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La fuga
Scritto da pim il 03 Gen 2010

Un Pink Lady seduti sulla sdraio a bordo piscina, al diavolo la routine della vita, il bollo dell’auto, la bolletta del gas, la televisione. Al diavolo i politicanti e le municipalizzate, i convegni sulle buche nelle strade. Al diavolo quel telegiornale che continua a urlarmi nell’orecchio brutte cose.
E’ l’eclettico Alessandro Magnanini che ci regala un notevole lavoro retrò (l’album Someway Still I Do) che sa tanto di colonna sonora sixties, di vite in fuga, di lounge bar. Secret Lover è interpretata magistralmente da Jenny B. (vincitrice a Sanremo giovani 2000) e sembra che da un momento all’altro possa entrare in stanza un James Bond o un viaggiatore a tempo pieno, di quelli che la vita è fatta di sguardi intensi, buon cibo, ricordi sfilacciati e sogni dimenticati.

Alessandro Magnanini  Secret Lover (feat. Jenny B)

Collegamenti:
http://www.myspace.com/ilduka

Roba seria
Scritto da joe il 03 Ago 2009

Nelle serate dove non si respira e si cerca rifugio in quache posticino in riva al mare per fare quattro chacchiere con amici o conoscenti si finisce per parlare di musica e di musica bassa e di musica alta, del jazz che non ti piace perché non lo capisci e di tutte queste stronzate. Ma fa troppo caldo per discuteree poi c’ho un groppo nello stomaco per i miei casini, preferisco tirare fuori il mio iPod pieno zeppo di cultura pop e confodere le idee con questo brano. Ibrido-Brivido caldo,caldo sudore come in Etiopia dove matrici jazz si mescolano con sinuose melodie arabe con il drum ‘n bass con l’afro-beat e il funk. Inspiration Information 3 è un bel cd di Mulatu Astake and Heliocentrics nel quale si trova tutto questo. Dal CD scelgo Cha Cha particolarmente sensuale e accattivante ideale per queste temperature. Sorseggiamo ancora una bevanda gelata, tenendo il bicchiere tra le mani per cercare refrigerio e ogni tanto con queste ci tocchiamo la faccia o mettiamo direttamente il bicchiere sulla fronte. Ci attardiamo nonostante il sonno perché il ghiaccio non si è ancora del tutto sciolto e perché speriamo in una brezza della notte che porti via un po’ di rabbia.  

La puoi ascoltare qui

Egocentrica
Scritto da pim il 16 Mag 2009

Naufragata in un polveroso e buio palcoscenico jazz, una bellissima voce è capace in pochi minuti di cambiare continuamente registro dal falsetto al canto pieno. Tra le luci soffuse del locale, seduta su uno sgabello in abito nero da sera, una giovane e seducente donna confessa di non saper riconoscere una Skoda da una Punto o da una Fiesta, suggerisce agli uomini in sala di non darle appuntamento per la sera perchè arriverà in ritardo, comunica al pubblico di amare follemente gli applausi che riceverà.

Attenti, atterriti, attratti da tanta audacia, da dosi ironiche fuori dalla media, riusciranno a salvarsi ed arrivare fino alla fine del pezzo. La misteriosa cantante guarda negli occhi i pochi spettattori e conclude tranquillizzando: lei, timida e fragile, una vita vera fuori dal palcoscenico ancora non ce l’ha.

Simona Molinari. Egocentrica.

Confessione pellerossa
Scritto da pim il 11 Gen 2009
Quello Che Sento

Ogni canzone di Paolo Conte è una finestra che si apre su un universo di personaggi, donne, fantasmi, momenti. Pare di vederli passare il Diavolo Rosso, Hemingway, Bartali, il proprietario del bar Mocambo. Chiudi gli occhi e compaiono pianoforti a coda lunga in mezzo al mare, disegni di Hugo Pratt, scarpe che ballano il tango, macachi, gente per cui le arti stan nei musei.
Il Quadrato e il Cerchio (dall’album Psiche) è la nuova versione de “L’indiano” scritta da Conte per Adriano Celentano, una ballata quasi funk fatta di geometrie, amici, piscine a scacchi e frecce gialle e nere.
Difficile non usare le parole di Conte: “il Quadrato e il Cerchio è una confessione di attualità pellerossa… il quadrato è lo spazio costruito dai bianchi, il cerchio invisibile è il senso mistico che hanno gli indiani“. E difficile è far finta di niente ascoltando l’ultimo verso: “..dico del mio silenzio indiano un dialetto di lontani specchi e nuvole parlanti, è così che scrivo io…“, quasi la chiave di lettura di un’intera poetica.
Forma e contenuti si miscelano come sempre nell’universo contiano. Splendidi, meravigliosi perdenti, ad inseguir la vita, a fuggire da qualcuno o qualcosa, il tempo è scandito da rumori e silenzi, frasi sussurrate, morbidi gesti.

La puoi ascoltare qui:
http://it.youtube.com/watch?v=ZW33yb0Mj_Q

Testo:

Ho visto il cielo grigio
e frecce gialle e nere
attraversare spazi lunghi
e larghi in un quadrato ingordo mentre io …
… pensavo al cerchio che
nessuno vede, ma si sente
fremere e vibrare come
un lago indiano d’aria, ecco io …

ho visto una piscina a scacchi
gialli e neri… nuovi ricchi
arrivati ieri in fretta e furia
cosa penso io?..

pensavo ad un amico anche lui
lontanamente indiano, forse
un capo o una comparsa al cine,
cosa voglio io?..

ah, fatemi lavare
ah, fatemi nuotare
ah, ah, ah, fatemi svanire

il tempo è un cerchio che finisce
la dove comincia.. neanche una fessura lo interrompe come
quando penso io..

dico del mio silenzio indiano
un dialetto di lontani specchi
e nuvole parlanti, è così
che scrivo io…

ah, fatemi asciugare
ah, fatemi scaldare
ah, ah, ah, fatemi svanire.

Freedom
Scritto da pim il 07 Lug 2008
Quando la Francia si rifiutò di prendere parte alla guerra in Iraq, gli Stati Uniti boicottarono i prodotti francesi e tutto ciò che potesse loro ricordare quella nazione.
Non potendo prendere in considerazione l’ipotesi di smettere di mangiare patatine fritte, molti decisero di cambiarne lo storico nome da French fries a Freedom fries.
Con una decisione del Congresso, a tutti i locali fu imposto di modificare i menu. Stessa sorte toccò al French toast che divenne quindi Freedom toast.
Voce Tromba Sax Fisarmonica Contrabbasso Batteria. Klezmer Jazz Balcan.
Fatima Spar und die Freedom Fries, Bosa Noga (da Zirzop).
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