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Sofisticate calde soffici libranti morbidezze
Scritto da joe il 21 Feb 2010

Il vento freddo ha soffiato forte tutta la notte, ha portato qualche schizzo di pioggia misto a salsedine sui vetri. Ormai è quasi giorno e la sveglia, lo so, tra poco si metterà a urlare e “lì fuori fa freddo”. Indugio ancora un po’ sotto le calde coperte in questo mondo tutto mio. Sarò veramente io ancora per pochi minuti, con i miei pensieri, le persone, con tutto quello che mi è capitato; pochi minuti mi separano da un altro mondo più duro, spietato e grigio in cui stento a riconoscermi o semplicemente non c’è il tempo di pensarci. Accosto gli auricolari alle orecchie e scelgo per questa mia calda nuvoletta di piacere Heart skipped a beat.
Loro sono The XX, Londra o poco più a sud, registrano il loro primo album XX autoprodotto in uno scantinato di notte e quell’atmosfera entra prepotentemente nei brani, mi ricordano gli Stars e non solo per l’utilizzo di voci maschili e femminili dialoganti. Siamo in ambito indie-pop e The XX sono poco più che ragazzini ma hanno studiato musica e hanno preparato questo loro album di debutto con meticolosa cura messa a disposizione dello stile.

Please don’t say we’re done
When I’m not finished
I could give you so much
Make you feel, like never before
Welcome, they said welcome to the floor

It’s been a while
And you’ve found someone better
But I’ve been waiting too long to give this up
The more I see, I understand
But sometimes, I still need you

Sometimes, I still need you (2x)

I was struggling to get in
Left waiting outside your door
I was sure
You’d give me more

No need to come to me
When I can make it all the way to you
You made it clear
You weren’t near
Near enough to me

Heart skipped a beat
And when I caught it you were out of reach
But I’m sure, I’m sure
You’ve heard if before (2x)

The Very Best
Scritto da pim il 17 Gen 2010

Il Malawi è uno stato repubblicano africano senza sbocco sul mare, grande un terzo dell’Italia e con più di 11 milioni di abitanti che vivono con un dollaro al giorno. La capitale del Malawi si chiama Lilongwe. Laggiù, Esau Mwamwaya suonò la batteria in alcune band prima di trasferirsi a Londra dove aprì un negozio di oggetti usati a Clapton. Un giorno un signore di nome Etienne Tron comprò una bicicletta usata da Esau e fece amicizia con il negoziante. Etienne è un DJ belga di un duo chiamato Radioclit assieme a Johan Karlberg.
I protagonisti di questa storia divennero amici e decisero di chiamarsi The Very Best.
E’ riduttivo classificare il loro primo album Warm Heart of Africa come World Music. Ripensandoci il termine stesso World Music è di fatto privo di senso e propongo una petizione per la sua abolizione. La musica è un’espressione artistica e, come tale, “contaminata e contaminante”, risultato di secoli di storia umana e incontri tra sensibilità e sentire diversi. Tutto è world music, dalla canzone in vernacolo toscano all’ultimo pezzo di Stefani Joanne Angelina Germanotta (si, proprio lei: Lady GaGa).
Detto questo The Very Best sono fenomenali e contagiosi. Africa ed Europa, Elettronica e tradizione si incontrano, fanno ballare ed evocano momenti e paesaggi del caldo cuore africano.

The Very Best – Yalira (da Warm Heart of Africa)

Collegamenti:
http://profile.myspace.com/index.cfm?fuseaction=user.viewprofile&friendID=173297045
http://en.wikipedia.org/wiki/The_Very_Best

I 10 migliori cd del 2009 :)
Scritto da joe il 10 Gen 2010

Un mio lontano amico mi ha chiesto, via SMS, di inviargli la lista dei 10 dischi, via e-mail, che mi sono piaciuti di più nel 200WildBeast9. Ovviamente non gli ho mandato nulla. Il mio amico è sprofondato ancora più lontano perché la modalità della sua richiesta era stata oltremodo antiestetica. Comunque se non fosse stato per questo forse non sarei stato in grado di mandargli la lista: mi accorgo di non avere una lista dei 10 dischi migliori del 2009.  Ne ho ascoltati tantissimi, anche per fare fronte al mio impegno su QCS, mi sono piaciute un sacco di canzoni ma non ci sono 10 CD che mi sono piaciuti, forse solo 2 o 3. Tra questi, lo avrete già capito, c’è Tow Dancers dei Wild Beasts. Pertanto torno ancora a parlare di loro per segnalarvi Hooting and Howling.
L’inizio è la parte migliore della canzone: un’essenzialità degna di Antony, basso e voce, poi entra un piano solenne, solo in seguito la canzone prende la sua forma ritmata a tratti danzabile. Una melodia fluida e scorrevole, un riff di chitarra facile costellato da suoni che vibrano come bolle di sapone o bolle d’aria sott’acqua: Molto appropriato il bellissimo video della canzone per descrivere la tipologia dei suoni utilizzati, Bellissimo l’uso delle luci che creano controluce e trasparenze affascinanti.

