ho mandato nulla. Il mio amico è sprofondato ancora più lontano perché la modalità della sua richiesta era stata oltremodo antiestetica. Comunque se non fosse stato per questo forse non sarei stato in grado di mandargli la lista: mi accorgo di non avere una lista dei 10 dischi migliori del 2009. Ne ho ascoltati tantissimi, anche per fare fronte al mio impegno su QCS, mi sono piaciute un sacco di canzoni ma non ci sono 10 CD che mi sono piaciuti, forse solo 2 o 3. Tra questi, lo avrete già capito, c’è Tow Dancers dei Wild Beasts. Pertanto torno ancora a parlare di loro per segnalarvi Hooting and Howling. L’inizio è la parte migliore della canzone: un’essenzialità degna di Antony, basso e voce, poi entra un piano solenne, solo in seguito la canzone prende la sua forma ritmata a tratti danzabile. Una melodia fluida e scorrevole, un riff di chitarra facile costellato da suoni che vibrano come bolle di sapone o bolle d’aria sott’acqua: Molto appropriato il bellissimo video della canzone per descrivere la tipologia dei suoni utilizzati, Bellissimo l’uso delle luci che creano controluce e trasparenze affascinanti.
Carry me hooting and howling to the river to wash off my hands of the hot blood, the sweat and the sand Any rival who goes for our girls will be left thumb sucking in terror and bereft of all coffin bearers
A crude art, a bovver boot ballet – equally elegant and ugly I was as thrilled as I was appalled, courting him in fisticuffing waltz. Now I’m not saying the lads always deserve a braying. And I’m not saying the girls are worth the fines I’m paying.
We’re just brutes bored in our bovver boots. We’re just brutes clowning ’round in cahoots. We’re just brutes looking for shops to loot. We’re just brutes hoping to have a hoot
Che bello scrivere in questa nuova cornice tutta colorata! Che dire poi della nuvola dei tag: così colorata non l’ho vista in nessun blog. Grazie Pim, per tutto questo. Che dite vi piace la nuova veste di QCS? A me sì, ma sono parte in causa, aspetto le vostre impressioni.
Ok ma andiamo al sodo. Oggi vorrei parlarvi, ma soprattutto farvi ascoltare, un brano degli Editors: Briks and mortar, dal loro ultimo album In this light and on this evenings (bellissimo titolo).
Gli Editors incidono per una major e questo si sente: in tutti i brani del disco non c’è una minima deviazione, una minima bizzarria, tutto è molto professionale e scorre via liscio come l’olio e dentro la righe. Come dire: it’s just Rock ‘n Roll. Tuttavia le canzoni del disco sono compatte e potenti come devono essere delle belle canzoni pop. Il singolo che ha preceduto l’album è Papillon, mi ricorda quei pezzi che noi rokkettari utilizzavamo per ballare alle feste qualche decennio fa. Invece la mia preferita e Bricks and mortar, dal ritmo meno enfatico e dal sapore vagamente impegnato (vedi testo qui in basso). L’augurio finale me lo prendo un po’ per me poi lo giro a tutti voi. “I hope life is good for you aaaaaaaaaaaah”
No one understands, the way you found your God, there’s a bullet in your hands, Give a dog a bone, feed him for the day, and teach him how to killand, I am the posted fence, I am the city wall, stealing pounds and pence from you all. Still no one understands, the way you found yourGod, there’s a bullet in your hands.
Pour salt water on the wound, pour salt water on the wound, this home is more than Bricks and Mortar, pour salt water on the wound.
When the boys told you, you have the arms of a soldier, those arms will never hold her again. It’s just like I told you, when the boys told you, he’s gonna be a soldier forme!
I hope life is good for you. I hope life is good foryou. Now I hope life is good for you, I hope life is good for you aaaaaaaaaaaah. I hope life, I hope life, Now I hope life.
Odori da ristorante di sagra paesana, i tempi lenti di una vita che scorre in modo trascinante. Arriva musica da una piazza poco lontana, il sole sta tramontando e l’odore delle castagne arrosto ti avvolge come non ti aveva mai avvolto. Alzi gli occhi verso il palco e ascolti una band presentata come londinese-campagnola-folk’n'roll. I suonatori resteranno sul palco finchè la sagra non chiuderà e la sagra non chiuderà finchè i suonatori resteranno sul palco. Quello che senti e quello che vorresti d’un tratto sono la stessa cosa.
