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Rotture
Scritto da pim il 02 Mag 2010

«La musica “classica” mi fa furiosamente incazzare, la musica “contemporanea” mi innervosisce e dopo picchio i bambini che non ho, il jazz mi fa venire i brufoli, l’etno e il folk scatenano in me ondate di razzismo fanatico che Borghezio mi fa ridere, la musica leggera mi diverte una volta su un milione… Quando metto un disco nel lettore, è sempre un disco che puzza di elettricità, è più forte di me»
Questa la dichiarazione di Giorgio Canali (ex CCCP, ex CSI, ex PGR, ex tutto e ora Rossofuoco) durante una pacata intervista del 2007. Prendete o lasciate, Signori. Questo è un Cantautore  vecchio stile che dà lezioni a chi crede che per essere cantautori basta cantare “ti amo” su  noiosi pezzi di due accordi in sola chitarra.
E’ rottura come rottura (disperata, meravigliosa) è Luci della Centrale Elettrica (da lui prodotto), si respira aria di  viaggio, di amore e di esercizi di stile che scorrono nelle vene in questo Messico senza le nuvole di Paolo Conte.
E allora si ascolta e si riascolta e ci sorprende quando ripensa alle due o tre cose  che lo fanno stare meglio: morirgli fra le labbra, un sorriso al risveglio.
Giorgio Canali e Rossofuoco – Nuvole senza Messico (da Nostra Signora della Dinamite)

http://it.wikipedia.org/wiki/Giorgio_Canali

La fuga
Scritto da pim il 03 Gen 2010

Un Pink Lady seduti sulla sdraio a bordo piscina, al diavolo la routine della vita, il bollo dell’auto, la bolletta del gas, la televisione. Al diavolo i politicanti e le municipalizzate, i convegni sulle buche nelle strade. Al diavolo quel telegiornale che continua a urlarmi nell’orecchio brutte cose.
E’ l’eclettico Alessandro Magnanini che ci regala un notevole lavoro retrò (l’album Someway Still I Do) che sa tanto di colonna sonora sixties, di vite in fuga, di lounge bar. Secret Lover è interpretata magistralmente da Jenny B. (vincitrice a Sanremo giovani 2000) e sembra che da un momento all’altro possa entrare in stanza un James Bond o un viaggiatore a tempo pieno, di quelli che la vita è fatta di sguardi intensi, buon cibo, ricordi sfilacciati e sogni dimenticati.

Alessandro Magnanini  Secret Lover (feat. Jenny B)

Collegamenti:
http://www.myspace.com/ilduka

Io non sono new school, io sono newrante
Scritto da pim il 22 Nov 2009

Se fossero di Manchester o Chicago sarebbero nei primi posti delle classifiche mondiali. Invece The Styles vengono dalla Brianza, fanno un pop-punk a ritmi serrati e dicono cose (di solito in inglese) divertenti e coraggiose in questi tempi bui di veline, di lustrini, di apparenze e di ignoranze.
“Io non sono new school, io sono newrante” e poi “niente occhiali da sole per farmi distante” e poi ancora “non ho il ciuffo da fighetto, non ho il papi importante, non mi vesto da coglione perché siete già in tanti” e via andare.
L’eredità musicale del cantautorato di protesta è stata raccolta, piaccia o no, anche da gruppi come questo. Quello che un tempo cantava Guccini “contro” viene ripreso da gruppi alternativi che si rivolgono direttamente al mondo giovanile con ironia (materia quasi sconosciuta oggi), leggerezza o rabbia.
Dicono più canzoni come questa o gli album di Vasco Brondi che cento comizi dei nostri politici.

The Styles  “Newrante”

Collegamenti:
http://it.wikipedia.org/wiki/The_Styles
http://www.myspace.com/thestylessuck

Prima del sogno
Scritto da pim il 18 Ott 2009

portroyal2

Ancora i sogni e i paesaggi sconfinati dei Port Royal, una delle migliori band italiane (di sempre). Il tocco magico e le emozioni suscitate dall’ascolto della loro musica sono una costante sin dai primi lavori del gruppo.
Il mezzo è un’elettronica spesso oscura o evocativa fatta di cambi ritmici, incursioni techno-ballabili, liquide malinconie, melodie eteree, voci fuori campo.  A tre anni di distanza da Afraid To Dance (ne abbiamo già scritto qui) il nuovo album Dying in Time conferma la qualità di un suono uscito da tempo dai confini nazionali.
Difficile scegliere un pezzo, consiglio Exhausted Muse\Europe, 9 minuti di pace squassata da cupe accelerazioni ritmiche sintetiche.  Se preferite qualcosa di più danzereccio potete ascoltarvi Nights in Kiev (lo trovate su MySpace).

