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Certo ci vuole un bel coraggio ad intraprendere un progetto solista se si proviene da una delle band più apprezzate del momento. Kyp Malone, uno dei componenti più caratterizzanti dei TV on the Radio ha pubblicato recentemente un album a nome Rain Machine. E’ inevitabile purtroppo fare dei confronti ma se l’è cercata. Rain Machine è un percorso originale rispetto alla casa madre da cui si distanzia pur tuttavia mantenendo una certa assonanza. Un’operazione difficile ma tutto sommato riuscita. Dell’album non mi piace tutto e soprattutto, non mi piace quanto “Dear Science”, devo dire però che uno dei primi brani in scaletta “New last name” è bellissimo: Malone suona tutto da solo, da semplici legnetti che costituiscono per gran parte del pezzo l’unica percussione, alle due chitarre, una che gioca ad acchiapparello con la melodia e l’altra che si avvolge a spirale intorno alla prima con semplici arpeggi. Tutto ruota attorno alla sua incredibile voce nera e molto root, a quel modo quasi percussivo di cadenzare e di sottolineare le consonanti, ai suoi emozionanti falsetti.
Rain Machine e i TV on the radio sono simili ma opposti, sono come due facce di una stessa medaglia, negativo e positivo di una stessa immagine. In contrasto con ciò che avviene nei TV on the radio dove l’aggiunta di vari strati di suono costituisce la trama complessa delle loro canzoni riempendo di suoni tutto il tempo e lo spazio, in questa canzone si fa notare il lavoro di un sapiente Malone che ha saputo limare con attenzione e pazienza tutto il superfluo per fare emergere una bellezza pura ed essenziale.
Ho aspettato un po’ a presentarvi l’album Dear Science dei TV on The Radio forse perché con le loro voci calde, con la loro natura soul, con quei ritmi solari mi sembra più adatto all’estate. E’ un gran bel disco Dear Science ed è molto difficile scegliere un brano perché ce ne sono tanti che meritano. Molte canzoni di questo album hanno lo schema del crescendo che sfocia sempre in qualcosa di inaspettato. DLZ ha un bel ritmo break bit e incalza fino a raggiungere una notevole energia nel finale il tutto poi si smorza in un fischiettio e un mantra recitato da un coro di profeti. Ma la cilegina sulla torta sono quei la la la, che contrastano con tutto nella canzone eppure ci stanno bene. Il resto lo fanno dei sapienti inserti elettronici che si notano qui e lì e una grande melodia. Un testo oscuro, nel senso di dark e nel senso di non chiaro, come il titilo del brano. Comunque i temi sono un certo scetticismo nei confronti del progresso e di una scienza assogggettata ad interessi (il titolo dell’album è l’incipit di una lettera o più lettere alla scienza), la guerra, la morte, la fine.
La puoi ascoltare qui
Cosa rimane del trip hop su soundscapes elettronici dei Soulsavers del primo album, in questo It’s Not How Far You Fall, It’s The Way You Land, pochino, qualche pezzo, ma c’è molto soul, blues, la voce profonda di Mark Lanegan e addirittura una cover del Neil Young da ZUMA, che si poteva evitare: ci ho messo un po’, lo sapete a riconoscerla, nonostante quella canzone sia impressa profondamente nella mia anima, ovviamente la versione originale è insuperabile.
A proposito di comprensione vs odio, di cui parlavo prima. Il titolo dell’album è una citazione dal film “L’odio” di Kassowitz …………… “fin qui tutto bene”
Versione dal vivo con bellissime chitarre: http://www.youtube.com/watch?v=iUuiIZ8RF7g
Il video: http://it.qoob.tv/video/clip_view.asp?id=5473
Il testo di Revival: http://www.lyricsmania.com/lyrics/soulsavers_lyrics_14921/its_not_how_far_you_fall_its_the_way_you_land_lyrics_44123/revival_lyrics_477816.html