Mumford & Sons – Little Lion Man (da Sigh No More)
Scusatemi, mi sono preso qualche giorno di pausa. Ma tra le cose carine da ritrovare tornando a casa ci sono sicuramente questi miei messaggi nelle bottiglie. Bentrovati dunque! Questa settimana vi propongo e vi faccio ascoltare quella che, a mio parere, è la più bella canzone di una band inglese al secondo album. This is our lot dall’album Two dancers dei Wild Beasts. Le bestioline in questione costruiscono perfette melodie pop su intrecci di chitarre poliritmiche che poggiano su una batteria la cui funzione è inusuale. L’uso del falsetto può infastidire al primo ascolto ma vi prego di andare avanti per farvi catturare da questo brano che, come molte cose che mi piacciono, è ricco e generoso di idee e di spunti. A dispetto del ritmo complessivo, il tono della canzone è nostalgico ed è con questa canzone che mi sento di celebrare i morti. Quelli che veramente sono morti ma anche tutte le persone della nostra vita che abbiamo perso perché se ne sono andate o perché ce ne siamo andati noi.
la puoi ascoltare qui
Versione dal vivo
Qualche settimana fa, ho scritto di un pezzo degli Arctic Monkeys estratto dal loro recente lavoro Humbug. Un nuovo ascolto dell’album (ombre e luci) fa emergere The Jeweller’s Hands, una perla in forma di lunga ballata oscura (6 minuti), ritmi lenti, sound evocativo e trascinante, finale epico. La voce cupa e disincantata, gli strumenti dosati con mestiere, un’atmosfera sonora sospesa ne fanno il pezzo migliore dell’album. I consigli sono i soliti: 1.ascoltare a tutto volume 2.Non cercare di comprendere il testo 3. Cercare di comprendere il testo. Per chi vuole approfondire il significato e soprattutto vuole dire la sua sulla precessione dei pionieri: http://www.songmeanings.net/songs/view/3530822107858788995/
Ci sono momenti in cui non chiedi niente di più di un pezzo con schitarrata finale. Ci sono momenti in cui ti alzi in piedi e ti viene voglia di guardare fuori della finestra. Ci sono momenti in cui quasi ti dimentichi della musica che stai ascoltando, ti basta solo la chitarra a manetta e il batterista che picchia forte. Ci sono momenti in cui avresti voglia di dire cose senza senso ma con ritmo e battendo i piedi. Ci sono momenti in cui ti ricordi che esistono dei momenti. Arctic Monkeys – Dance Little Liar (dal nuovo album Humbug)
Collegamenti: www.arcticmonkeys.com/ www.myspace.com/arcticmonkeys
Elenco disordinato delle cose a cui ho pensato ascoltando Different World dei Pineapple Thief.
Pineapple Thief – Different World (da Tightly Unwound)
La puoi ascoltare qui: http://it.youtube.com/watch?v=yDI53l9_3×4 Testo: http://www.gugalyrics.com/PINEAPPLE-THIEF-DIFFERENT-WORLD-LYRICS/282612/ (testo) Collegamenti: http://www.pineapplethief.com/
Due corvi su una vecchia quercia, uno per me e uno per te. Non vedo che segni. Sempre e dappertutto. Lo xilofono fa il verso ad un carillon, l’elettronica forma questo sound rilassato e senza forma, senza apparente obiettivo. L’ascolto è immateriale, gli strumenti e la voce sono sospesi in aria. Qualcuno se ne è andato per sempre ma tornerà, vedo segni. Delicatamente, l’orchesta entra verso la fine, in ritardo. Un altro segno. Canzone triste ma non disperata, Signs, dei Bloc Party al loro terzo e spiazzante album (Intimacy).
La puoi ascoltare qui http://www.youtube.com/watch?v=yRxaez4Ttfc Testo (e commenti sui significati…) http://www.songmeanings.net/songs/view/3530822107858736916/ Collegamenti http://it.wikipedia.org/wiki/Bloc_Party http://www.blocparty.com/ http://www.myspace.com/blocparty