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Oggi voglio presentarvi un un gruppo di Brooklyn che sarà in giro in questi giorni in Italia a Milano, Roma e Napoli.
Si tratta dei Led Er Est un trio che ha fatto uscire il loro primo CD Dust on common per la Wierd, etichetta caratterizzata per le produzioni di elettronica minimale, un genere derivante dalla house e dalla tecno, generalmente strumentale, dalle atmosfere cupe, che rinuncia spesso alla melodia a favore di ritmi ipnotici inducenti ipnagogismo. I Led Er Est sono un esperimento per la stessa elitaria Wierd in quanto, sebbene l’atmosfera complessiva del loro album sia abbastanza cupa, l’effetto non è freddo, la maggiorparte dei brani sono cantati e si colorano di umanità pop. Infine, a differenza di quanto si potrebbe credere, non usano strumentazione digitale. Ascoltatevi la deliziosa Scissors e scoprirete che l’utilizzo di strumentazioni analogiche per produrre suoni elettronici è un’operazione di puro modernariato che ci riporta a certe sonorità anni ottanta, tipo Depeche Mode. Anche allora si parlava di musica elettronica ma questa era suonata senza computer. Forse i Led Er est ci vogliono far riflettere proprio sul fatto che la musica elettronica sia nata prima del massiccio utilizzo dei computer in musica.
E’ ancora una volta Brooklyn a partorire cose interessanti, è ancora una volta la Warp Records a portare alla luce cose preziose come Veckitimest, l’ultimo bellissimo album dei Grizzly Bear. La mia traccia preferita è Ready, Able, questa è una ballata pop che ha il ritmo di un respiro dove le sonorità sono piene, generose e vibranti, l’intreccio sembra semplice perché c’è una batteria e una chitarra elettrica entrambi molto classiche e preponderanti, ma ad ascoltare bene il pezzo, si scopre un tappeto complesso di suoni dove fanno capolino anche degli archi di un’orchestra sapientemente dosata. Il testo suggerisce vagamente la colpa per un tradimento o qualcosa dal quale difficilmente si può tornare indietro, ma tutta l’operazione penso sia volutamente inintellegibile. Non ci aiuta neanche il bellissimo video che ci rende visibile un microcosmo immaginato sotto i fili d’erba, penso io , della disabitata isola di Veckitimes, al largo del Massachusset, con creature di plastilina psichedelica, donne che danno in pasto omini ai loro iguana/animali-domestici ricavandone effetti lisergici e astronavi di cristallo che ci assorbono portandoci via dalla foresta popolata dagli stessi Grezzly Bear di palstilina che restano lì a catare per gli strani esseri che la popolano.
Ready, Able I’m gonna take a stab at this Surely we’ll be alright Make a decision with a kiss Maybe I have frostbite And when I shuffled on back home I made sure all my tracks in the snow were gone Tissue and bone it was a tryst This isn’t a gunfight Checking it off of my list Unable to write Five years, countless months and a loan
Hope I’m ready, able to make my own, good home
They go we go, I want you to know, what I did I did, They go we go, I want you to know, what I did I did.
Certo ci vuole un bel coraggio ad intraprendere un progetto solista se si proviene da una delle band più apprezzate del momento. Kyp Malone, uno dei componenti più caratterizzanti dei TV on the Radio ha pubblicato recentemente un album a nome Rain Machine. E’ inevitabile purtroppo fare dei confronti ma se l’è cercata. Rain Machine è un percorso originale rispetto alla casa madre da cui si distanzia pur tuttavia mantenendo una certa assonanza. Un’operazione difficile ma tutto sommato riuscita. Dell’album non mi piace tutto e soprattutto, non mi piace quanto “Dear Science”, devo dire però che uno dei primi brani in scaletta “New last name” è bellissimo: Malone suona tutto da solo, da semplici legnetti che costituiscono per gran parte del pezzo l’unica percussione, alle due chitarre, una che gioca ad acchiapparello con la melodia e l’altra che si avvolge a spirale intorno alla prima con semplici arpeggi. Tutto ruota attorno alla sua incredibile voce nera e molto root, a quel modo quasi percussivo di cadenzare e di sottolineare le consonanti, ai suoi emozionanti falsetti.
Rain Machine e i TV on the radio sono simili ma opposti, sono come due facce di una stessa medaglia, negativo e positivo di una stessa immagine. In contrasto con ciò che avviene nei TV on the radio dove l’aggiunta di vari strati di suono costituisce la trama complessa delle loro canzoni riempendo di suoni tutto il tempo e lo spazio, in questa canzone si fa notare il lavoro di un sapiente Malone che ha saputo limare con attenzione e pazienza tutto il superfluo per fare emergere una bellezza pura ed essenziale.
