Air Ambient America Antony Hegarty Baustelle Beirut Belle and Sebastian break beat Brooklin Canada dancefloor dance music elettro-pop elettronica elettropop England folk folk-rock Francia Hip hop Indie Pop Indie Rock inghilterra Irlanda Islanda Italia Jazz Lali Puna london Londra Nevada City New York Parigi penguin Cafè Orchestra pixies pop pop Rock post rock Roma Shoegaze sixties Talking heads Tom Waits Trip Hop USA
WP Cumulus Flash tag cloud by Roy Tanck requires Flash Player 9 or better.
Certo ci vuole un bel coraggio ad intraprendere un progetto solista se si proviene da una delle band più apprezzate del momento. Kyp Malone, uno dei componenti più caratterizzanti dei TV on the Radio ha pubblicato recentemente un album a nome Rain Machine. E’ inevitabile purtroppo fare dei confronti ma se l’è cercata. Rain Machine è un percorso originale rispetto alla casa madre da cui si distanzia pur tuttavia mantenendo una certa assonanza. Un’operazione difficile ma tutto sommato riuscita. Dell’album non mi piace tutto e soprattutto, non mi piace quanto “Dear Science”, devo dire però che uno dei primi brani in scaletta “New last name” è bellissimo: Malone suona tutto da solo, da semplici legnetti che costituiscono per gran parte del pezzo l’unica percussione, alle due chitarre, una che gioca ad acchiapparello con la melodia e l’altra che si avvolge a spirale intorno alla prima con semplici arpeggi. Tutto ruota attorno alla sua incredibile voce nera e molto root, a quel modo quasi percussivo di cadenzare e di sottolineare le consonanti, ai suoi emozionanti falsetti.
Rain Machine e i TV on the radio sono simili ma opposti, sono come due facce di una stessa medaglia, negativo e positivo di una stessa immagine. In contrasto con ciò che avviene nei TV on the radio dove l’aggiunta di vari strati di suono costituisce la trama complessa delle loro canzoni riempendo di suoni tutto il tempo e lo spazio, in questa canzone si fa notare il lavoro di un sapiente Malone che ha saputo limare con attenzione e pazienza tutto il superfluo per fare emergere una bellezza pura ed essenziale.
Lasciate che i detriti di questo anno deteriorato si trasformino in qualcosa di luminoso e creativo. Che le peggiori cose che vi siano capitate non siano servite a togliervi la forza ma a darvi ritmo ed energia creativa. Ascoltate insieme a me House Jam dei Gang Gang Dance per 5 minuti di festa, chiudete gli occhi, alzatevi dal computer e lasciatevi andare in una danza sciolta. Lasciate cadere a terra tutte le tensioni e liberatevi. Agitate la testa e le braccia al ritmo regolare quasi lento ma un po’ sghembo. Lasciate uscire la forza dal vostro stomaco facendovi accompagnare dalla voce cristallina. Girellate tutt’intorno come dervisci pagani accompagnati dalle note alte di queste chitarre. Se volete raddoppiare la dose mandandate indietro il pezzo e ricaricatevi ancora una volta. Abbandonate per un momento tutte le cose tristi che avete visto e ascoltato, i bocconi amari e i pugni allo stomaco ricevuti. Auguro a tutti un anno nel quale non si ceda all’indifferenza, un anno in cui possiate ancora vergognarvi, indignarvi, arrabbiarvi, gioire, ridere, esultare, piangere, appassionarvi, giocare.
L’album da cui è tratto il pezzo è Saint Dymphna
Versione dal vivo :
Ghiaccio che l’ultima volta era più blu del solito. Ghiaccio come certi occhi visti sotto gli ombrelli. Ghiaccio come tutte le cose che potei dire e non dissi. Galleggia e si muove, galleggia e si muove. Sotto la pioggia d’oro del Mount Keinath trovai ciò che cercavo. Entra dentro, non lo togli, non basta più il Sole. Lo incontri di nuovo e sai che ti sta aspettando, il freddo è una sensazione, il bianco una forma del pensiero. Silenzio e deserto, cammina fino in fondo a questo sentiero, troverai ciò che cercavi. Cammina fino in fondo al bianco, vedrai ciò che sentivi.
Aarktica – I am (The Ice) – (da In Sea)
Collegamenti http://www.aarktica.net/ http://www.myspace.com/aarktica http://en.wikipedia.org/wiki/Aarktica
Au revoir Simone è un trio femminile di tasteriste di Brooklin, he sì, ancora una volta la grande mela. Nella loro musica ci trovo poptronica, 8-bit o micromusic, sembra che cantino dalla loro cameretta piena aggeggi di fili, tasti e led come da tradizione low-fi, ma non sono marcatamente nessuna di queste cose che ricordano ma si trovano giusto in uno stretto corridoio in mezzo a queste influeze. Il loro sound ricorda i Lali puna ma è più squisitamente pop. Non mancano venature barocche, lo sapete che ho un debole per quelle..
