Air Ambient America Antony Hegarty Baustelle Beirut Belle and Sebastian break beat Brooklin Canada dancefloor dance music elettro-pop elettronica elettropop England folk folk-rock Francia Hip hop Indie Pop Indie Rock inghilterra Irlanda Islanda Italia Jazz Lali Puna london Londra Nevada City New York Parigi penguin Cafè Orchestra pixies pop pop Rock post rock Roma Shoegaze sixties Talking heads Tom Waits Trip Hop USA
WP Cumulus Flash tag cloud by Roy Tanck requires Flash Player 9 or better.
Il Malawi è uno stato repubblicano africano senza sbocco sul mare, grande un terzo dell’Italia e con più di 11 milioni di abitanti che vivono con un dollaro al giorno. La capitale del Malawi si chiama Lilongwe. Laggiù, Esau Mwamwaya suonò la batteria in alcune band prima di trasferirsi a Londra dove aprì un negozio di oggetti usati a Clapton. Un giorno un signore di nome Etienne Tron comprò una bicicletta usata da Esau e fece amicizia con il negoziante. Etienne è un DJ belga di un duo chiamato Radioclit assieme a Johan Karlberg. I protagonisti di questa storia divennero amici e decisero di chiamarsi The Very Best. E’ riduttivo classificare il loro primo album Warm Heart of Africa come World Music. Ripensandoci il termine stesso World Music è di fatto privo di senso e propongo una petizione per la sua abolizione. La musica è un’espressione artistica e, come tale, “contaminata e contaminante”, risultato di secoli di storia umana e incontri tra sensibilità e sentire diversi. Tutto è world music, dalla canzone in vernacolo toscano all’ultimo pezzo di Stefani Joanne Angelina Germanotta (si, proprio lei: Lady GaGa). Detto questo The Very Best sono fenomenali e contagiosi. Africa ed Europa, Elettronica e tradizione si incontrano, fanno ballare ed evocano momenti e paesaggi del caldo cuore africano.
The Very Best – Yalira (da Warm Heart of Africa)
Collegamenti: http://profile.myspace.com/index.cfm?fuseaction=user.viewprofile&friendID=173297045 http://en.wikipedia.org/wiki/The_Very_Best
Odori da ristorante di sagra paesana, i tempi lenti di una vita che scorre in modo trascinante. Arriva musica da una piazza poco lontana, il sole sta tramontando e l’odore delle castagne arrosto ti avvolge come non ti aveva mai avvolto. Alzi gli occhi verso il palco e ascolti una band presentata come londinese-campagnola-folk’n'roll. I suonatori resteranno sul palco finchè la sagra non chiuderà e la sagra non chiuderà finchè i suonatori resteranno sul palco. Quello che senti e quello che vorresti d’un tratto sono la stessa cosa.
Mumford & Sons – Little Lion Man (da Sigh No More)
a maggio è uscito un bel dischetto, praticamente ignorato dalla stampa italiana. Where we are album di debutto dei My Toys Like Me. Loro fondamentalmente sono un duo: Frances Noon vocalist e front-woman di notevole presenza scenica e da Laslo Legezer all’hardware e al software. Siamo in ambito pop-tronica, Trip-hop, ogni brano è un’invenzione sonora con spunti molto originali su cui si stende la personalissima voce di Frances con venature jazz e tendenze insane. Consigliamo All over my face anche se tutto il disco merita.
La puoi ascoltare qui
La puoi ascoltare qui http://www.youtube.com/watch?v=orACIBjHuI4