Lasciate che i detriti di questo anno deteriorato si trasformino in qualcosa di luminoso e creativo. Che le peggiori cose che vi siano capitate non siano servite a togliervi la forza ma a darvi ritmo ed energia creativa. Ascoltate insieme a me House Jam dei Gang Gang Dance per 5 minuti di festa, chiudete gli occhi, alzatevi dal computer e lasciatevi andare in una danza sciolta. Lasciate cadere a terra tutte le tensioni e liberatevi. Agitate la testa e le braccia al ritmo regolare quasi lento ma un po’ sghembo. Lasciate uscire la forza dal vostro stomaco facendovi accompagnare dalla voce cristallina. Girellate tutt’intorno come dervisci pagani accompagnati dalle note alte di queste chitarre. Se volete raddoppiare la dose mandandate indietro il pezzo e ricaricatevi ancora una volta. Abbandonate per un momento tutte le cose tristi che avete visto e ascoltato, i bocconi amari e i pugni allo stomaco ricevuti. Auguro a tutti un anno nel quale non si ceda all’indifferenza, un anno in cui possiate ancora vergognarvi, indignarvi, arrabbiarvi, gioire, ridere, esultare, piangere, appassionarvi, giocare.
L’album da cui è tratto il pezzo è Saint Dymphna
Versione dal vivo :
Ghiaccio che l’ultima volta era più blu del solito. Ghiaccio come certi occhi visti sotto gli ombrelli. Ghiaccio come tutte le cose che potei dire e non dissi. Galleggia e si muove, galleggia e si muove. Sotto la pioggia d’oro del Mount Keinath trovai ciò che cercavo. Entra dentro, non lo togli, non basta più il Sole. Lo incontri di nuovo e sai che ti sta aspettando, il freddo è una sensazione, il bianco una forma del pensiero. Silenzio e deserto, cammina fino in fondo a questo sentiero, troverai ciò che cercavi. Cammina fino in fondo al bianco, vedrai ciò che sentivi.
Aarktica – I am (The Ice) – (da In Sea)
Collegamenti http://www.aarktica.net/ http://www.myspace.com/aarktica http://en.wikipedia.org/wiki/Aarktica
Au revoir Simone è un trio femminile di tasteriste di Brooklyn, he sì, ancora una volta la grande mela. Nella loro musica ci trovo poptronica, 8-bit o micromusic, sembra che cantino dalla loro cameretta piena aggeggi di fili, tasti e led come da tradizione low-fi, ma non sono marcatamente nessuna di queste cose che ricordano ma si trovano giusto in uno stretto corridoio in mezzo a queste influeze. Il loro sound ricorda i Lali puna ma è più squisitamente pop. Non mancano venature barocche, lo sapete che ho un debole per quelle..
Il brano che ho scelto dal loro ultimo album Still night, still light è Knitgh of wand, il più pop-rock, il meno malinconico tra tutti i pezzi dell’album di una semplicità entusiasmante, un pezzo quasi strumentale, con poche parole cantate con un unisono molto accurato che sul finale si sfalda deliziosamente (vedi anche la versione dal vivo per apprezzarlo).
La puoi ascoltare qui
Versione dal vivo con intervista (EN)
Knight of wand
Oh, joy, I can see you Oh, joy, I can see you It’s all I want It’s all I want
Oh, joy, I can see you Oh, joy, I can see you It’s all I want It’s all I want…
When there’s no one else to blame And there’s nothing left to say Seeing changes everything We can realize anything
Oggi non m’importa niente, è sabato, fa caldo, vado coi finestrini aperti e canto questa canzone a squarciagola , e non m’importa di quelli dalle altre macchine che mi guardano agitare la testa e urlare. Sto col naso per aria e a destra e a sinistra scorrono veloci strscie di campi di girasole in fiore, e io annuso la vita, me la bevo avidamente. in un momento mi sembra che il cuore non possa sopportare, c’è troppa vita che mi viene di desiderare che il momento della mia morte sia così. Celebro il desiderio, il desiderio fisico, di amori degli amanti, dei loro corpi che si rotolano e ansimano nei caldi pomeriggi d’estate. Siamo alla fine della canzone con quella banda scanzonata, Devono avere sentito Beirut o Sufjan Stevens i Tv on the radio per comporre Lover’s day. Stiamo parlando sempre di Dear Science.
la puoi ascoltare qui
Lover’s Day Lyrics
Oh but the longing is terrible, A wonton heart under attack. I wanna love you, All the way off, I wanna break your back. Colour of all that’s hysterical, Travels along your bones. Just to be near you sucking your skin, Not gonna leave you alone. Yes here of course there are miracles, A lover that loves that’s one. Groomed with the laughter, Ecstatic disaster, Come let’s arouse the fun! We could build and engine, Out of all your rising stars. Tear apart the apart, We seem to think we are. Call of work let’s lay! Call it lovers Day! Call it lovers Day! Give me the keys to your hiding place, I’m not gonna tear it apart. I’m gonna keep you week in the knees, Try to unlock your heart. You’re gonna turn me animal, You’re gonna turn me dumb. Your kiss in the night, Bringing the light, You’re like the rising sun. I hunger for you like a cannibal, Not gonna let you run. I’m gonna take you, I’m gonna shake you, I’m gonna make you cum. Swear to god it will get so hot, It’ll melt our faces off. Then we can see, The you the me, Beyond mirrors outside clock. Held naked in the light, Held gently, Held tight, So soft! Get off! Get off! Ball so hard, We’ll smash the walls, Break the bed, And crash the floors, don’t! Stop! Laugh and scream! And have the neighbors call the cops! ’till all the eyes that they’ve seen our fire play!! Can’t forget, Mark it down, Call it lovers Day!! Yes here of course there are miracles. Under your sighs and moans. I’m gonna take you, I’m gonna take you home.