Il brano che ho scelto dal loro ultimo album Still night, still light è Knitgh of wand, il più pop-rock, il meno malinconico tra tutti i pezzi dell’album di una semplicità entusiasmante, un pezzo quasi strumentale, con poche parole cantate con un unisono molto accurato che sul finale si sfalda deliziosamente (vedi anche la versione dal vivo per apprezzarlo).
La puoi ascoltare qui
Versione dal vivo con intervista (EN)
Knight of wand
Oh, joy, I can see you Oh, joy, I can see you It’s all I want It’s all I want
Oh, joy, I can see you Oh, joy, I can see you It’s all I want It’s all I want…
When there’s no one else to blame And there’s nothing left to say Seeing changes everything We can realize anything
Oggi non m’importa niente, è sabato, fa caldo, vado coi finestrini aperti e canto questa canzone a squarciagola , e non m’importa di quelli dalle altre macchine che mi guardano agitare la testa e urlare. Sto col naso per aria e a destra e a sinistra scorrono veloci strscie di campi di girasole in fiore, e io annuso la vita, me la bevo avidamente. in un momento mi sembra che il cuore non possa sopportare, c’è troppa vita che mi viene di desiderare che il momento della mia morte sia così. Celebro il desiderio, il desiderio fisico, di amori degli amanti, dei loro corpi che si rotolano e ansimano nei caldi pomeriggi d’estate. Siamo alla fine della canzone con quella banda scanzonata, Devono avere sentito Beirut o Sufjan Stevens i Tv on the radio per comporre Lover’s day. Stiamo parlando sempre di Dear Science.
la puoi ascoltare qui
Lover’s Day Lyrics
Oh but the longing is terrible, A wonton heart under attack. I wanna love you, All the way off, I wanna break your back. Colour of all that’s hysterical, Travels along your bones. Just to be near you sucking your skin, Not gonna leave you alone. Yes here of course there are miracles, A lover that loves that’s one. Groomed with the laughter, Ecstatic disaster, Come let’s arouse the fun! We could build and engine, Out of all your rising stars. Tear apart the apart, We seem to think we are. Call of work let’s lay! Call it lovers Day! Call it lovers Day! Give me the keys to your hiding place, I’m not gonna tear it apart. I’m gonna keep you week in the knees, Try to unlock your heart. You’re gonna turn me animal, You’re gonna turn me dumb. Your kiss in the night, Bringing the light, You’re like the rising sun. I hunger for you like a cannibal, Not gonna let you run. I’m gonna take you, I’m gonna shake you, I’m gonna make you cum. Swear to god it will get so hot, It’ll melt our faces off. Then we can see, The you the me, Beyond mirrors outside clock. Held naked in the light, Held gently, Held tight, So soft! Get off! Get off! Ball so hard, We’ll smash the walls, Break the bed, And crash the floors, don’t! Stop! Laugh and scream! And have the neighbors call the cops! ’till all the eyes that they’ve seen our fire play!! Can’t forget, Mark it down, Call it lovers Day!! Yes here of course there are miracles. Under your sighs and moans. I’m gonna take you, I’m gonna take you home.
Ho aspettato un po’ a presentarvi l’album Dear Science dei TV on The Radio forse perché con le loro voci calde, con la loro natura soul, con quei ritmi solari mi sembra più adatto all’estate. E’ un gran bel disco Dear Science ed è molto difficile scegliere un brano perché ce ne sono tanti che meritano. Molte canzoni di questo album hanno lo schema del crescendo che sfocia sempre in qualcosa di inaspettato. DLZ ha un bel ritmo break bit e incalza fino a raggiungere una notevole energia nel finale il tutto poi si smorza in un fischiettio e un mantra recitato da un coro di profeti. Ma la cilegina sulla torta sono quei la la la, che contrastano con tutto nella canzone eppure ci stanno bene. Il resto lo fanno dei sapienti inserti elettronici che si notano qui e lì e una grande melodia. Un testo oscuro, nel senso di dark e nel senso di non chiaro, come il titilo del brano. Comunque i temi sono un certo scetticismo nei confronti del progresso e di una scienza assogggettata ad interessi (il titolo dell’album è l’incipit di una lettera o più lettere alla scienza), la guerra, la morte, la fine.
Lo so non è un dischetto recente, ma non posso fare a meno di segnalarvi i CYHASY ovvero i Clap your hand and say yeah, gruppo indie-rock di Brooklin con due cd all’attivo, vi presento questa meraviglia tramite la canzone che a me piace di più: In this home on ice, l’album è l’ultimo, Some Loud Thunder, uscito un paio di anni fa.
