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runkutunkutukutukutuntun
Scritto da pim il 12 Ott 2008

In questo difficile momento bancarottiero e fallimentare per l’amata Islanda, mi pare giusto parlare della trentunenne Emiliana Torrini (madre islandese e padre italiano) al suo terzo album (Me And Armini).
Chiarito che nessuno (lei per prima) ha idea di chi sia Armini, penso che date le circostanze sia doveroso estrarre un pezzo allegrotto lontano da sonorità pensose e pensanti e per niente cupo.

Jungle Drum è un pop veloce di tipo runkutunkutukutukutuntun che difficilmente si dimentica durante la giornata.
Ottimamente arrangiato, è già apparso pochi mesi fa in un episodio di Grey’s Anatomy. Da ascoltare rigorosamente alle 7 di mattina appena alzati, oppure davanti al bancomat che si rifiuta di sputare i propri soldi perchè la banca è fallita e il conto corrente congelato.

La puoi ascoltare qui:
http://it.youtube.com/watch?v=rv5_E-wSrFU&NR=1
Collegamenti:
http://it.wikipedia.org/wiki/Emiliana_Torrini

http://www.emilianatorrini.com/

http://www.myspace.com/EmilianaTorrini

Con un ronzio nelle orecchie suoniamo all’infinito
Scritto da pim il 20 Lug 2008

Già sentito. Il solito canto intimo, la melodia sospesa e carica di tensione, gli archi e i tempi lunghi, il solito crescendo in up-tempo con batterie e avvolgente finale elettrico. La solita magia che i Sigur Ros dispensano da anni.
In “Með Suð Í Eyrum Við Spilum Endalaust” hanno forse imboccato la pericolosa e trafficata strada del pop (la collaborazione con Flood si fa sentire nei primi pezzi dell’album).
In attesa di metabolizzare i futuri sviluppi artistici ascoltiamoci i 9 minuti e 20 di Festival, l’ennesimo inarrivabile emozionante pezzo della band islandese.
Chi è stato in Islanda sa che questa è in realtà una colonna sonora di quello che scorre davanti agli occhi. Acqua, deserto, ghiaccio e fuoco. Sa che quella musica è IL modo di comunicare uno stato d’animo e di descrivere un luogo dell’anima.
Sa che le parole non sono importanti perchè nessuno le ascolterà, sa che basta un piccolo ronzio nelle orecchie per poter suonare all’infinito.

La puoi ascoltare qui:
http://www.myspace.com/sigurros

Ieri
Scritto da pim il 06 Gen 2008

Una cosa elettrica, diversa, dai Sigur Ros. Dolce melodia di xilofoni seguita da chitarre roboanti che picchiano duro. “Í Gær” significa “ieri” e non è un pezzo nuovo. Scritto nel 2000, è stato suonato raramente nei concerti dal gruppo islandese ed è comparso per la prima volta nel doppio album Hvarf-Heim, insieme ad altri inediti e qualche unplugged.
Si tratta forse dell’unico pezzo di progressive rock dei Sigur Ros, una specie di mantra in cui lo xilofono apre e chiude; nel mezzo, nonostante i cambi di ritmo e le trascinanti accelerazioni di chitarra, rimane la fredda malinconia islandese, la dimensione onirica e drammatica di una band unica e mai ripetitiva, dal sound magico come la terra da cui proviene.
Una musica fragile e silenziosa anche quando le chitarre prendono il sopravvento, come l’incredibile silenzio che si può “sentire” in Islanda.
E quei nomi di canzoni che mi ricordano i cartelli stradali assolutamente irresistibili ammirati durante un viaggio di alcuni anni fa. Kirkjubæjarklaustur, Landmannalaugar, Solheimahjaleiga.

La puoi ascoltare su
http://www.myspace.com/sigurros

Assolutamente da leggere:
Siamo state a Kirkjubæjarklaustur. Viaggio in Islanda.
Valeria Viganò

Altri collegamenti:
http://www.sigur-ros.co.uk/
http://it.wikipedia.org/wiki/Sigur_R%C3%B3s

Noi siamo gli intrusi della terra!
Scritto da pim il 03 Giu 2007
Visto che tutti ne parlano, ne parlo anch’io.
Per Björk Guðmundsdóttir possiamo spendere l’abusato aggettivo “geniale”. Ed è uno dei pochi artisti per cui possiamo davvero farlo.
Per il suo passato e per il suo continuo sperimentare, cambiare e conoscere, esplorare suoni e vocalità. L’ultimo album “Volta” non mi sembra all’altezza di questo passato. E’ un buonissimo disco pop ma anche un qualcosa di già sentito, “già sperimentato”. Niente male comunque “Earth Intruders“, elettronica, ritmica e spigolosa, africana, cattiva, danzereccia, politica, rabbiosa.
Noi siamo gli intrusi della terra!
Con i nostri piedi che calpestano

Con i nostri piedi che marciano

Triturando gli scettici nel suolo
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