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Interferenze
Scritto da joe il 25 Gen 2010

tipicoLa maggior parte delle volte la musica che ascoltiamo è miscelata agli immancabili rumori che ci circondano. Qualche volta la nostra mente riesce a filtrare il brano, ma tante altre volte la musica si fonde con rumori e suoni di fondo creando versioni uniche del brano adattate a quell’ambientazione sonora specifica.
Molti musicisti, sin dall’inizio del novecento, hanno giocato con questo fenomeno intromettendo nei loro brani interferenze sonore varie come clacson, rumori di traffico, suoni di graffi su dischi di vinile, salti falsi da un solco all’altro, rumori radio, squilli di telefono, brusii TV, pezzi di sermoni di telepredicatori, esorcisti e molto altro ancora. Penso che il senso di tutto ciò sia creare un mood sonoro, un ambientazione d’ascolto o solo una piccola meraviglia per coloro che scoprono questi  giochi. Vi sono rumori, come l’interferenza delle onde radio dei cellulari un attimo prima che questo squilli che sentiamo anche se abbiamo le cuffie.
Sparrow look up the machine dei Flaming Lips, dal loro recente album Embryonic, è una grande canzone pop-rock con arrangiamento sui generis. Chitarre al limite della distorsione con ritmi in levare, voci filtrate sullo sfondo a cantare poche semplici frasi di testo come un mantra, batteria con ritmi ruvidi che non assecondano affatto quelli della chitarra. Vocalizzi animaleschi. Atmosfere Kraut.

Ma voglio sottolineare quell’ interferenza verso i 2 minuti e 40 secondi che se stai sentendo il brano in macchina ti fa prendere il cellulare in mano, sei quasi sicuro che il telefono tra un istante squilerà e invece no, è una burla dei nostri Flaming Lips. Sanno che attendiamo una telefonata, sanno che siamo un po’ sempre in attesa di una telefonata. Gli ascolti successivi ci fanno apprezzare quel rumore anche musicalmente.

Non è nostalgia
Scritto da pim il 02 Ott 2008


Non si resiste alla nostalgia. E sei felice quando ti accorgi che nostalgia non è, ma musica che ti piace fatta da un signore di 46 anni che ha messo il suo nome su un disco dopo le storiche esperienze di Housemartins e Beautiful South.
Ho faticato molto a scegliere un pezzo nell’album solista di Paul Heaton (The Cross Eyed Rambler). Compatto, tosto, pieno del solito pop-rock, della solita voce così inglese, di ritmi veloci e di ballate ironiche, graffianti e politiche. Con un bel po’ di riff di chitarra in più rispetto al passato e una voglia di far musica che forse non c’era più dopo gli ultimi lavori dei Beautiful South.
Incapace di scegliere vi propongo la main track Mermaids And Slaves, un pezzo in puro stile Heaton, brillante e intriso di felicità e tristezza.
Niente male il videoblog su http://www.crosseyedrambler.com/

La puoi ascoltare qui:
http://www.youtube.com/watch?v=WJ7dyoKqIOY

Collegamenti:
http://en.wikipedia.org/wiki/Paul_Heaton
http://www.myspace.com/paulheatonmusic
http://www.crosseyedrambler.com/

Assomigliare a lucertole nel sole
Scritto da joe il 24 Ago 2008

E’ il terzo brano da questo album di cui parlo a QCS. E’ un eccezione, lo so. E’ per comunicarvi ancora una volta dei tanti spunti di riflessione e di tanta gioia dell’anima che scaturisce dall’ascolto di Amen dei Baustelle. Album pervaso di una certa sacralità, sacralità che è particolarmente evidente nel nitido brano di commiato che si chiama, appunto, Andarsene così. Qui la sacralità si esplicita con una tensione all’estetica assoluta. Cosa evidentemente impossibile. Ma il sapore che rimane non è di frustrazione perché il suggerimento del collettivo toscano sembra essere quello di vivere tendendo a questa perfezione. Il gioco dovrebbe essere tutto lì.
Accipicchia non sempre è semplice farlo :-(
Le parole del brano sono scelte con cura estrema e la musica è un semplice crescendo in sintonia con queste. Anche questo è un volo , un distacco, ma un ‘”elvazione” non una fuga.
Così dovrebbero essere le canzoni, brevi e potenti, semplici e precise, che non gli cambieresti una virgola, emozionanti e illuminanti. Vorrei ascoltarne meno ma le vorrei tutte così.

La puoi ascoltare qui http://www.youtube.com/watch?v=eUBtB4k316A

Dal vivo, audio peggiore ma molto calore: http://www.youtube.com/watch?v=mSi09frH-uY

Epicentro al cubo
Scritto da joe il 01 Dic 2007
Andiamo proprio all’epicentro, parliamo di quello di cui si parla di più: Radiohead. Con loro il 10 ottobre è finita l’epoca della musica legata ad un supporto, questa si è di nuovo smaterializzata. Tuttavia non c’è da fare i nostalgici, la musica è stata legata ad un supporto solo per un secolo, un tempo brevissimo rispetto alla durata della sua storia e preistoria. Pertanto i vinili, i CD, le audio cassette etc. etc. li possiamo considerare ora una specie di anomalia capitata per un piccolo periodo.
Dunque anche io come tanti sono andato sul loro sito e ho scaricato In Rainbows, quanto ho dato? Una sterlina! Sono stato tirchio? No lo so. Mi piace immaginare che, in un pomeriggio di quest’autunno ai nostri sia saltato un impegno , un’intervista, e trovandosi quell’ora di buco e la mia sterlina tra le mani in un appartamento di Oxford Street al centro di Londra, abbiano deciso di fare quattro passi per andare a comprare l’equivalente di un nostro Duplo, o forse proprio il Duplo. Ne hanno potuti comprare due per quella cifra. Siccome il Duplo ha 3 noccioline si può dividere bene in tre parti, pertanto hanno potuto dividersi cinque pezzettini di Duplo uno per uno e ne è avanzato uno che Thom York ha prepotentemente ingollato con la scusa che si sentiva depresso (è la parte più credibile di tutta la storiella?).
Insomma che dirvi, ho ascoltato e riascoltato questo disco, non me la sento di consigliarvi qualcosa. Mi sembra un disco che rimane dritto dritto nei suoi binari pop-rock senza discostarsi un millimetro da quello che uno si immagina Radiohead. certe volte non sopporto tutta questa coerenza. Avrei apprezzato di più se In rainbows fosse stato veramente un brutto disco. Eppure non c’è, in questo caso, nessuna casa discografica, nessun impresario a imporre cosa bisogna fare: il grande fratello siamo noi!
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