Air alternative rock Ambient America Antony Hegarty Baustelle Beirut Belle and Sebastian blues break beat Bristol sound Brooklyn California Canada dancefloor dance music elettro-pop elettronica England folk folk-rock Francia Hip hop Indie Pop Indie Rock inghilterra Irlanda Islanda Italia Jazz london Londra New York pop pop Rock post rock Punk Shoegaze sixties Stati Uniti Talking heads the cure Tom Waits Trip Hop USA
WP Cumulus Flash tag cloud by Roy Tanck requires Flash Player 9 or better.
Non sono affascinato dal misticismo e dall’esoterismo. Non sopporto molto neanche gli sballatoni tutti dread e ganja. Tantomeno quelli che vivono isolati ai bordi del deserto del Mojave a caccia di peyote. Queste cose hanno il sapore di un’ortodossia e di una rigidezza lontana da me. Insomma mi sono sorpreso molto quando le mie orecchie mi hanno portato al cospetto di Gonjasufi, un nome repellente che è tutto un programma. Le mie orecchie, vi dicevo, mi hanno condotto fino a lui e ne sono rimasto affascinato perché l’album del maestro di yoga Sumach Valentine, alias Gonjasufi appunto, dal titolo A sufi and a killer, è una delle cose più belle uscite nel 2010. Gonjasufi ha un anima blues ricoperta dai più svariati strati musicali, presi da epoche e da posti diversi. Gongjasufi ha una voce dalle infinite coloriture, a metà tra Screamin’ Jay Hawkins e Horace Handy ma con la gola abrasa dall’abuso.
Vi propongo, per inizairvi a questa religione, il pezzo più dub dell’album: Kobwebs, con una batteria blues/progressive, andamento ripetitivo e rituale, sinuoso come una danza derviscia, che ricorda le bellissime contaminazioni degli ultimi anni di vita di Nusrat Fathe Ali Khan.
Au revoir Simone è un trio femminile di tasteriste di Brooklyn, he sì, ancora una volta la grande mela. Nella loro musica ci trovo poptronica, 8-bit o micromusic, sembra che cantino dalla loro cameretta piena aggeggi di fili, tasti e led come da tradizione low-fi, ma non sono marcatamente nessuna di queste cose che ricordano ma si trovano giusto in uno stretto corridoio in mezzo a queste influeze. Il loro sound ricorda i Lali puna ma è più squisitamente pop. Non mancano venature barocche, lo sapete che ho un debole per quelle..
Il brano che ho scelto dal loro ultimo album Still night, still light è Knitgh of wand, il più pop-rock, il meno malinconico tra tutti i pezzi dell’album di una semplicità entusiasmante, un pezzo quasi strumentale, con poche parole cantate con un unisono molto accurato che sul finale si sfalda deliziosamente (vedi anche la versione dal vivo per apprezzarlo).
La puoi ascoltare qui
Versione dal vivo con intervista (EN)
Knight of wand
Oh, joy, I can see you Oh, joy, I can see you It’s all I want It’s all I want
Oh, joy, I can see you Oh, joy, I can see you It’s all I want It’s all I want…
When there’s no one else to blame And there’s nothing left to say Seeing changes everything We can realize anything
Da qualche tempo è uscito To survive un album di Joan Wasser, in arte Joan as Police Woman. L’album è stato ispirato dall’agonia della madre afflitta da un cancro prima di morire. Pertanto il tono del lavoro è dolce e malinconico, tuttavia non mancano alcuni episodi più gioiosi. JAPW ha avuto molte esperienze musicali prima di approdare alla carriera solista collaborando, grazie anche alle sue doti di polistrumentista di formazione classica, con artisti importanti, come Lou Reed, Antony Hegarty, Rufus Wainwright. Ma dicevamo di To survive, il suo secondo lavoro, è un album in cui è evidente lo sforzo dell’artista di eliminare più possibile, lavorare per sottrazione come si dice, al fine di giungere all’essenza, alla bellezza, come del resto lei stessa ha dichiarato in qualche intervista. A mio parere To America è un pezzo veramente degno di nota: il brano, l’artista confessa, parla del cancro, ma ci sono anche dei parallelismi tra questa malattia e il diffondersi della corruzione, in senso lato, nella società Statunitense. Il brano è di qualche mese fa, quando cioè non era ancora così evidente la crisi che, partendo dagli States, ha travolto l’intero mondo. Il meccanismo è proprio come quello del cancro, nato nelle “cellule iniziali” delle stanze del potere, una visione e un pensiero sbagliati si diffondono fino a diventare crisi mondiale. Questi sono giorni in cui veramente vorrei essere un altro, e mi è capitata una cosa strana: per diverse notti ho sognato di essere un altro, e questo altro viveva a New York, mi risvegliavo però in una cittadina italiana. New york, nel mio sogno, era luminosa, piena di energia e pervasa da spirito vitale, un crogiolo vibrante di aspirazioni di cambiamento. Questa America, dopo tante delusioni, ci ha colpito in modo inaspettato. C’è crisi, è vero, ma c’è speranza, almeno lì. Una speranza mista a trepidazione per qualcosa che non si è mai visto prima. La puoi ascoltare qui