Carry me hooting and howling
to the river to wash off my hands
of the hot blood, the sweat and the sand
Any rival who goes for our girls will be left thumb sucking in terror
and bereft of all coffin bearers

A crude art, a bovver boot ballet – equally elegant and ugly
I was as thrilled as I was appalled, courting him in fisticuffing waltz.
Now I’m not saying the lads always deserve a braying.
And I’m not saying the girls are worth the fines I’m paying.

We’re just brutes bored in our bovver boots.
We’re just brutes clowning ’round in cahoots.
We’re just brutes looking for shops to loot.
We’re just brutes hoping to have a hoot

Beati costruttori di …. musica
Scritto da joe il 15 Nov 2009

robert-capa

Che bello scrivere in questa nuova cornice tutta colorata! Che dire poi della nuvola dei tag: così colorata non l’ho vista in nessun blog. Grazie Pim, per tutto questo. Che dite vi piace la nuova veste di QCS? A me sì, ma sono parte in causa, aspetto le vostre impressioni.

Ok ma andiamo al sodo. Oggi vorrei parlarvi, ma soprattutto farvi ascoltare, un brano degli Editors: Briks and mortar, dal loro ultimo album In this light and on this evenings (bellissimo titolo).

Gli Editors incidono per una major e questo si sente: in tutti i brani del disco non c’è una minima deviazione, una minima bizzarria, tutto è molto professionale e scorre via liscio come l’olio e dentro la righe. Come dire: it’s just Rock ‘n Roll. Tuttavia le canzoni del disco sono compatte e potenti come devono essere delle belle canzoni pop.  Il singolo che ha preceduto l’album è Papillon, mi ricorda quei pezzi che noi rokkettari utilizzavamo per ballare alle feste qualche decennio fa. Invece la mia preferita e Bricks and mortar, dal ritmo meno enfatico e dal sapore vagamente impegnato (vedi testo qui in basso). L’augurio finale me lo prendo un po’ per me poi lo giro a tutti voi. “I hope life is good for you aaaaaaaaaaaah”

No one understands, the way you found your God,
there’s a bullet in your hands,
Give a dog a bone, feed him for the day,
and teach him how to killand,
I am the posted fence, I am the city wall,
stealing pounds and pence from you all.
Still no one understands, the way you found yourGod,
there’s a bullet in your hands.

Pour salt water on the wound,
pour salt water on the wound,
this home is more than Bricks and Mortar,
pour salt water on the wound.

When the boys told you, you have the arms of a soldier,
those arms will never hold her again.
It’s just like I told you, when the boys told you,
he’s gonna be a soldier forme!

Pour salt water on the wound,
pour salt water on the wound,
this home is more than Bricks and Mortar,
pour salt water on the wound.

I hope life is good for you.
I hope life is good foryou.
Now I hope life is good for you,
I hope life is good for you aaaaaaaaaaaah.
I hope life, I hope life, Now I hope life.

La sagra
Scritto da pim il 08 Nov 2009

Odori da ristorante di sagra paesana, i tempi lenti di una vita che scorre in modo trascinante. Arriva musica da una piazza poco lontana, il sole sta tramontando e l’odore delle castagne arrosto ti avvolge come non ti aveva mai avvolto. Alzi gli occhi verso il palco e ascolti una band presentata come londinese-campagnola-folk’n'roll.
I suonatori resteranno sul palco finchè la sagra non chiuderà e la sagra non chiuderà finchè i suonatori resteranno sul palco.  Quello che senti e quello che vorresti d’un tratto sono la stessa cosa.