Ho aspettato un po’ a presentarvi l’album Dear Science dei TV on The Radio forse perché con le loro voci calde, con la loro natura soul, con quei ritmi solari mi sembra più adatto all’estate. E’ un gran bel disco Dear Science ed è molto difficile scegliere un brano perché ce ne sono tanti che meritano. Molte canzoni di questo album hanno lo schema del crescendo che sfocia sempre in qualcosa di inaspettato. DLZ ha un bel ritmo break bit e incalza fino a raggiungere una notevole energia nel finale il tutto poi si smorza in un fischiettio e un mantra recitato da un coro di profeti. Ma la cilegina sulla torta sono quei la la la, che contrastano con tutto nella canzone eppure ci stanno bene. Il resto lo fanno dei sapienti inserti elettronici che si notano qui e lì e una grande melodia. Un testo oscuro, nel senso di dark e nel senso di non chiaro, come il titilo del brano. Comunque i temi sono un certo scetticismo nei confronti del progresso e di una scienza assogggettata ad interessi (il titolo dell’album è l’incipit di una lettera o più lettere alla scienza), la guerra, la morte, la fine.
Lo so non è un dischetto recente, ma non posso fare a meno di segnalarvi i CYHASY ovvero i Clap your hand and say yeah, gruppo indie-rock di Brookyn con due cd all’attivo, vi presento questa meraviglia tramite la canzone che a me piace di più: In this home on ice, l’album è l’ultimo, Some Loud Thunder, uscito un paio di anni fa.
Viene in mente altra gente di New York tipo i Velvet Underground o David Byrne. Ci sento anche un po’ di Pixies nel loro ritmo saltellante e, nella versione dal vivo di questa canzone (da The black session, vi prego ascolate anche questa versione), viene fuori un’anima da menestrello che mi ricorda il Dylan di Planet wave. Ma non temete con CYHASY non c’è nessuna operazione nostalgia, c’è molto della storia del rock ma la musica è attualissima. Il ritmo è scanzonato, veloce, quasi allegro, la voce è sempre al limite invece, disperata, implorante, un po’ malata. Tante idee come piace a me. Cosa vogliamo di più da una canzone? Che ci entri dentro, che ci tocchi nel profondo, che ci coinvolga, che ci viene voglia di riascoltarla e di cantarla. Non temete succede soprattutto questo con In this home on ice.
Ascoltala qui
Versione da vivo accettabile
“In This Home On Ice”
Blue you radiant blue I don’t know how you can stand next to me You you talk like a noose And only confuse my perplexity Now that I’m so sad and not quite right I could dance all night I could dance all night
Shake your rattle-snake skin And become a part of society Wait on down the highway To see how far I’ll come a-run a-run run running All that we had salvaged from the fire Was a waste of time (But) what a waste of time
Should I trust all the rust that’s on TV I guess with some distaste I disagree With quite a fashionable dispassion for The dispossessed under-stressed Gimme gimme gimme gimme gimme And I don’t care if you don’t like it Or just don’t see
Now that we fattened the cow And set out to plow unknown enemies “Wow!” shouts the startled crowd “How now did you see what I did see?” the ravaged cabbage drifts on dark red skies and it looks so nice gee it looks so nice
shout just let it on out confusion becomes a philosophy down we’re reaching the town where we don’t have to stand around and look over our shoulders hell I never knew was what we made it let’s just take it slow IN THIS HOME ON ICE
Prendiamo in prestito i Monty Phyton per descrivere gli inclassificabili, sorprendenti, visionari Animal Collective che da quasi 10 anni sconvolgono la scena musicale newyorkese (e americana) con lavori e stili sempre diversi e iperboliche sperimentazioni. Dal loro ultimo album Merriweather Post Pavilion peschiamo due (concedetemi un nuovo strappo alla regola) pezzi: una dolce In the Flowers che inizia con corde delicate e prosegue con inaspettata esplosione elettronica e la trascinante quasi techno Brothersport con voci primordiali, rumori, ritmo, percussioni, Africa, animali, urla, vento, fuoco.
Le puoi ascoltare qui: “In The Flowers“ “Brothersport
Collegamenti: http://it.wikipedia.org/wiki/Animal_Collective