Viene in mente altra gente di New York tipo i Velvet Underground o David Byrne. Ci sento anche un po’ di Pixies nel loro ritmo saltellante e, nella versione dal vivo di questa canzone (da The black session, vi prego ascolate anche questa versione), viene fuori un’anima da menestrello che mi ricorda il Dylan di Planet wave. Ma non temete con CYHASY non c’è nessuna operazione nostalgia, c’è molto della storia del rock ma la musica è attualissima. Il ritmo è scanzonato, veloce, quasi allegro, la voce è sempre al limite invece, disperata, implorante, un po’ malata. Tante idee come piace a me. Cosa vogliamo di più da una canzone? Che ci entri dentro, che ci tocchi nel profondo, che ci coinvolga, che ci viene voglia di riascoltarla e di cantarla. Non temete succede soprattutto questo con In this home on ice.
Ascoltala qui
Versione da vivo accettabile
“In This Home On Ice”
Blue you radiant blue I don’t know how you can stand next to me You you talk like a noose And only confuse my perplexity Now that I’m so sad and not quite right I could dance all night I could dance all night
Shake your rattle-snake skin And become a part of society Wait on down the highway To see how far I’ll come a-run a-run run running All that we had salvaged from the fire Was a waste of time (But) what a waste of time
Should I trust all the rust that’s on TV I guess with some distaste I disagree With quite a fashionable dispassion for The dispossessed under-stressed Gimme gimme gimme gimme gimme And I don’t care if you don’t like it Or just don’t see
Now that we fattened the cow And set out to plow unknown enemies “Wow!” shouts the startled crowd “How now did you see what I did see?” the ravaged cabbage drifts on dark red skies and it looks so nice gee it looks so nice
shout just let it on out confusion becomes a philosophy down we’re reaching the town where we don’t have to stand around and look over our shoulders hell I never knew was what we made it let’s just take it slow IN THIS HOME ON ICE
Prendiamo in prestito i Monty Phyton per descrivere gli inclassificabili, sorprendenti, visionari Animal Collective che da quasi 10 anni sconvolgono la scena musicale newyorkese (e americana) con lavori e stili sempre diversi e iperboliche sperimentazioni. Dal loro ultimo album Merriweather Post Pavilion peschiamo due (concedetemi un nuovo strappo alla regola) pezzi: una dolce In the Flowers che inizia con corde delicate e prosegue con inaspettata esplosione elettronica e la trascinante quasi techno Brothersport con voci primordiali, rumori, ritmo, percussioni, Africa, animali, urla, vento, fuoco.
Le puoi ascoltare qui: “In The Flowers“ “Brothersport
Collegamenti: http://it.wikipedia.org/wiki/Animal_Collective
E poi ti chiedi dove puoi ascoltare un pezzo come questo, forse una festa di compleanno, una mostra del tuo pittore preferito, un negozio di amici, in riva ad un fiume mentre fai footing. Ti chiedi anche in che anno la stai ascoltando, venticinque anni fa, ora o tra venticinque anni. Ti chiedi che musica è, pop, elettronica, elettro-pop, electroclash o qualche altra diavoleria ma ti sei stufato e sai bene che l’essere sistematico non ti salverà. Potresti averla sentita in Fino alla Fine del Mondo di Wenders, potresti raccontare le decine di volte in cui avresti voluto ascoltarla. Potresti averla consigliata a un tuo vecchio compagno di scuola tanti inverni fa. Poi, tramortito dalle domande, decidi che non risponderai mai, che tutto resterà sospeso come questa melodia sfacciatamente artificiale dove entrano chissà come delle chitarre umane in forma di treno.
Fischerspooner - Door Train Home (album Entertainment)
La puoi ascoltare qui: http://www.youtube.com/watch?gl=IT&v=1NUvnIRJEw0 Collegamenti: http://www.fischerspooner.com/
Anche questa settimana restiamo a New York e precisamente a Brooklyn, , incontriamo gli MGMT (detti anche Management) e scegliamo dal loro album, Oracular Spectacular, il pezzo che si chiama Kids. Immediato, scanzonato, allegro, ballabile. Il duo newyorkese, originario del Conneticut, attinge a piene mani alla psichedelia con sfumature prog, ma non temete non sceglierei mai qualcosa di nostalgico. Questi sono hippies ma da piccoli hanno giocato con qualche console che emetteva il tipico suono 8-bit che li affascina anche oggi, e che forse inconsciamente ricorda loro quei trastulli. Appena adolescenti hanno ballato in qualche luogo tecno, poi partecipato sicuramente a diversi rave dove hanno incontrato tribù folk deviate. Così la loro musica parte da lontano ma attraversando intere ere giunge fino alle nostre orecchie come un fresco e attuale elettro-pop. Siamo a New York mica sulla West Coast: ironia, pienezza dei suoni, energia e arte. Roba tosta insomma.
La puoi ascoltare qui e cantarla seguendo il testo qui sotto
You were a child Crawling on your knees toward it Making momma so proud But your voice was too loud We like to watch you laughing Picking insects off of plants No time to think of consequences
Control yourself Take only what you need from it A family of trees wanted to be haunted Control yourself Take only what you need from it A family of trees wanted to be haunted
The water is warm But it’s sending me shivers A baby is born Crying out for attention The memories fade Like looking through a fogged mirror Decision to decisions are made and not bought But I thought this wouldn’t hurt a lot I guess not