Da ascoltare prima del sogno.

http://www.quellochesento.it/2007/10/paesaggi-spaesati/
http://www.myspace.com/uptheroyals
http://www.port-royal.it/

Egocentrica
Scritto da pim il 16 Mag 2009

Naufragata in un polveroso e buio palcoscenico jazz, una bellissima voce è capace in pochi minuti di cambiare continuamente registro dal falsetto al canto pieno. Tra le luci soffuse del locale, seduta su uno sgabello in abito nero da sera, una giovane e seducente donna confessa di non saper riconoscere una Skoda da una Punto o da una Fiesta, suggerisce agli uomini in sala di non darle appuntamento per la sera perchè arriverà in ritardo, comunica al pubblico di amare follemente gli applausi che riceverà.

Attenti, atterriti, attratti da tanta audacia, da dosi ironiche fuori dalla media, riusciranno a salvarsi ed arrivare fino alla fine del pezzo. La misteriosa cantante guarda negli occhi i pochi spettattori e conclude tranquillizzando: lei, timida e fragile, una vita vera fuori dal palcoscenico ancora non ce l’ha.

Simona Molinari. Egocentrica.

Confessione pellerossa
Scritto da pim il 11 Gen 2009
Quello Che Sento

Ogni canzone di Paolo Conte è una finestra che si apre su un universo di personaggi, donne, fantasmi, momenti. Pare di vederli passare il Diavolo Rosso, Hemingway, Bartali, il proprietario del bar Mocambo. Chiudi gli occhi e compaiono pianoforti a coda lunga in mezzo al mare, disegni di Hugo Pratt, scarpe che ballano il tango, macachi, gente per cui le arti stan nei musei.
Il Quadrato e il Cerchio (dall’album Psiche) è la nuova versione de “L’indiano” scritta da Conte per Adriano Celentano, una ballata quasi funk fatta di geometrie, amici, piscine a scacchi e frecce gialle e nere.
Difficile non usare le parole di Conte: “il Quadrato e il Cerchio è una confessione di attualità pellerossa… il quadrato è lo spazio costruito dai bianchi, il cerchio invisibile è il senso mistico che hanno gli indiani“. E difficile è far finta di niente ascoltando l’ultimo verso: “..dico del mio silenzio indiano un dialetto di lontani specchi e nuvole parlanti, è così che scrivo io…“, quasi la chiave di lettura di un’intera poetica.
Forma e contenuti si miscelano come sempre nell’universo contiano. Splendidi, meravigliosi perdenti, ad inseguir la vita, a fuggire da qualcuno o qualcosa, il tempo è scandito da rumori e silenzi, frasi sussurrate, morbidi gesti.

La puoi ascoltare qui:
http://it.youtube.com/watch?v=ZW33yb0Mj_Q

Testo:

Ho visto il cielo grigio
e frecce gialle e nere
attraversare spazi lunghi
e larghi in un quadrato ingordo mentre io …
… pensavo al cerchio che
nessuno vede, ma si sente
fremere e vibrare come
un lago indiano d’aria, ecco io …

ho visto una piscina a scacchi
gialli e neri… nuovi ricchi
arrivati ieri in fretta e furia
cosa penso io?..

pensavo ad un amico anche lui
lontanamente indiano, forse
un capo o una comparsa al cine,
cosa voglio io?..

ah, fatemi lavare
ah, fatemi nuotare
ah, ah, ah, fatemi svanire

il tempo è un cerchio che finisce
la dove comincia.. neanche una fessura lo interrompe come
quando penso io..

dico del mio silenzio indiano
un dialetto di lontani specchi
e nuvole parlanti, è così
che scrivo io…

ah, fatemi asciugare
ah, fatemi scaldare
ah, ah, ah, fatemi svanire.

