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La maggior parte delle volte la musica che ascoltiamo è miscelata agli immancabili rumori che ci circondano. Qualche volta la nostra mente riesce a filtrare il brano, ma tante altre volte la musica si fonde con rumori e suoni di fondo creando versioni uniche del brano adattate a quell’ambientazione sonora specifica. Molti musicisti, sin dall’inizio del novecento, hanno giocato con questo fenomeno intromettendo nei loro brani interferenze sonore varie come clacson, rumori di traffico, suoni di graffi su dischi di vinile, salti falsi da un solco all’altro, rumori radio, squilli di telefono, brusii TV, pezzi di sermoni di telepredicatori, esorcisti e molto altro ancora. Penso che il senso di tutto ciò sia creare un mood sonoro, un ambientazione d’ascolto o solo una piccola meraviglia per coloro che scoprono questi giochi. Vi sono rumori, come l’interferenza delle onde radio dei cellulari un attimo prima che questo squilli che sentiamo anche se abbiamo le cuffie. Sparrow look up the machine dei Flaming Lips, dal loro recente album Embryonic, è una grande canzone pop-rock con arrangiamento sui generis. Chitarre al limite della distorsione con ritmi in levare, voci filtrate sullo sfondo a cantare poche semplici frasi di testo come un mantra, batteria con ritmi ruvidi che non assecondano affatto quelli della chitarra. Vocalizzi animaleschi. Atmosfere Kraut.
Ma voglio sottolineare quell’ interferenza verso i 2 minuti e 40 secondi che se stai sentendo il brano in macchina ti fa prendere il cellulare in mano, sei quasi sicuro che il telefono tra un istante squilerà e invece no, è una burla dei nostri Flaming Lips. Sanno che attendiamo una telefonata, sanno che siamo un po’ sempre in attesa di una telefonata. Gli ascolti successivi ci fanno apprezzare quel rumore anche musicalmente.
Non si resiste alla nostalgia. E sei felice quando ti accorgi che nostalgia non è, ma musica che ti piace fatta da un signore di 46 anni che ha messo il suo nome su un disco dopo le storiche esperienze di Housemartins e Beautiful South. Ho faticato molto a scegliere un pezzo nell’album solista di Paul Heaton (The Cross Eyed Rambler). Compatto, tosto, pieno del solito pop-rock, della solita voce così inglese, di ritmi veloci e di ballate ironiche, graffianti e politiche. Con un bel po’ di riff di chitarra in più rispetto al passato e una voglia di far musica che forse non c’era più dopo gli ultimi lavori dei Beautiful South. Incapace di scegliere vi propongo la main track Mermaids And Slaves, un pezzo in puro stile Heaton, brillante e intriso di felicità e tristezza. Niente male il videoblog su http://www.crosseyedrambler.com/
La puoi ascoltare qui: http://www.youtube.com/watch?v=WJ7dyoKqIOY
Collegamenti: http://en.wikipedia.org/wiki/Paul_Heaton http://www.myspace.com/paulheatonmusic http://www.crosseyedrambler.com/
E’ il terzo brano da questo album di cui parlo a QCS. E’ un eccezione, lo so. E’ per comunicarvi ancora una volta dei tanti spunti di riflessione e di tanta gioia dell’anima che scaturisce dall’ascolto di Amen dei Baustelle. Album pervaso di una certa sacralità, sacralità che è particolarmente evidente nel nitido brano di commiato che si chiama, appunto, Andarsene così. Qui la sacralità si esplicita con una tensione all’estetica assoluta. Cosa evidentemente impossibile. Ma il sapore che rimane non è di frustrazione perché il suggerimento del collettivo toscano sembra essere quello di vivere tendendo a questa perfezione. Il gioco dovrebbe essere tutto lì. Accipicchia non sempre è semplice farlo Le parole del brano sono scelte con cura estrema e la musica è un semplice crescendo in sintonia con queste. Anche questo è un volo , un distacco, ma un ‘”elvazione” non una fuga. Così dovrebbero essere le canzoni, brevi e potenti, semplici e precise, che non gli cambieresti una virgola, emozionanti e illuminanti. Vorrei ascoltarne meno ma le vorrei tutte così.
La puoi ascoltare qui http://www.youtube.com/watch?v=eUBtB4k316A
Dal vivo, audio peggiore ma molto calore: http://www.youtube.com/watch?v=mSi09frH-uY