Mumford & Sons – Little Lion Man (da Sigh No More)

Dia de Todos os Santos
Scritto da joe il 01 Nov 2009

DiaDeTodosOsSantos Scusatemi, mi sono preso qualche giorno di pausa. Ma tra le cose carine da ritrovare tornando a casa ci sono sicuramente questi miei messaggi nelle bottiglie. Bentrovati dunque! Questa settimana vi propongo e vi faccio ascoltare quella che, a mio parere, è la più bella canzone di una band inglese al secondo album. This is our lot dall’album Two dancers dei Wild Beasts. Le bestioline in questione costruiscono perfette melodie pop su intrecci di chitarre poliritmiche che poggiano su una batteria la cui funzione è inusuale. L’uso del falsetto può infastidire al primo ascolto ma vi prego di andare avanti per farvi catturare da questo brano che, come molte cose che mi piacciono, è ricco e generoso di idee e di spunti.
A dispetto del ritmo complessivo, il tono della canzone è nostalgico ed è con questa canzone che mi sento di celebrare i morti. Quelli che veramente sono morti ma anche tutte le persone della nostra vita che abbiamo perso perché se ne sono andate o perché ce ne siamo andati noi.

la puoi ascoltare qui

Versione dal vivo

Nelle mani del gioielliere
Scritto da pim il 27 Set 2009

Qualche settimana fa, ho scritto di un pezzo degli Arctic Monkeys estratto dal loro recente lavoro Humbug. Un nuovo ascolto dell’album (ombre e luci) fa emergere The Jeweller’s Hands, una perla in forma di lunga ballata oscura (6 minuti), ritmi lenti, sound evocativo e trascinante, finale epico. La voce cupa e disincantata, gli strumenti dosati con mestiere,  un’atmosfera sonora sospesa ne fanno il pezzo migliore dell’album.
I consigli sono i soliti: 1.ascoltare a tutto volume  2.Non cercare di comprendere il testo 3. Cercare di comprendere il testo. Per chi vuole approfondire il significato e soprattutto vuole dire la sua sulla precessione dei pionieri:
http://www.songmeanings.net/songs/view/3530822107858788995/

Ci sono momenti
Scritto da pim il 06 Set 2009

Ci sono momenti in cui non chiedi niente di più di un pezzo con schitarrata finale. Ci sono momenti in cui ti alzi in piedi e ti viene voglia di guardare fuori della finestra. Ci sono momenti in cui quasi ti dimentichi della musica che stai ascoltando, ti basta solo la chitarra a manetta e il batterista che picchia forte. Ci sono momenti in cui avresti voglia di dire cose senza senso ma con ritmo e battendo i piedi. Ci sono momenti in cui ti ricordi che esistono dei momenti.
Arctic Monkeys – Dance Little Liar (dal nuovo album Humbug)

Collegamenti:
www.arcticmonkeys.com/
www.myspace.com/arcticmonkeys

Prog
Scritto da pim il 13 Dic 2008

Elenco disordinato delle cose a cui ho pensato ascoltando Different World dei Pineapple Thief.

  1. Vuol dire Ladro di Ananas
  2. Radiohead
  3. Dura oltre 10 minuti
  4. Questo è vecchio polveroso progressive rock, forse uno degli ultimi grandi brani, quasi un residuato bellico, quindi ascoltiamolo.
  5. La poderosa intro strumentale è il momento migliore
  6. La voce del cantante Bruce Soord sembra fatta apposta per questa musica
  7. Sono inglesi del Sud (di Yeovil, Somerset dice wikipedia). Mi piacerebbe fare un giro in quei posti, con tutti quei luoghi che finiscono per mouth.
  8. Non brillano per originalità questi ladri di ananas ma è un gran pezzo.
  9. I cambi di ritmo sono azzeccati con precisione paranoica, le citazioni musicali si sprecano.
  10. Il finale schitarrato è il momento migliore.

Pineapple Thief – Different World (da Tightly Unwound)

La puoi ascoltare qui:
http://it.youtube.com/watch?v=yDI53l9_3×4
Testo:
http://www.gugalyrics.com/PINEAPPLE-THIEF-DIFFERENT-WORLD-LYRICS/282612/ (testo)
Collegamenti:
http://www.pineapplethief.com/

Segni
Scritto da pim il 02 Nov 2008

Due corvi su una vecchia quercia, uno per me e uno per te.
Non vedo che segni. Sempre e dappertutto. Lo xilofono fa il verso ad un carillon,  l’elettronica forma questo sound rilassato e senza forma, senza apparente obiettivo. L’ascolto è immateriale, gli strumenti e la voce sono sospesi in aria.
Qualcuno se ne è andato per sempre ma tornerà, vedo segni. Delicatamente, l’orchesta entra verso la fine, in ritardo. Un altro segno.
Canzone triste ma non disperata, Signs, dei Bloc Party al loro terzo e spiazzante album (Intimacy).

La puoi ascoltare qui
http://www.youtube.com/watch?v=yRxaez4Ttfc
Testo (e commenti sui significati…)
http://www.songmeanings.net/songs/view/3530822107858736916/
Collegamenti
http://it.wikipedia.org/wiki/Bloc_Party
http://www.blocparty.com/
http://www.myspace.com/blocparty

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