Sonata per pianoforte n. 8
Scritto da pim il 28 Dic 2008

E’ quasi un gioco, audace e spudorato. Si fa quello che facevano i francesi negli anni 60.  Si prende un pezzo di musica classica, si riadatta e ci si canta sopra.
La Patetica di Beethoven rivisitata in chiave pop con un carico ironico delicatamente pesante. Si prende per i fondelli la canzone d’amore francese (Gainsbourg e Birkin su tutti), si scrive un testo che nel suo genere è semplicemente grandioso, si usa la voce di Alessandra Contini, sfacciatamente sexy.
Non si capisce dove finirà il gioco, una dichiarazione d’amore per un modo di cantare che non esiste più oppure finalmente una liberazione, una fuga da un qualcosa che ossessiona.
E allora ascoltiamoci prima l’inarrivabile e dolcissima Sonata per pianoforte n. 8 (La Patetica) di Beethoven e poi questo duo elettro-pop-retrò italiano che gioca con la musica e con le parole.

Il Genio (La Pathetique)

La puoi ascoltare qui:
http://it.youtube.com/watch?v=UaDQxbygyew
http://it.youtube.com/watch?v=klZYv-f9kCE (Beethoven Sonata no. 8 Pathetique)

Testo:

Oui l’amour cette est le plait du jour
hier soir tu m’as donné un bijou
oui cette est la formule de l’amour
Toi tu m’embrasserai
mon amour mais sans impasse
ce soir toi tu m’as dit un petite mot
ce soir tu m’as dit je suis un idole
mais il fait froid
non mais tu viendras
mais il fait chaud
oui on y va!
Pas ce soir
mais tu viendras
C’est probable
Oui l’amour cette est le plait du jour
hier soir tu m’as donné un bijou
oui cette est la formule de l’amour.
Toi tu m’embrasserai
mon amour mais sans impasse
ce soir toi tu m’as dit un petite mot
ce soir tu m’as dit je suis un idole
mais il fait froid
non mais tu viendras
mais il fait chaud
oui on y va!
Pas ce soir
mais tu viendras
C’est probable

E’ oggi che ti voglio
Scritto da pim il 24 Nov 2007

Cantate così, quasi per gioco. Miscele pop e afro, R&B e acustica in lingua somala e inglese.
Jidka (The line)‘ è l’album di Saba Anglana, italo-africana cantante e attrice (nel serial “La squadra”). Registrato a Torino in collaborazione con i Mau Mau, è un’opera anomala nel panorama italiano, con ritmi tradizionali africani e sonorità di respiro internazionale.
Manta è una melodia misteriosa e coinvolgente. Vuol dire ‘oggi’, ‘Manta ani ua ku rawa’ (è oggi che ti voglio). Manta ripetuto molte volte, con la voce (bella) di Saba come vero strumento musicale, ondeggiante tra nord e sud, tra la nebbia e il sole del deserto. E’ la linea (Jidka) che separa le culture, presente perchè da oltrepassare o annullare all’occorrenza.

Collegamenti:
http://www.sabaanglana.com/

Paesaggi spaesati
Scritto da pim il 27 Ott 2007

Quale musica per un paesaggio che scorre al finestrino di un treno? Una musica distorta, artificiale, lancinante, splendida. Una tiepida malinconia prende il viaggiatore. Si rende conto che quei suoni sono più complessi di quel che sembra e cerca di ricordare se in passato ha già sentito altrove qualcosa del genere.
Elettronica ma con anima meccanica. Piano piano anche il paesaggio comincia a distorcersi, tutto diventa sospeso, leggero. Quel treno si sta muovendo o è il fuori che corre?
Il viaggiatore penserà che in fin dei conti si può anche ballare, e ci proverà. Ma solo per qualche istante, poi si fermerà e sarà assalito dal dubbio di aver dimenticato qualcosa a casa.
Si ricorderà di un viaggio in Scandinavia e di un altro, tanti anni prima, negli Stati Uniti. Ecco, ha dimenticato un paio di sogni, lasciati indietro. Ancora una volta vedrà scorrere davanti a lui un paesaggio spaesato. Finalmente arrivano note di pianoforte che placano e fanno chiudere ancora gli occhi.
Port Royal – ‘Anya: Sehnsucht‘ (da Afraid to dance).
Collegamenti:
http://www.lastfm.it/music/Port-Royal/_/Anya%3A+Sehnsucht
http://www.myspace.com/uptheroyals

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