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Lo so non è un dischetto recente, ma non posso fare a meno di segnalarvi i CYHASY ovvero i Clap your hand and say yeah, gruppo indie-rock di Brookyn con due cd all’attivo, vi presento questa meraviglia tramite la canzone che a me piace di più: In this home on ice, l’album è l’ultimo, Some Loud Thunder, uscito un paio di anni fa.
Viene in mente altra gente di New York tipo i Velvet Underground o David Byrne. Ci sento anche un po’ di Pixies nel loro ritmo saltellante e, nella versione dal vivo di questa canzone (da The black session, vi prego ascolate anche questa versione), viene fuori un’anima da menestrello che mi ricorda il Dylan di Planet wave. Ma non temete con CYHASY non c’è nessuna operazione nostalgia, c’è molto della storia del rock ma la musica è attualissima. Il ritmo è scanzonato, veloce, quasi allegro, la voce è sempre al limite invece, disperata, implorante, un po’ malata. Tante idee come piace a me. Cosa vogliamo di più da una canzone? Che ci entri dentro, che ci tocchi nel profondo, che ci coinvolga, che ci viene voglia di riascoltarla e di cantarla. Non temete succede soprattutto questo con In this home on ice.
Ascoltala qui
Versione da vivo accettabile
“In This Home On Ice”
Blue you radiant blue I don’t know how you can stand next to me You you talk like a noose And only confuse my perplexity Now that I’m so sad and not quite right I could dance all night I could dance all night
Shake your rattle-snake skin And become a part of society Wait on down the highway To see how far I’ll come a-run a-run run running All that we had salvaged from the fire Was a waste of time (But) what a waste of time
Should I trust all the rust that’s on TV I guess with some distaste I disagree With quite a fashionable dispassion for The dispossessed under-stressed Gimme gimme gimme gimme gimme And I don’t care if you don’t like it Or just don’t see
Now that we fattened the cow And set out to plow unknown enemies “Wow!” shouts the startled crowd “How now did you see what I did see?” the ravaged cabbage drifts on dark red skies and it looks so nice gee it looks so nice
shout just let it on out confusion becomes a philosophy down we’re reaching the town where we don’t have to stand around and look over our shoulders hell I never knew was what we made it let’s just take it slow IN THIS HOME ON ICE
Charlie ha una bellisssima melodia, stranamente introdotta da un arpa che fa il verso alle chitarre in sospensione di pixiana memoria. Il ritornello è così accattivante che si fa cantare a squarciagola durante i loro concerti o nei momenti più impensati della giornata.
Il titolo di questa canzone è ispirato, a detta dello stesso Bianconi, cantante del gruppo, da una scultura di Maurizio Cattelan, lo stesso artista che ha esposto a Milano i bambini impiccati, che si chiama “Charlie don’t surf”: un bambino con una felpa e cappuccio, davanti ad un muro, o ad una finestra chiusa da una tenda, a seconda di dove viene esposto, seduto in un tipico banchetto di scuola. Già così sembra che sia in castigo: la sua testa isolata dal resto del mondo, al di là un mondo e i suoi surf di cui viene privato, Charlie ha le mani sul banco di scuola inchiodate con delle matite, e qui l’opera denuncia esplicitamente un’istituzione. L’immagine è violenta e sprazzi di violenza ci sono anche nel testo dei Baustelle. E’ un riferimento al mondo dell’adolescenza, cosparso di violenza, oggi come in passato (cfr. “I giovani della Santanchè”). Tuttavia il pezzo Charlie dei Baustelle, come tutto il loro album, è intriso di ironia, a Charlie non gli è impedito di fare surf, ma Charlie fa surf, e nel loro video Charlie ha una faccettina proprio antipatica e supponente, si muove come si muovono le centinaia di gruppi che vede su YouTube o MySpace e si pettina come loro. Per scappare dalla monotonia della scuola o dalla chiesa, prende la paroxetina, la compra da una multinazionale farmaceutica, e forse è un riferimento ai comportamenti violenti, in questo caso, indotti. Insomma Charlie fa il surf ma lui rimane inchiodato perché il suo comportamento è comunque “omologato”. Nel fuggire, nel fare surf, viene irretito da qualcun altro che incentiva la sua trasgressione perché dal suo ribellarsi alle istituzioni ci guadagna.
Ma non disperate, lo stesso Amen è un buon antidoto a tutto ciò, da ascoltare ed esplorare con attenzione, come suggeriscono anche gli autori, con le cuffie e testi alla mano.
“Sfiguratelo in volto con la mazza da golf. Alleluja, alleluja.”
per un approfondimento ulteriore sulle citazioni di “Charlie”
http://kromeblog.kromeboy.net/index.php/2008/02/19/charlie-il-surf-e-le-citazioni-artistiche/